samopravo – blog dal Kosovo

Maledetta primavera…

Oggi come un mese fa, a Pristina e Belgrado c’e’ il gelo.

Al tempo fa avevo ricevuto dalla mia “antenna” belgradese il racconto di come e’ stato vissuto il 17 Febbraio (anniversario dell’indipendenza) dall’altra parte della frontiera (pardon, confine amministrativo).

Mi ero quasi dimenticato di pubblicarlo.

A Belgrado questo 17 febbraio e’ stato un normale giorno di freddo, neve acquosa e ghiