samopravo – blog dal Kosovo

Intervento disumanitario

Mi ricordo ancora come dieci anni fa fossi anche io tra quelli che erano d’accordo.

Basta, con le persecuzioni contro i poveri Kosovari. L’abbiamo gia’ lasciato succedere in Bosnia. Bisogna intervenire.

Il famoso intervento umanitario. Esattamente dieci anni fa, il 24 Marzo 99, iniziavamo a farlo.

Oggi vedo tutto in modo piu’ disilluso. Tutta la vicenda assomiglia sempre meno a uno di quei film americani a base di buoni e cattivi. Era tutto un pretesto, e se si quali erano le vere ragioni, chi si voleva colpire o coprire… tutto mi e’ molto meno chiaro di quanto non lo fosse dieci anni fa.

Di chiaro invece c’e’ che – come molte altre cose – anche i bombardamenti della NATO assumono tinte molto diverse a seconda del lato della frontiera da cui li si guardi.

Neppure le bombe fanno uno schifo bipartisan.

No. Da una parte Clinton non lo puoi neanche nominare, mentre dall’altra ti saluta dal palazzo che si trova nel boulevard a lui intitolato.

Di la’ mettono striscioni con su scritto “Stop al Fascismo NATO” (v. foto nel post precedente), di qua mettono la bandiera della NATO sulle case, negli uffici, o nelle vetrine dei negozi di sport che vendono le finte magliette della nazionale Kosovara

magliette kosova e bandiera nato (1 of 1).jpg

I piloti che decollano da Aviano, di la’ portano la morte, di qua vengono accolti come liberatori. E i loro aerei fanno bella mostra di se’ sull’insegna del ristorante nei pressi dell’aeroporto di Pristina. (Come si chiama il ristorante? “Aviano”! ).

Se le facce di Madeleine Albright e Wesley Clark da una parte provocano violenti sfoghi cutanei, dall’altra invece sorridono sui calendari patinati appesi nel garage del carrozziere sotto casa.

Nessuno si ricorda invece del generale Jackson, che era a capo delle truppe NATO che entrarono in Kosovo il 12 Giugno ’99. Jackson era noto ai piu’ come “Mike”, visto che l’impiego del suo vero nome, Michael, avrebbe severamente compromesso la credibilita’ di tutta l’operazione. Meglio Mike.

Comunque, tutti sanno che quelle maledette bombe caddero per due mesi e mezzo sulle teste dei serbi. E’ tutto molto documentato, per cui se vi interessa approfondire c’e’ l’imbarazzo della scelta: ci sono ad esempio le foto aeree sul ministero della difesa americano, una guida interattiva su obiettivi e armi impiegate, alcuni blog sui bombardamenti di Belgrado e sui crimini ai danni della popolazione civile, e persino una voce ad hoc su Wikipedia. Quindi qui non ne parliamo.

Mi interessa pero’ ricordare che le bombe cadevano anche sulle teste dei kosovari mentre venivano, ironicamente, liberati.

Oltre ai “danni collaterali”, la maggior parte degli obiettivi in Kosovo erano, naturalmente, postazioni strategiche del governo e dell’esercito serbo. Nel centro di Pristina, ad esempio, fino a poco tempo fa troneggiava questo enorme edificio bombardato:

edificio bombardato a pristina.jpg

Ora e’ stato demolito. Lascera’ presto spazio a qualche nuovo obbrobrio.

A Belgrado invece i palazzi restano li’, in piedi, sventrati, e non certo peche’ non ci siano i soldi per ricostruirli.

E secondo me e’ un bene cosi’.

edifici bombardati a belgrado (1 of 1).jpg

Ad memoriam.

48 Responses to “Intervento disumanitario”

  1. lina says:

    questo è un bellissimo post
    anche io pensavo che la dovevamo far pagare ai serbi cattivi, ma l’ho capito adesso perchè lo pensavamo
    avevamo avuto 2.880 ore di tv in cui ci dicevano che i serbi erano cattivi
    a torino uno sparuto gruppo di serbi aveva un banchetto davanti all’università e dicevano il contrario
    non uno gli credeva
    e ancora oggi, quando conosco qualche persona nuova e vengono a sapere che vado in serbia, dicono : in serbia ? bravi nel basket, ma per il resto…
    è vero.. per il resto sono una favola

  2. Lina says:

    nel video “i dannati del kosovo” è chiaro il motivo dei bombardamenti..
    onde evitare che arrivi ancora qualcuno a dire che era una missione umanitaria !!!
    http://rinascitabalcanica.com/?vid=59079

  3. REMNO says:

    http://www.catpress.com/kosovo/12.htm

    ad memoriam

  4. Lina says:

    proprio kukesh!
    bravo remno
    ne ho appena parlato 10 giorni fa in una conferenza
    kukesh.. proprio il risultato della politica occidentale !
    siamo forti noi..
    tutto quello che sappiamo produrre è l’unferno di kukesh !!!!!

  5. REMNO says:

    http://www.repubblica.it/online/fatti/corredo_kosovo/galleria3/galleria3.html

    ad memoriam !

  6. REMNO says:

    http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/srebrenica-anniversario/srebrenica-anniversario.html

    Per non parlare di questi, ma è piu’ chic ricordare i barbari bombardamenti,vero ?
    Come se per parlare della seconda guerra mondiale si ricordasse solo del bombardamento di Dresda.

  7. Lina says:

    vedi remno che adesso mi fai prendere un altro cazziatone da alberto senza motivo ?
    abbiamo già detto e stradetto nei post precedenti che la verità su srebrenica sta venendo a galla
    http://blog.panorama.it/mondo/2008/06/17/srebrenica-parte-il-processo-ai-caschi-blu-olandesi/

  8. REMNO says:

    cioè ?

  9. Lina says:

    cioè tutte ste stragi attribuite ai serbi non sono poi opera loro o almeno loro vi hanno collaborato, ma il generale olandese che avrebbe dovuto difendere i mussulmani li ha venduti
    c’è la foto dell’accordo tra mladic e lui e anche quando erano nel campo le donne erano violentate e tutti erano maltrattati..
    poi li ha fatti uscire a 5 a 5..
    comunque il primo grado il processo si è concluso con una assoluzione degli olandesi perchè il generale ha detto :
    io li ho fatti uscire a 5 a 5 ma che ne sapevo cosa ne avrebbero fatto di loro ???
    e anche le testimonianze che dicevano che all’inizio i mussulmani venivano giustiziati alle porte del campo, il generale le ha negate..
    ma già lo sapevamo
    a tutti gli incontri ai quali ho partecipato tutte le colpe sono state date a milosevic
    all’aja condannano solo i serbi e da caino ad adesso tutte le colpe ce l’hanno loro..
    strano che non gli hanno ancora incolpati dell’inquinamento globale del pianeta…
    è troppo facile dare addosso a un popolo cosi’..

  10. REMNO says:

    mi piace il gelato al cocco

  11. Luca says:

    Secondo la ferrea logica di Lina, se la polizia non riesce ad impedire ad un assassino di ammazzare qualcuno, bisogna mandare in galera il poliziotto e non l’assassino. L’assassino in fondo ha una pistola in mano e doveva pure usarla no?

    Se le tue parole non ti squalificassero automaticamente, ci sarebbe quasi bisogno di dirle cose così. Se le dico è perché in fondo credo nella ragionevolezza di tutti gli esseri umani, e magari mettendo sotto un’altra luce quello che hai detto te ne puoi rendere conto anche tu.

  12. Luca says:

    No, io no. Quando sono cominciati i bombardamenti ho pianto per i miei amici serbi a Belgrado e a Novi Sad. Non mi andava molto giù di essere cittadino di un paese che stava partecipando al loro bombardamento. Erano già anni, dal 1996 per la precisione, che avevo convinto l’organizzazione di cui facevo parte in Italia ad aderire alla Piattaforma Italiana per una soluzione non-violenta in Kosovo. Avevamo idee, e molte, su come si sarebbe potuto fare. Ma pensateci un attimo: quelli erano gli anni di Telekom Serbia. Pensate seriamente che al “rospo” Dini, il nostro Ministro degli Esteri, interessasse davvero di forzare Milosevic a rispettare gli accordi stipulati con la comunità internazionale per garantire alcune libertà minime ai kosovari albanesi?
    La storia non era ancora scritta, e si sarebbe potuto pensare un esito diverso. Se i governi europei avessero dato un minimo di peso a quello che le piattaforme di tutta europa andavano ripetendo da anni. Ma non lo fecero, alcuni per miopia, altri per beceri interessi personali immediati. Altri perché avevano già progettato un esito ben preciso a un conflitto tutto sommato di secondaria importanza.
    C’è, infine, una sottolineatura importante da fare rammentando quei bombardamenti: il Kosovo aprì la nuova stagione dei conflitti “illegali”, cioé condotti da organizzazioni regionali o stati occidentali senza nessuna autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza. Il Kosovo (e la decisione fu di Bill Clinton) rese più facili sia l’Afghanistan che l’Iraq. La continuità della politica estera americana talvolta è sconcertante.

  13. Dan says:

    Domanda per Lina.
    Ma se io fossi un italiano fiero di esserlo avrò pure il diritto e soprattutto il dovere di tenere uno sguardo critico e di avere mie idee personali che mi permettano di criticare le “brutture” del mio paese, no? Se non altro per desiderio di migliorarlo sempre.
    Così come se fossi filoceceno potrei essere convinto che la Cecenia è la vittima mentre la Russia è il carnefice, ma continuerei a riconoscere gli errori (magari pochi, magari piccoli) che la Cecenia può aver commesso (sono solo due esempi non voglio iniziare una discussione sull’italia o sulla cecenia).
    Il tuo essere filoserba senza condizioni, incapace di riconoscere gli errori che possono aver commesso i serbi ma incentrata solo a gridare le ingiustizie che i serbi hanno subito (che ci sono e sono tante, nessuno vuole negarlo) ti rende un interlocutore con cui è impossibile discutere.
    E non ci può essere nessun incontro perché tu poni sempre e solo muri, mai ponti.
    Affronti questi temi con le meccaniche mentali della guerra e non della pace.
    Sembra che ti sforzi a mantenere “i popoli separati, i paesi in guerra” e non riesco a capire perché, che utilità abbia, cosa ci possa essere del buono in questo.
    Avere qualcosa di cui lamentarsi? Non lo so.
    Poi è vero che ognuno di noi parla basandosi sul poco-niente che sa e lo vede come “verità”, ma sarebbe comunque interessante discuterne. Ma nei termini che poni tu questo è impossibile.

    Scusa Alberto perché il mio commento è sicuramente fuori dalla discussione del post.
    Prometto che se ne esce una discussione troppo accesa al tuo fischio ci spostiamo da un’altra parte, ok?

  14. Lina says:

    No.. perché vi spostate.. siete tra le prime persone ragionevoli che incontro qui..
    Io ti ho capito luca, tu vuoi dire che se il generale li ha fatti uscire, sono sempre i serbi che li hanno ammazzati..
    Hai ragione, ma era la guerra..
    La guerra è sporca..
    Non che stia dalla parte di chi ammazza, ma se devo analizzare, mi fa piu’ schifo il generale olandese che li ha venduti (per soldi?) che i serbi che difendevano la loro patria..
    Allora che dire di tutte le donne e i bambini serbi ammazzati in krajna ? non erano uomini, non erano pericolosi.. eppure..
    È vero.. io sono estremista..
    Deriva dal fatto che essendo radioamatrice ho seguito minuto per minuto 78 giorni di bombe su bambini e donne perché i radioamatori italiani tracciavano gli aerei fino al confine serbo e i serbi, da dove entravano, già sapevano dove sarebbero andati a colpire
    Ho vissuto le bombe come se fossi la e tutta sta politica che da’ solo addosso alla serbia i mali di tutto l’universo mi ha fatta diventare estremista, perché vedo che la realtà è tutt’altra..
    Solo corridoi di materie prime e un giro infinito di soldi.. ecco l’unico motivo per cui si uccide..
    Dan.. per risponderti uso la frase di un mio amico albanese : quando ti fregano tutti e soprattutto quando ti fregano i tuoi amici, non credi piu’ a nessuno..
    Io mi scagliero’ sempre a morte contro chi è contro la serbia.. i miei migliori amici stanno morendo di fame in seguito a quei bombardamenti e ancora sento dire che i serbi sono i peggiori criminali della storia.. eppure non mi faccio cosi’ chiusa come tu mi descrivi..
    Chissà.. forse un giorno ci conosceremo di persona e vedrai che , quando si puo’ parlare di tutto, si capiscono meglio le persone

  15. Lina says:

    dimenticavo…
    questa è proprio fuori tema.. ma alberto me ne ha già perdonate tante che una piu’ o una meno….
    complimenti all’associazione stranivari..
    l’ho conosciuta lo scorso anno..
    complimenti vivissimi

  16. beppe says:

    No.
    I serbi a Srebrenica non difendevano la loro patria (semmai l’hanno aggredita, la loro patria, la Bosnia, legittimamente indipendente e riconosciuta dal consesso mondiale dopo un referendum nel quale la maggioranza dei suoi cittadini si erano espressi per l’indipendenza).
    Hanno commesso un genocidio, e negarlo è una forma vergognosa di negazionismo.
    Nessuno vuole sminuire la responsabilità del contingente olandese (avevano un mandato e non lo hanno rispettato, si sono fatti circondare, disarmare e derubare delle divise) ma non si dimentichi che gli olandesi, mentre Mladic e compagnia abbattevano un check point dietro l’altro l’intervento aereo della nato lo hanno richiesto a più riprese, ed è stato negato.
    Unprofor non disponeva di armi pesanti, contrastare militarmente Mladic era tecnicamente impossibile.
    Abbiamo il dovere di chiedere giustizia per tutte le vittime del conflitto, indipendentemente dal loro passaporto, e di non confondere un popolo con la sua leadership criminale e nazista, ma è immorale sminuire la portata di certi fatti.
    E non si permettono di farlo neanche i serbi, in Serbia.
    I serbi non sono i colpevoli di tutto il male mondiale, ma il ruolo che hanno avuto nel conflitto che ha disintegrato la Jugoslavia non è paragonabile – neppure molto lontanamente – a quello di nessuna altra parte.
    Dobbiamo vergognarci per la nostra apatìa del 1999, ma dobbiamo vergognarci molto di più del nostro silenzio negli anni precedenti, quando Sarajevo, Vukovar, Srebrenica, Zepa, Gorazde, Dubrovnik, Slavonski Brod e centinaia di altre località sono state rase al suolo.
    Deliberatamente.
    Sparando SOLTANTO contro donne e bambini.
    Eppure nessuno manifestava per le strade e i cantanti “progressisti” non scrivevano canzoni.
    E la macelleria bosniaca ha chiuso i battenti solo per merito degli Stati Uniti e di un’azione militare intrapresa da loro (egida nato ma più formale che sostanziale).
    Noi siamo rimasti fermi, silenti e alla fine conniventi.
    E poi decidiamoci: se siamo contrari agli interventi unilaterali non possiamo essere contrari a un tribunale internazionale istituito da una risoluzione del consiglio di sicurezza dell’ONU (quindi anche dalla “madre Russia). Che ha rappresentato la prima forma di giurisdizione penale internazionale e ha permesso la nascita della CPI.
    Multilateralismo o unilateralismo: tertium non datur.
    Mi scuso per la digressione e (forse off topic) e non tornerò più sull’argomento, ma la libertà di parola non vuol dire parole in libertà.
    Non su certe cose.

  17. lina says:

    o parliamo di serbia o parliamo di jugoslavia
    allora con questo discorso anche il mio parente morto partigiano è il criminale perchè l’italia era governata dai fascisti
    e non stiamo togliendo le colpe ai serbi.. semmai stiamo dicendo che si parla “solo” delle colpe dei serbi quando in bosnia c’erano tutti.. anche bin laden
    i serbi si vergognano solo di due elemnti : arkan e seselji
    su questi posso dar ragione
    perchè erano incontrollati
    per il resto la guerra è una cosa tristissima, ma è la realtà..
    in jugo hanno fatto tutti le stesse merdate
    se si chiede giustizia per i bosniaci.. allora la si chieda anche per i croati per i serbi e per tutti quelli che stanno ancora oggi morendo in kosovo

  18. Alberto says:

    Grazie Luca, grazie Dan, grazie Beppe. Grazie

  19. Lina says:

    ah! ah!
    ti propongo un silenzio di un mese..
    un mese intero, ma il 4 maggio non mi chiedere di prolungare il silenzio..
    e poi c’è il rischio che ti dico in una volta sola tutto quello che ho pensato in questo mese !
    :) ))))))))))))

  20. Alberto says:

    Eccheccavolo, che manie di protagonismo… Guarda che li ho ringraziati perche’ sono d’accordo con quel che hanno detto, mica per altro…

  21. peppe says:

    sostanzialmente daccordo con i “ringraziati”, preciso che non ho vergogna di aver manifestato il mio dissenso ai bombardamenti del 99:
    un conto è una guerra tra paesi terzi, un conto è quando paghi te, con le tue tasse e magari hai appena esultato perchè finalmente si è installato al governo uno schieramento “amico”. Eppoi le forze d’interposizione internazionali raramente hanno combinato qualcosa di buono nella loro storia, sono contento di non averle mai invocate.
    se invece di separare il mondo tra serbi ed altri, usassimo la categoria “stronzi” (assassini crudeli, genocidi) e altri, sarebbe lampante che: Mladic ed i suoi avrebbero meritato le bombe, i miei amici di novi sad ed i miei cognati di belgrado (ad esempio), no, al massimo qualche parolaccia quando attaccano con la litania della presunta serbofobia, ma per quello ci sono già io e lo faccio a gratis.
    a remno devo dire che Dresda non c’entra niente: serbi ed albanesi (solo quelli stronzi) hanno entrambi delle responsabilità sul conflitto del kosovo, hitler aveva deciso di far guerra al mondo (con l’aiuto del nonno putativo del nano che ci governa attualmente), il mondo l’ha schiacciato.
    a Lina chiedo di non confondere cacca e risotto e di non fare paragoni tra guerrieri balcnici degli anni novanta (tutti stronzi, per antonomasia) e i partigiani, almeno.
    mi scuso per la semplificazione, so che ci sono diversi gradi di stronzaggine ed esistono anche alcune forme “giustificabili”, ma per ora accettate questa definizione, serve un terreno comune da cui muovere le ulteriori analisi, se no si confonde il killer col poliziotto negligente, appunto.
    p.
    +

  22. Alberto says:

    Grande…

  23. lina says:

    http://etleboro.blogspot.com/2006/04/srebrenica-il-giorno-della-verit.html

  24. lina says:

    @peppe.. visto che hai la verità in tasca.. dacci il tuo divino giudizio su questo link
    http://etleboro.blogspot.com/2006/04/srebrenica-il-giorno-della-verit.html
    e poi.. a mio parere.. scendete di un gradino, pisciate più corto…
    io sarò estremista, ma voi non siete da meno

  25. beppe says:

    Ricostruzione delirante, mistificante, falsa e revisionista.
    Credo che il vescovo Williamson non avrebbe saputo scrivere di meglio (parlando di Shoah).
    Approfitto per esprimere il mio consenso a quanto detto sopra dal mio omonimo.

  26. Lina says:

    ih! ih!
    ci avrei giurato !
    chi la pensa diversamente delira !!
    è il frutto dell’informazione italiana
    siamo tutti costretti a pensarla come vuole uno solo
    @ beppe.. se non ti volessi un bene dell’universo, ti avrei già ammazzato
    è cosi’ che iniziano le guerre, quando non lasciate spazio ad un pensiero diverso dal vostro

  27. REMNO says:

    fatti vedere da uno bravo ,credimi a me,

  28. beppe says:

    Rinuncio a capirti.
    L’ideologia è una brutta patologia da cui evidentemente non si guarisce.

  29. REMNO says:

    Non si guarisce e si fa solo del male agli altri,almeno il rispetto per i morti

  30. Lina says:

    be.. allora rispettate quelli n.a.t.o.
    siamo proprio sul post giusto
    il titolo è intervento disumanitario
    o forse, remno, vuoi rispetto solo per quelli che ti sono simpatici ?

  31. zema says:

    ahh ahh, qui si tratta di Bosnia, mia tema preferita. pronti, si decolla :
    BOSNIA, LA REPUBBLICA PIU’ MISTA

    * La Bosnia era la repubblica più “mista” della Jugoslavia: 43 % di “Mussulmani”, 31 % di Serbi, 17% di Croati e 7% di Jugoslavi (persone figli di matrimoni misti o che desideravano superare le nazionalità particolari).

    * I mussulmani non presentano alcuna differenza “etnica” o linguistica con le altre nazionalità della Bosnia, Si tratta di Serbi o di Croati che da lungo tempo si sono convertiti alla religione mussulmana, sotto l’influenza dell’occupazione ottomana.

    * Nel 1967 Tito decise che questi mussulmani -ma non quelli delle altre repubbliche (Macedonia, Kosovo, Montenegro …) diventassero una nazione, quindi Mussulmani con la maiuscola. È un fatto praticamente unico nella storia: una religione fonda una nazione. Come se i protestanti di Francia o i cattolici d’Inghilterra diventassero una “nazionalità”!

    * La Bosnia non è mai stata uno Stato. Salvo per un brevissimo periodo alla fine del quattordicesimo ed all’inizio del quindicesimo secolo. Anticamente è stata una provincia dell’impero turco, prima, poi di quello Austro-Ungarico, infine della Jugoslavia.

    * Non esistevano quindi dei “Bosniaci” in Bosnia. Solamente dei Serbi, generalmente ortodossi, dei Croati (cattolici) e dei mussulmani d’origine serba o croata.

    * In questo libro scriveremo “Mussulmani” con la maiuscolo per indicare i nazionalisti mussulmani.

    “Nessun territorio è omogeneo”

    “In Bosnia non esiste parte del territorio estesa in maniera significativa che sia etnicamente omogenea. Repubblica più eterogenea delle altre, la Bosnia riunisce 31,3 % di Serbi, 17,3 % di Croati e 43,7% di Mussulmani. Definire delle divisioni etniche significa ridurre il 40% della popolazione al rango di minoranza. Una simile disposizione ridurrebbe considerevolmente i diritti politici e civili di queste persone (dr: questo testo è stato scritto all’inizio del 1992).

    Una città come Banja Luka diverrebbe immediatamente serba, e Sarajevo mussulmana; ma Banja Luka è un antico luogo storico mussulmano e Sarajevo, con 150.000 abitanti serbi, è la terza città serba del mondo. Da questa proposta di Lisbona i Croati diverrebbero una minoranza a Mostar dove rappresentano il 40% della popolazione”

    Tihomir Loza, giornalista di Sarajevo, sulla rivista “Babel” (Francia) giugno 1992, p. 37

    __________________________________________________________________

    “L’ONU offre aiuto alla pulizia etnica”

    “In Croazia l’ONU mette a disposizione degli autobus per evacuare i Serbi della Slavonia occidentale, offrendo così assistenza alla pulizia etnica (effettuata dai Croati) esattamente come aveva fatto in Bosnia Erzegovina all’epoca dell’espulsione dei Mussulmani”.

    Magyar Szo, giornale della minoranza ungherese del Nord della Serbia, citato in “Courier international”, 1.6.1995

    __________________________________________________________________

    “Il potere etnico causa dell’escalation”

    La formula del governo tripartitico in Bosnia Erzegovina è fondato sulla teoria dei tre popoli costitutivi e del loro diritto a stabilire un potere etnicamente basato sui territori ove sono maggioritari. Questa formula non ha portato alla pacificazione. Gli appetiti dei rappresentanti dei partiti non hanno fatto altro che aumentare e il loro governo è divenuto la causa fondamentale dell’escalation dei conflitti e delle rivalità”.

    Muhamed Filipovic, professore di filosofia a Sarajevo, dirigente dell’organizzazione Mussulmana bosniaca (opposizione), febbraio 1992

    _________________________________________________________________

    “La Bosnia poteva esistere solo all’interno della Jugoslavia”

    “L’esistenza della Bosnia era possibile solo all’interno della Jugoslavia. In quel quadro Serbi bosniaci e Croati bosniaci potevano coabitare senza interessi ed esigenze particolari e non essere spinti verso la loro “madre patria” e tutti gli altri abitanti potevano vivere in pace.

    La fine della Jugoslavia ha significato che i diversi gruppi della popolazione potevano essere nuovamente opposti fra loro in funzione delle lotte di potere delle rispettive borghesie, cosa che costituisce, per la Bosnia, una catastrofe senza pari. Soprattutto per quelli che non intendono parteggiare per gli uni o per gli altri”.

    Renate Hennecke, avvocato, sul settimanale “KAZ” (Germania), novembre 1995

    ________________________________________________________________

    “Non esistono né città Serbe né città Mussulmane”

    “Un fattore importante: il cosmopolitismo di tutte le città. Non esistono città serbe o mussulmane, anche se i mussulmani sono leggermente più urbanizzati degli altri due popoli. Del resto, anche considerando l’insieme, città e campagne, non esiste neppure una regione etnicamente omogenea, al massimo si può notare una dominanza, come la preponderanza croata nell’Erzegovina occidentale, o serba nell’Erzegovina orientale, come la “sacca” mussulmana del nord-ovest. Malgrado ciò, la mescolanza e la coesistenza rimangono ovunque la regola”.

    Jean-Arnault, rivista “M” (Francia) ottobre 1992, p. 52

    _________________________________________________________________

    “Dividere era assurdo e criminale”

    “Impossibile separare le nazionalità senza provocare pulizie etniche. Pretendere di dividere la Jugoslavia è altrettanto assurdo come dividere Bruxelles in comuni fiamminghi, francofoni, arabi, spagnoli, italiani ecc. Assurdo e criminale. Tuttavia è questo che hanno fatto la Germania, poi l’Europa e gli Stati Uniti, imponendo l’indipendenza della Slovenia e della Croazia nel 1991, della Bosnia nel 1992″.

    Michel Collon, “Solidaire” (Belgio) 6 settembre 1995.

    ________________________________________________________________

    CHI ABITAVA DOVE?

    * Questa carta della Bosnia si basa sulle cifre del censimento ufficiale realizzato nel 1991, quindi poco prima della guerra. Indica per ogni comune la nazionalità maggioritaria. In blu i Serbi, in bruno i Croati, in verde i Mussulmani. I Serbi, per la maggior parte contadini, occupano l’area più estesa.

    * Maggioritario significa almeno 51 %, ma non significa unico. Quindi i comuni sono ben più misti di quanto lo indichi questa carta.

    * Si vede che tutte le maggiori città -color malva- sono plurinazionali (non hanno maggioranze assolute).

    * Così dunque, dividere la Bosnia, era inevitabilmente isolare delle comunità, “purificare” delle regioni intere e preparare deportazioni di massa.

    ______________________________________________________________

    TEST SUI MEDIA: quanto vale la nostra informazione?

    - Warren Christopher (ministro USA degli esteri, ai negoziati di Ginevra): È colpa vostra, di voi europei, voi avete permesso che i Serbi invadano la Bosnia!

    - David Owen (mediatore europeo): Ma ci vivevano!

    - Warren Christopher: Da molto?

    - David Owen: Da sempre.

    Da dove deriva questo errore di Christopher? Dal fatto che gli organi d’informazione occidentali hanno costantemente presentato i Serbi come aggressori venuti dall’esterno per attaccare la Bosnia. Questo dialogo surrealista mostra che, se un ministro occidentale, se vuole comprendere una situazione politica, non dovrebbe leggere i giornali. Noi, del resto, ugualmente.

    Le forze nazionaliste mussulmane di Izetbegovic venivano presentate come le vittime. Questa è la prima menzogna mediatica, il primo atto di una colossale campagna di manipolazione dell’opinione pubblica. Di fatto una doppia campagna. Da una parte demonizzare i “nostri” avversari, i nazionalisti serbi. Dall’altra parte angelizzare i “nostri” protetti, i nazionalisti croati di Tudjman ed i nazionalisti mussulmani di Izetbegovic. Angelizzazione e demonizzazione viaggiano obbligatoriamente in coppia.

    ___________________________________________

    Come si può aggredire il proprio paese?

    Il generale Charles G. Boyd è stato comandante in capo aggiunto dell’US European Command dal novembre 1992 al luglio 1995. Dopo l’uscita di scena ha scritto:

    “Le opinioni che ho sviluppato mi derivano dall’aver visto questa guerra da vicino, praticamente costantemente, in tutto il suo lerciume. Queste opinioni divergono dalla maggior parte delle opinioni tradizionali di Washington … Tutte le fazioni della ex Jugoslavia hanno perseguito il medesimo obiettivo – evitare di ritrovarsi come minoranza in Jugoslavia o in qualunque altro stato le succedesse – e tutte hanno usato i mezzi disponibili per realizzare questo scopo. In questa atmosfera di paura, di incertezza e di rinascente nazionalismo, prima quelli della Croazia, poi i Serbi di Bosnia – con il sostegno serbo -hanno imbracciato le armi per fare quello che il riconoscimento internazionale aveva fatto per i Croati di Croazia ed i Mussulmani di Bosnia: assicurarli che non sarebbero stati una minoranza in uno stato sentito ostile …

    Infatti molta parte di quelli che Zagabria considera territori occupati sono in effetti terre occupate dai Serbi da più di tre secoli, da quando l’Austria imperiale ha posto i Serbi sulla frontiere (Krajina) per proteggere i bottegai di Vienna e di Zagabria contro gli Ottomani

    La stessa cosa vale per i territori serbi della Bosnia, quello che i mezzi d’informazione dell’Occidente chiamano il 70 % della Bosnia conquistato dai ribelli serbi. Non c’erano che 500 mila Serbi in meno dei Mussulmani in Bosnia al momento dell’indipendenza, ed i Serbi erano soprattutto contadini e proprietari delle maggiori aree. In una parola, i Serbi non cercano di conquistare nuovi territori, ma di conservare quelli che appartengono già loro”

    Foreing Affairs (USA) settembre-ottobre 1995

  32. zema says:

    DEMONIZZAZIONE ED ANGELIZZAZIONE: sei bugie mediatiche che nascondono le reali cause.

    Il nostro libro “Attention, medias! manuel anti-manipulationa” descriveva, partendo dall’esempio della guerra del Golfo, i processi di disinformazione utilizzati dai mezzi d’informazione occidentali. Particolarmente la demonizzazione dell’avversario, processo che priva l’opinione dei mezzi di comprendere i veri scopi economici e strategici di una guerra. Rimandiamo a quel libro, soprattutto al capitolo 3 sulla demonizzazione (1) Anche se la situazione Jugoslava è più complessa, vi si ritrovano gli stesi metodi. Analizzeremo le sei tappe fondamentali di questa campagna:

    1. Il mito degli invasori

    2. i crimini dei “nostri amici” vengono tenuti nascosti

    3. messa in scena attorno a Sarajevo

    4. la demonizzazione se ne frega dei fatti

    5. la demonizzazione di tutto un popolo

    6. silenzio su un regime che spara sulla propria stessa gente.

    In questo primo capitolo ci limiteremo a dimostrare l’ampiezza della disinformazione. Alcuni aspetti non potranno essere approfonditi e compresi completamente se non nei capitoli successivi.

    MENZOGNA MEDIATICA n. 1: il mito degli invasori

    Come hanno presentato i mezzi di comunicazione principali la situazione della Bosnia? Come un’aggressione operata dai Serbi venuti dall’esterno, dalla Serbia (capitale Belgrado), che attaccavano un paese confinante nel quale non avevano alcun motivo di essere. In alcuni media, più distinti, si parlava di una minoranza serba appoggiata dall’esterno da Belgrado. Ma senza rifiutare il mito degli “invasori”. Questo mito nascondeva due elementi essenziali.

    Primo elemento: la Jugoslavia era un paese multietnico e multiculturale, una vera macedonia di nazionalità (guardate le carte che vi presentiamo), impossibile da “suddividere”. Quando le grandi potenze hanno imposto questo spezzettamento con i loro piani di suddivisione Vance-Owen e altri, il tutto non poteva portare dunque che alla guerra civile, alle pulizie etniche ed alle deportazioni di massa. Secondo elemento: i Serbi non erano degli aggressori venuti da un altro paese, essi hanno semplicemente, quando sono scoppiate le ostilità, preso il controllo dei territori sui quali abitavano da molti secoli e di alcuni punti strategici.

    Per imporre questo mito degli “aggressori esterni”, mezzi di comunicazione come TF1, Le monde, Libération ed altri hanno usato costantemente un linguaggio ingannatore. Mentre la Bosnia era abitata da Mussulmani (43 %), da Serbi (31 %) e da Croati (17 %), quando tutti questi vi vivevano da secoli, i mezzi di comunicazione occidentali hanno riservato il termine “Bosniaco” ai soli mussulmani ed al regime di Izetbegovic. Al contrario i Serbi di Bosnia non venivano mai definiti “Bosniaci” ma solo ed esclusivamente Serbi. In questo modo si faceva credere al pubblico che essi fossero un elemento esterno, venuto dalla Serbia e che era quindi legittimo cacciarli

    Il trucco salta agli occhi non appena si apre un manualetto di geografia. Ma non è mai stato corretto. Perché? Perché il mito dell’aggressore e della vittima era necessario alla politica occidentale. Bonn e Washington lavoravano allo smantellamento della Jugoslavia: i Serbi che rifiutavano questo smantellamento dovevano dunque essere abbattuti. E per far questo prima di tutto demonizzati.

    Diffondendo il mito del Serbo aggressore e del Mussulmano vittima, i media hanno impedito all’opinione pubblica anche solo di capire cosa stesse veramente succedendo in Bosnia: una guerra tra tre fazioni nazionaliste della stessa natura. Tre forze che cercavano ognuna di impadronirsi, sulle spoglie della Jugoslavia, del massimo di territori, di potere, di privilegi. Esattamente i nazionalisti mussulmani di Izetbegovic (capitale Sarajevo), i nazionalisti serbi di Karadzic (capitale Pale, aiutati da Belgrado) ed i nazionalisti croati di Mate Boban (il suo esercito aveva le stesse armi, uniformi e mostrine dell’esercito di Zagabria, del resto Tudjman, nelle sue conversazioni, non faceva alcuna distinzione tra i due). Questi tre campi sono nella maniera più assoluta della stessa identica natura. Tutti e tre ingannano la loro popolazione. Hanno le stesse concezioni politiche di estrema destra, lo stesso sciovinismo, compiono gli stessi crimini di guerra allo scopo di costituire dei “territori puri”. Il fatto che qualcuno, in certi periodi, abbia dominato militarmente gli altri non ha cambiato nulla in questo, tutti questi nazionalisti sono profondamente reazionari e criminali. Lo dimostreremo concretamente nei capitoli 14, 15 e 16.

    Ma queste tre forze non erano nella stessa situazione sul piano delle alleanze internazionali. I nazionalisti croati e musulmani erano sostenuti, finanziati ed armati dall’Occidente, soprattutto dalla Germania e dagli Stati Uniti. La Serbia non era sostenuta (ed ancora lo è) che dalla Russia. Ecco perché nei nostri media gli uni sono divenuti degli angeli e gli altri dei demoni.
    ______________________________________________

    Una menzogna dalla vita lunga…

    AFP nota 5 agosto 1995

    commento in didascalia – Si nasconde accuratamente che questi Serbi vivevano in quei luoghi da secoli
    ___________________________________________

    ALCUNI HANNO DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE, ALTRI NO.

    Le grandi potenze -ed i media- hanno giustificato l’esplosione della Jugoslavia con il preteso “diritto all’autodeterminazione” dei popoli. Ma questo argomento solleva tre problemi …

    1. Perché non assistiamo ad altrettanto grandi campagne in favore dell’autodeterminazione dei Palestinesi, dei Kurdi, dei Timoresi e di altre nazionalità massacrate con la compiacenza totale -o peggio con le armi ed il sostegno- delle grandi potenze?

    2. Perché nessun media ha mostrato che applicata in questa maniera l’”autodeterminazione” in Jugoslavia doveva fatalmente condurre alla guerra? Perché non si è mostrato che, mentre l’Europa si unificava, era assurdo smembrare la Jugoslavia in una serie di stati piccoli, deboli e non vitali? Che la Slovenia (1,9 milioni di abitanti), il Montenegro (0,6 milioni) o la Bosnia (4,3 milioni) sarebbero fatalmente caduti sotto il controllo delle grandi potenze ed avrebbero perso ogni possibilità di autodeterminazione reale?

    3. Perché si accordava questo diritto d’autodeterminazione a certi Jugoslavi e lo si rifiutava ad altri? Sforzatevi di seguire la “logica” delle grandi potenze … In un primo tempo l’Europa, diretta dalla Germania, decreta che il 19 % degli Jugoslavi, cioè i Croati, ha il diritto di separarsi dalla Jugoslavia, col pretesto che il 36 % di Serbi vi giocano un ruolo dominante. In seguito, dopo aver organizzato l’indipendenza della Bosnia, la stessa Europa giudica criminale che il 31 % di Serbi vogliano separarsi da questa Bosnia dove il 43 % di Mussulmani giocano il ruolo principale. Dov’è la logica?
    _______________________________________

    MENZOGNA MEDIATICA N. 2: nascondere i crimini dei “nostri amici”.

    Nel marzo 1993, in un dossier de “L’evénement du Jeudi”, il giornalista Patrice Piquard denuncia la parzialità dei mezzi d’informazione francesi: “I silenzi della stampa parlano. Perché il caso del Transall tedesco colpito da un tiro serbo è stato messo in risalto … mentre i ripetuti colpi dei Croati sparati contro aerei dell’ONU non suscitano alcuna reazione? Per quale motivo le immagini riprese dalla televisione di Belgrado sulla recente offensiva mussulmana nell’est della Bosnia ed il tremendo impatto sui civili del bombardamento di Banjina Basta non sono state riprese da alcuna televisione occidentale? dice sconfortato il responsabile di una organizzazione umanitaria con sede a Zagabria” (nota) 4

    Esatto. I mezzi di comunicazione occidentali hanno utilizzato il metodo “due pesi due misure” in maniera inimmaginabile. Facciamo un esempio, facile da valutare … Nella stessa settimana del gennaio 1993 due ministri del governo bosniaco sono stati uccisi a Sarajevo. Il primo è un Mussulmano assassinato da un Serbo. Esce in prima pagine sui media. Il secondo è di origine croata e ad ucciderlo sono state le milizie mussulmane. Muore in un silenzio totale (nota) 5. La prime di “Le Monde”, ad esempio, dedica un grande articolo al ministro mussulmano assassinato (nota) 6. Non nomina neppure l’altro. Anche “Libération” fa del primo la copertina (vedi a fianco), e richiede “un intervento militare”, “il mezzo per restaurare la credibilità della comunità internazionale”. Anche “Libé” lascia cadere la notizia dell’altro ministro assassinato, cattiva vittima perché ucciso dai “nostri amici”.

    Due pesi e due misure anche per quanto riguarda l’odiosa pratica degli “snipers”. Salvo rarissime eccezioni (RTBF, Envoyé spécial), è sempre stato sottinteso che questi erano serbi, ed unicamente serbi. Curioso a questo punto leggere, nell’estate del 1994, sul quotidiano di Sarajevo “Oslobodenje” questo interessante trafiletto: “Oggi degli snipers serbi hanno ucciso uno e ferito due dei nostri concittadini a Nezdarici mentre uno dei nostri snipers feriva una donna serba nel quartiere di Dobrinja controllato dai Serbi” (nota) 7 . In un informazione strettamente controllata dal potere di Izetbegovic era la prima volta che la popolazione di Sarajevo aveva il diritto di leggere che la parte bosniaco-mussulmana aveva pure essa degli snipers. Ma i lettori francesi, belgi, americani … non avevano questo diritto.
    _________________________________

    affianco foto da riprendere dall’originale riquadro con testata Le Monde 10-11 gennaio 1993

    Assassinio di un dirigente bosniaco a Ginevra

    Un miliziano serbo apre la porta posteriore … e spara su uno dei vice primi ministri bosniaci. Raggiunto da sette pallottole, muore sul colpo”.

    commento: Questo ministro mussulmano esce in prima pagina su Le Monde e su Libération (foto in alto). Un altro ministro assassinato la stessa settimana – ma croato quest’ultimo ed ucciso da Mussulmani- non avrà diritto ad alcun accenno informativo.
    _____________________________________

    GENERALE BRIQUEMONT (ONU): “Totale disinformazione”

    Comandante delle forze dell’ONU in Bosnia dal luglio ’93 al gennaio ’94, il generale belga Briquemont è in buona posizione per giudicare il lavoro dei media su questa guerra. Conferma: “La disinformazione è totale … La televisione ha bisogno di un capro espiatorio. Per il momento esiste l’unanimità nel condannare i Serbi, e questo non facilita certo la ricerca di una soluzione. Non penso si possa guardare il problema della ex Jugoslavia e della Bosnia-Erzegovina esclusivamente dal punto di vista antiserbo. Tutto è molto più complicato di così. Non sto certo per dire che i Serbi non abbiano commesso quello che hanno commesso, ma si nascondono troppo spesso fatti avvenuti nel ’92, ’93 e ’94. Un giorno, nel pieno della guerra croato-mussulmana, abbiamo fornito una serie di informazioni su alcuni massacri compiuti in Bosnia dall’HVO, l’esercito croato, un giornalista americano mi ha detto: .

    È colpa del pubblico che sarebbe troppo stupido? No, questa scusa classica non regge. Non è per aiutare lo spettatore che i media occidentali hanno fatto queste semplificazioni. Non hanno mai semplificato in senso anticroato o antimussulmano. Perché questi due governi erano sostenuti dalle grandi potenze. Ci hanno mostrato foto spaventose delle vittime croate e mussulmane. Ma mai lo stesso genere di foto che mostrassero vittime serbe (nota) 9 Tuttavia foto altrettanto spaventose erano disponibili, noi ne abbiamo sotto gli occhi, ma la stampa occidentale le tralasciava. Non erano vittime “buone” …

    Quando gli scontri tra nazionalisti croati e mussulmani assunsero una portata tale che non fu più possibile ignorarli, si sono forse viste le televisioni occidentali trasmetterne delle immagini agghiaccianti? Si sono sentiti gli editorialisti pretendere sanzioni oppure bombardamenti contro queste truppe? I media dominanti hanno domandato perché si punissero solo le atrocità dei nazionalisti serbi, mentre quelle dei nazionalisti croati e mussulmani venivano ricompensate con l’invio di armi, di consiglieri militari e di assistenza tecnica?
    ___________________________________________

    Tutti hanno commesso atrocità

    Il comandante Jan Segers è stato capo dell’Ufficio informazioni militari dell’ONU a Zagabria a partire dall’ottobre 1992. Si trova quindi in ottima posizione per comparare le informazioni diffuse in occidente con quello che conosceva “dalla fonte”.

    ” – La pulizia etnica è una specialità dei Serbi?

    - Jan Segers:. I Serbi sono stati, a ragione, criticati per il loro accanimento contro le minoranze della Bosnia. Ma i Croati hanno fatto la stessa identica cosa. Hanno bruciato tre quarti delle case serbe della Krajina. Hanno massacrato vecchi, hanno avuto i loro carnai.

    Un fatto vissuto da un gruppo dell’UNMO tre settimane dopo l’offensiva in Krajina: una sera un anziano serbo batte alla loro porta e denuncia di essere stato bastonato, espulso da casa sua da soldati croati che avevano trattenuto sua moglie. Non essendo garantita la loro sicurezza gli uomini dell’UNMO dovettero attendere il mattino per recarsi sul luogo. Quando giunsero sul luogo trovarono la donna, di 72 anni, morta con una pallottola in testa …

    Io non vedo “buoni” in questa guerra. A seconda delle loro situazioni o delle loro possibilità, tutti hanno compiuto saccheggi, violenze carnali, massacri”

    Télémoustique, 30 novembre 1995
    ___________________________________________

    CHI SPARA AI SOLDATI DELL’ONU?

    Altro esempio dei “due pesi, due misure”. Contro le forze serbe che avevano preso alcuni militari dell’ONU come ostaggi, i mezzi d’informazione hanno scatenato il mondo intero. Ma non hanno segnalato che la maggior parte degli attacchi contro i Caschi blu erano opera di forze … mussulmane, secondo il rapporto della stessa ONU. A titolo di confronto ciò veniva detto dalle radio jugoslave e russe, ma non da quelle del “nostro” campo.

    Il 3 settembre 1992 un aereo umanitario italiano della Nazioni Unite viene abbattuto da due missili vicino a Sarajevo. Quasi tutti i media accusano le forze serbe. Alcuni giorni dopo qualcuno pensa che possa essersi trattato dei Croati.. Ma quando l’ONU stabilì che la colpa era dell’esercito bosniaco, il caso scompare rapidamente. Né l’Italia né l’occidente protestano, nessuno richiede sanzioni contro il regime di Izetbegovic. Altro esempio: nel febbraio 1993 un proiettile da mortaio colpisce un blindato dell’ONU nell’aeroporto di Sarajevo. Muore un soldato francese. Scandalo. Quando il generale Morillon dichiara che i colpevoli sono le forze mussulmane il caso svanisce a sua volta.

    Le forze dell’ONU vengono aggredite molto frequentemente negli anni 93 e 94. I loro rapporti indicano che il 90 % di questi attacchi provengono dai mussulmani. Ma non si parla neppure di modificare il sacrosanto rapporto tra buoni e cattivi. Così un dispaccio dell’agenzia AFP del 7 febbraio 1994 passa invisibile al pubblico. Secondo l’ammiraglio francese Lanxade, dice il dispaccio, nessun responsabile francese desidera intervenire sul fatto che la maggior parte dei soldati francesi che erano in Bosnia come caschi blu sono stati uccisi dai Mussulmani. Una confessione simile, spiega l’ammiraglio, avrebbe del resto chiarito parecchi aspetti della crisi.

    Per demonizzare non si indietreggia neppure davanti alla falsificazione pura e semplice. Regolarmente vengono accusati i Serbi per crimini commessi dai loro avversari. Così, mentre i Croati bombardano il ponte di Mostar, il mensile “Actuel” (vedere pagine seguenti) denuncia i … Serbi quando ormai da tempo non ce ne sono più nella regione! Anche “Newsweek” accusa i Serbi.

    BUGIA MEDIATICA n. 3: scene attorno a Sarajevo.

    La scenografia dell’assedio di Sarajevo ha giocato un ruolo cruciale. È servita ad imporre nel mondo intero lo stereotipo ingannevole stile western. I Serbi erano i cattivi, gli aggressori che circondavano ed affamavano la città. Gli assediati erano presentati come “400.000 civili indifesi”. In questo modo l’esercito e le milizie mussulmane di Izetbegovic erano lasciate nell’ombra oppure venivano presentate come meramente difensive. Mentre queste milizie, composte da detenuti liberati con un decreto di Izetbegovic, assalivano anche popolazioni mussulmane.

    In verità Sarajevo era piuttosto una città divisa che comprendeva anche dei quartieri serbi, a loro volta bombardati dalle forze mussulmane. Poco prima di lasciare il proprio posto di comandante della Forpronu a Sarajevo il generale Briquemont ha spiegato che ci si dimenticava generalmente del fatto che i Mussulmani attaccavano Grbavica ed altri quartieri serbi della città. Questa dichiarazione è stata a sua volta dimenticata.

    La Croce Rossa internazionale ha redatto un documento in cui si rendeva conto dei settemila serbi uccisi dalle forze mussulmane nella città di Sarajevo. Un ufficiale olandese ha parlato di questo rapporto ad alcuni giornalisti jugoslavi, ma solo fuori registrazione (nota) 13. Il documento rimane segreto, l’opinione pubblica non può vederlo.

    Le sofferenze, reali, della popolazione di Sarajevo sono state vergognosamente manipolate, quando non utilizzate come messinscena dai media e da certi intellettuali come Kouchner. Come in Somalia, non si è indietreggiati davanti a nessun imbroglio. Nella pagine seguente pubblichiamo due testi che smascherano questi imbrogli. Uno è stato scritto da un uomo della base, un soldato britannico dell’ONU. L’altro da un alto responsabile, un generale americano andato in pensione. Tutti e due annientano il mito dell’assedio di Sarajevo. Le loro testimonianze sono limpide: il governo di Izetbegovic provoca lui stesso grandi sofferenze alla sua popolazione e di fatto la tiene in ostaggio.

    Delle vere e proprie messinscena sono state orchestrate per rafforzare il mito dell’assedio “aggressore contro vittime impotenti”. Perché questo mito serviva a giustificare l’intervento occidentale per “aiutare i deboli”. Un esempio di messinscena … Nel gennaio 1993 un grande show televisivo ci mostra la nascita di un bambino nell’ospedale di Sarajevo, drammaticamente privato d’acqua “per colpa dei Serbi”. Ma, subito dopo che le telecamere hanno finito di girare, l’infermiera porta il neonato all’hotel Holiday Inn, distante solamente trecento metri e lo lava senza alcun problema. Le telecamere seguono il piccolo ma nella fase di montaggio le immagini finali spariranno per scuotere di più gli spettatori.

    E non è il caso di dirci che queste carenze d’acqua sono spesso state provocate … dalle stesse autorità di Sarajevo! Non è il caso di comunicarci che è stato lo stesso governo Izetbegovic che ha bloccato l’arrivo del gas naturale russo o il ripristino dell’elettricità. E quando ci viene annunciato che l’arrivo degli aiuti umanitari a Sarajevo “è ripreso, ma si è dovuto sospenderlo immediatamente”, non ci viene comunicato che questa sospensione è stata imposta dalle autorità di Sarajevo perché i loro depositi erano pieni, ma riservati al mercato nero!

    Nel novembre 93, Jaques Toubon, all’epoca ministro della Cultura francese, lancia una proposta spettacolare: “la creazione di un corridoio di libertà” per permettere agli intellettuali ed agli artisti bosniaci di uscire da Sarajevo. Mai segnale però al pubblico che per far uscire questi artisti prigionieri sarebbe stato necessario battersi contro … i soldati di Izetbegovic!
    ____________________________________________

    VA BENE TUTTO

    Il giornalista americano Peter Brock ha rilevato alcuni “va bene tutto” nei media US.

    “Alcune scene di strade distrutte a Vukovar nel 1991 sono state riutilizzate come dove scontri simili non ci sono mai stati

    Estate 1992. La BBC filma . In seguito i suoi familiari lo identificano: è Branko Velec, ufficiale in pensione dell’esercito jugoslavo. È un Serbo bosniaco, prigioniero in un campo mussulmano.

    Agosto 1992, Sarajevo. In un autobus colpito da uno sniper ci sono molti . Nei fatti molti bambini sono serbi. Un piccolo ucciso viene presentato da molti reporters televisivi come mussulmano. Ma si vede eseguire un rituale funebre ortodosso.

    4 gennaio 1993. Newsweek pubblica la foto di molti corpi: In verità queste vittime sono serbe. Il corpo di un uomo, ben riconoscibile dal vestito rosso, figurava in un reportage girato a Vukovar l’anno prima

    Marzo 1993. La CNN mostra il “massacro di 14 mussulmani” supposti come uccisi da alcuni Serbi. Più tardi appare che le vittime sono Serbi. Nessuna rettifica. Segue un altro incidente simile con 10 vittime.

    Inizio agosto 1993. Una foto del New York Times presenta una donna croata di Posusje che piange suo figlio ucciso da un attacco serbo. Nei fatti a Posusje combattimenti sanguinosi hanno opposto Croati e … Mussulmani (34 vittime croate)”

    Star Tribune (USA), 17 dicembre 1993
    __________________________________________

    pag. 19

    TI BATTEZZO SERBO. LO CHIEDE LA CAUSA.

    Newsweek 1993

    Foto: seppellimento di vittime mussulmane a Vitez

    “MOSTRARSI DECISI. AL FINE.

    Warren Christopher è in volo in giro per l’Europa per consultare gli alleati. Fonti vicine a Clinton confermano che le opzioni includono anche raids di bombardamento per fermare i Serbi e togliere l’embargo sulle armi destinate ai Mussulmani”

    L’INGANNO

    Una foto orribile, invero, usata per chiedere che si bombardino i Serbi. Solo che Newsweek nasconde accuratamente ai suoi lettori che sono i … Croati che hanno ucciso questi Mussulmani a Vitez

    fotografia con didascalia:

    “ACTUEL dicembre 1993

    Punto strategico da eliminare per i Serbi il ponte di Vukovar era uno splendore del patrimonio architettonico e storico della città croata.

    Dall’inizio della guerra, circa 500 chiese, castelli, musei ed altri monumenti storici dell’ex Jugoslavia sono stati distrutti dall’artiglieria serba e ridotti allo stato di ghiaia”

    RIDICOLO

    Il ponte nella foto è quello di Mostar. A Vukovar, vicino al Danubio (il più grande fiume d’Europa), non c’è nessun ponte. Sono i nazionalisti croati che, il 9 novembre 1993, hanno deliberatamente distrutto questo ponte di Mostar. L’hanno ammesso. In quella regione non c’era alcuna forza serba e la popolazione serba del luogo (30 % prima della guerra) era stata uccisa o cacciata già da tempo. Le tre parti in lotta hanno distrutto molti edifici religiosi. Su 156 chiese ortodosse situate in Croazia, 100 sono state rase al suolo, ha detto il giornalista americano Peter Brock. Su questo Actuel tace. Due mesi dopo si scusa per aver confuso le due città. Un pò’ poco!

    Le Nouvel Observateur n. 1468

    Miliziani serbi: l’orrore non è più accettabile per i cittadini del mondo.”

    MENZOGNA

    In realtà si tratta di miliziani croati, perfettamente riconoscibili dallo stemma nazionale sul berretto.

  33. zema says:

    Alberto, caro, mi dai la tua opinione su questo che ho scritto, anzi copiato e incollato per la precisione .

  34. zema says:

    Alberto, sono curioso , sei un cattolico religioso per caso ? Perché se ci sei, avrei da insegnarti la storia del cattolicesimo. Quella vera, però.

  35. lina says:

    ah! ah!
    e io che pensavo che questa fosse un’eccezione !

    http://balkanfile.blogspot.com/2008/08/when-did-belgrade-get-metro.html

    allora è la regola !!

  36. peppe says:

    ed io che volevo rievocare la crisi UE del 99, il tramonto dell’illuminismo e la fine delle (mie) illusioni europeiste..bhà.

    #beppe:temo che la sciura Lina si rivolgesse a me, ma non è grave: le hai dato modo di bisticciare_on_line con qualcuno, lo scopo è raggiunto.
    #lina (se non hai preso p per b):
    1
    di srebenica e del ruolo della
    Serbia in Bosnia ne abbiamo parlato circa un anno fà, cercati il post. 2
    In generale il mio divino parere è che alla Serbia è stato calpestato più di un diritto, ma questo non è sufficiente per comportarsi da “stronzi” (vedi definizione al comm. precedente), e non c’è ridimensionamento a favore o campagna mediatica contro che regga, nonostante anch’io sia convinto che un processo di demonizzazione ci sia stato, oltre a varie attenuati, ecc. e nonostante abbia simpatizzato per i Serbi proprio perchè continuo a vederli come la parte che ha subito di più da questa vicenda ( non tanto in termini territoriali o militari, quanto socio -culturali-antropologici).
    per altro anche quello che ha fatto Gotovina nelle Krajne da qualcuno viene giustificato,se non mitizzato, per me gli “Heroj” sono tutti criminali e basta.
    spero d’essermi spiegato perchè non ho più intenzione di ripetermi, quindi da oggi eviterai di nominarmi in vano, vero?.
    3
    da giovane ho provato a mettermi la verità in tasca ma era troppo complessa e spigolosa, era scomoda e mi rovinava i calzoni, per non parlare di quello che c’era dentro, quindi ho smesso.
    4
    per ciò che riguarda il mingere ed il far le scale: io faccio quello che mi pare.
    5
    essere estremisti in sè non mi significa niente (gli Italiani, in genere, sono estremisti di centro), il preconcetto e il pregiudizio, estremo o moderato, mi danno un gran fastidio.

    #alberto: che ne dici di ribattezzare il tuo blog in “SAMOLINA”? tant’è.

  37. lina says:

    io veramente non ho capito
    ho già ribadito che non tutti possono essere intelligenti
    ma a srebrenica non c’era nessuno di noi per cui nessuno puo’ dire è stato cosi’ o cosa..
    anche io pensavo di essermi spiegata..
    ma in effetti non possiamo mettere ancora a dura prova la pazienza di alberto.. quindi ne riparlermo in futuro

  38. Alberto says:

    Ecco, brava, meglio fermarsi qui. Anche io non c’ero alle fosse ardeatine o a Marzabotto, ma un’idea su cos’e’ successo ce l’ho.

  39. lina says:

    non ho parole !!
    effettivamente il mio italiano non è sufficente a farmi capire
    qui tutti abbiamo delle idee
    solo che alcune sono già pregiudicate estremiste e sbagliate mentre altre sono legge
    allora togli lo spazio commenti se vuoi un monologo oppure scrivi che bisogna pensarla come te per commentare

  40. beppe says:

    Due o tre settimane fa ero in zona, intesa come Jugo ovviamente.
    Ci vado solo da 11 anni, ed ho imparato presto ad apprezzarne il calore, il fascino, il mistero, l’anarchia, quella stupenda arte di fare sembrare tutto improvvisato – ma alla fine quello che serve funziona – che mi ricorda il nostro bel Paesotto.
    Non ho (quasi) mai parteggiato per “qualcuno”, salvo che ai tempi del liceo; era il 1991, e seguivo con trepidazione le sorti di una città che soffriva, ma non si piegava (non era Sarajevo, che sarebbe stata – ancora per poco – in pace).
    All’epoca pensavo che i cattivi fossero taluni e i buoni talaltri.
    Il pensiero è durato poco.
    Ogni volta che vado a Belgrado, città che ormai è una parte del mio cuore, del mio pensiero, (e che purtroppo non è diventata parte della mio futuro) gli amici di sempre, quelli che da sempre convivono con il mio delirio balcanico, (pensate ad una classe di quarta ginnasio con la bandiera croata appesa al muro, parliamo di settembre 1991, quando la maggioranza degli italiani manco sapeva cosa e dove fosse la Croazia)mi ricorda una cosa.
    Era il 1992, e pieno di rabbia adolescenziale per ciò che vedevo in televisione da Sarajevo (e per ciò che avevo solo sentito chè nessuno poteva entrarci di quell’altra città di cui parlerò poi) scrissi la frase più idiota della mia vita: ‘freedom to sarajevo, we’ll destroy belgrade’.
    Lì, sulla lavagna della mia classe.
    E ricordo ancora lo schiaffo morale che mi diede la mia insegnante di italiano, che guardandomi con disprezzo mi chiese cosa avessero i bambini di belgrado di diverso da quelli di sarajevo.
    Avevo quindici anni, ci sta.
    Quel giorno ho capito molte cose.
    Ho capito che non ha senso schierarsi a prescindere, in modo acritico.
    Ho capito che è la giustizia quella base che possiamo offrire alla ricostruzione di un tessuto lacerato.
    Il perdono è cosa diversa, e senza giustizia non arriva quasi mai.
    Ho capito che la verità è qualcosa che sfugge e ha molti nemici, spesso inconsapevoli e in buona fede.
    Perchè vi racconto questa sfilza di ricordi infantili di cui giustamente potrebbe non fregarvene alcunchè?
    Semplicemente perchè mi risulta difficile capire come mai ogni tavolo di discussione sui balcani si trasformi in un “ring” di talebani pronti a rinfacciarsi le rispettive “verità”(?) storiche(???) propinate dalle varie parti (dalle parti più becere delle varie parti per essere precisi).
    E mi stupisce che il fenomeno sia meno diffuso là – dove sarebbe anche giustificato a volte – che qua…
    (Forse perchè all’estero, l’estero siamo noi se mi seguite, ci sono le diaspore – nazionaliste per eccellenza, e i nativi, magari politicizzati, se italiani spesso politicizzati molto male).
    Ma che senso ha riempire di spazzatura i pochi spazi di discussione su una regione di cui in Italia non si parla quasi più?
    Capita qui dal povero Alberto, capita su Osservatorio..
    Mi spiace.
    Poi ci sono dei limiti che sarebbe giusto non passare, nemmeno per amore di provocazione.
    Ma siamo in Italia.
    Per finire, quella città di cui parlavo si chiama Vukovar.
    Ho trovato il coraggio di andarci solo tre settimane fa, dopo undici anni.
    E quando troverò le parole giuste scriverò sul mio blog ciò che ho visto, e ho provato.
    Almeno ci proverò.
    Ma una cosa la posso dire: ho parlato o meglio, ho ascoltato tanto da persone che ci vivono a Vu, serbi e croati.
    E se loro si parlano ancora, tranquillamente seduti davanti ad un caffè, penso che anche tra noi frequentatori di blog la cosa dovrebbe essere possibile.

  41. K says:

    Questo è un commento!

  42. Lina says:

    beppe :
    la verità vi renderà liberi
    continui a pensare nella maniera che stai criticando
    posso capire che ci sono delle esagerazioni.. ma da voi che siete gli eletti ci dovrebbe essere un piccolo passo nel capire che gli stranieri si esprimono con le parole che sanno
    anche a me mi fraintendono quando parlo inglese o serbo perchè so’ due parole in croce
    mi capita spesso che delle persone straniere si offendano perchè hanno capito diversamente dal mio pensiero
    e anche nella mia lingua.. visto che stiamo sempre a ribadire le stesso cose, ho il dubbio di non essere capita
    ma a parte questa premessa.. se c’è qualcuno che parla di verità scomode e da’ dei link e chiede risposte ad una certa politica che non ci è mai stata presentata perchè l’informazione, si sà, la fanno quelli che hanno interessi economici e quindi è falsata, se ci sono queste persone, non possono essere bollate come “ciarpame” solo perchè hanno quegli strumenti culturali per esprimersi
    e che cavolo.. ma per cosa si apre un blog.. per arrivare a dialogare con chi la pensa diversamente o per farsi dire sei bravo, sei intelligente, ti esprimi bene, guarda quanto sono maleducati e ignoranti quelli che la pensano diversamente…
    allora io che dovrei dire di alberto e anche del vostro modo di fare che ha portato tutti i miei amici a commentare esclusivamente tra di noi, anche con dei buoni commenti, ma quando dico :
    vallo a dire a samopravo..
    ah.. no io la non ci vado..
    marija è stata l’unica di un 10-12 persone che ha partecipato ad una discussione su savic e che ho convinto a venire a lasciare un commento qui
    ma lei è serba e ha visto la foto di savic con la maglietta kosovo je srbia e ha detto:
    tanti complimenti all’autore del post
    e io.. no guarda maria.. che l’autore del post ha scritto che il kosovo non è serbia
    e lei è partita con tutte le sue discussioni e io l’ho convinta a postare un pensiero
    ma lei ha gli strumenti culturali per esprimersi al vostro livello..
    uno che non li ha è ciarpame ???

  43. beppe says:

    Ma che c’entra il livello culturale?
    Ma no!
    Il problema è usare questi spazi per propagandare messaggi/slogan “è stata colpa vostra” “no è stata colpa nostra”, tipo una delle scene madri di No man’s land…
    Chissenefrega del livello culturale (che a volte con la cultura vera ha poco a che vedere, peraltro).
    Solo che se si usano queste righe per fanfaronate nazionalistiche finisce che si arriva al gazzabuglio, lo strumento (il blog) perde la sua funzione, l’autore si stufa e chiude anche questo spazio.
    Vale per tutti, per me, per te, per il serbo, l’albanese, il croato, il bosgnacco e il sammarinese.
    Esempi:
    Qui parliamo di Kosovo, ottima occasione per riflettere su come si sta evolvendo questa provincia/questo stato (punti di vista), come si è comportata la comunità internazionale dal 1999 ad oggi, le condizioni della popolazione serba (argomento assente sui media) e un miliardo di potenziali altri spunti…
    Però se tu (tu generico)mi arrivi con un link delirante che dice che srebrenica è una balla, o mi arriva l’albanese che dice che nel 1999 i serbi si sonon bombardati da soli perchè erano ubriachi, o un altro che sostiene che l’11 settembre è un complotto americano organizzato da israele e dalla massoneria, beh, va tutto a scatafascio.
    Questo intendevo.

  44. lina says:

    tutto è soggettivo
    per me è delirante la politica antiserba dei mass media
    e anche il fatto che non si voglia cercare la verità di srebrenica
    c’è chi ha detto che ha una idea e da come lo ha detto sembra che gli potresti portare anche i testimoni oculari.. tanto lui ha l’idea !
    pensare che proprio in campo giuridico valgono i processi..
    ce ne sono stati.. ce ne sono in corso.. sono stati postati dei link che non sono di dementi
    ma tanto ognuno cià la sua idea..
    quando è cosi’ o lo tieni aperto il blog o lo tieni chiuso fa uguale
    e sul kosovo posso dirti che sono ore peggiori delle altre..
    speriamo che da “non unta del signore” non mi si dica ancora una volta che esagero, che non so’ discutere, che sono estremista…
    altrimenti veramente mi chiedo che ci sta a fare questo blog
    e per favore.. vi chiedo di cercare di informarvi..
    non c’è nulla sulle tv e sui giornali
    visto che non posso portare link io perchè vengono criticati… cercateveli da soli.. ma non abbandonate i rom del kosovo

  45. Lina says:

    Le conseguenze dell’ingerenza umanitaria sono molteplici. Secondo Sartori conflitti di questo tipo rischiano di incentivare la frammentazione territoriale e sociale di intere regioni4, risvegliando potenziali focolai di guerra in aree dove vi sono minoranze perseguitate. La questione che viene posta è la seguente: se nel mondo sono moltissime le etnie che aspirano ad un proprio Stato la Comunità Internazionale potrebbe trovarsi in una situazione di conflitto perpetuo e davanti a crisi difficili da gestire. Si può infatti restare inerti di fronte a grandi paesi che, pur essendo nel novero delle principali potenze effettuano violazioni dei diritti umani? Per Sartori, in sintesi, intervenire sarebbe controproducente, poiché non sopirebbe l’odio, ma lo alimenterebbe.
    La dottrina internazionalistica, tende ad escludere la legittimità dell’intervento per scopi umanitari. Queste forme di risoluzione delle controversie sarebbero basate su un’interpretazione non del tutto canonica dell’art. 51 della carta delle Nazioni Unite, che secondo il Conforti, lascerebbe trasparire una sola eccezione, cioè la legittima difesa individuale e collettiva nel caso di aggressione ad un membro delle Nazioni Unite, l’unica motivazione ammissibile contro il divieto di uso della forza.5
    Secondo Weymouth e Henig, il conflitto in Kosovo sarebbe contemporaneamente l’ultima guerra combattuta in campo europeo dagli Stati Uniti e la prima guerra del nuovo millennio, caratteristiche che farebbero della crisi kosovara un evento unico nella storia.10 In questa guerra si sono infatti mescolati alcuni aspetti propri di conflitti precedenti accanto a evidenti novità.
    http://www.albanianews.it/opinioni/300509-i-dilemmi-della-guerra-umanitaria

  46. Lina says:

    dal coordinamento nazionale per la jugoslavia

    i media raccontano che, per il delitto commesso negli Stati Uniti contro un suo compagno di squadra sportiva, lo studente serbo Miladin Kovačević ha dovuto pagare un risarcimento di 900.000 dollari alla parte offesa. L’intera opinione pubblica, che si era tanto turbata, ha così potuto finalmente tranquillizzarsi. Sono state anche prese in considerazione sanzioni contro la Serbia… E per i serbi, invece, che cosa è lecito dire? Quale sarà il modo con cui si metterà in pace la loro opinione pubblica, dopo la morte degli 81 bambini trucidati dalle bombe della NATO? Queste le domande poste da Živojin Aleksić, criminalista e professore nella Facoltà di Giurisprudenza di Belgrado.

    Aleksić ha recensito il libro-documento „Deca optužuju (Bambini accusano)”, pubblicato nel 2000 da parte del Comitato Jugoslavo per la collaborazione con l’Unicef, che racconta dei bambini uccisi durante bombardamento da parte della NATO.

  47. Lina says:

    9 giugno 1999, fine dei bombardamenti

    Verso le ore 22, all’ aeroporto sportivo di “Acitepe” vicino a Kumanovo, in Macedonia, viene firmato l’ accordo tecnico-militare per una soluzione pacifica della crisi del Kosmet (Kosovo e Metohija). La guerra e’ finita.
    La risoluzione ONU 1244, che formalizza quell’accordo, diventerà presto carta straccia. Gli americani invece di andarsene dopo 6 mesi costruiscono la piu’ grande loro base in Europa, la “Bondsteel”… e chi li smuove piu’!

    CNJ

  48. Lina says:

    L’associazione delle famiglie di persone rapite ed uccise in Kosovo e Metochia ha comunicato, in occasione del 9 giugno – giorno in cui è stato firmato 10 anni fa l’Accordo di Kumanovo, che dopo l’arrivo della KFOR dalla provincia sono stati scacciati 300mila serbi. Dopo il ritiro dell’esercito e della polizia dal Kosovo, e l’entrata dei soldati KFOR sono ritornati i membri della terroristica UCK, i quali, nel periodo che ha seguito, hanno commesso mostruosi crimini su oltre 2.500 cittadini innocenti, viene evidenziato nel comunicato. L’associazione ricorda che dopo l’arrivo dell’UNMIK e della KFOR, i quali dovevano garantire, in conformità alla Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, una vita sicura per tutti i cittadini kosovari, nella provincia è stato commesso il maggior numero di crimini sui serbi e sugli altri cittadini non albanesi. Dieci anni dopo la firma di quest’accordo, le famiglie stanno ancora cercando i propri cari, e nessun membro della terroristica UCK è stato punito per i massacri sui serbi, è stato sottolineato nel comunicato. Al giorno di oggi 10 anni fa è stato firmato l’Accordo di Kumanovo, dopo di ché sono stati interrotti i bombardamenti della NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia.
    [CNJ] Radio notizie – 10 anni dagli Accordi di Kumanovo

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>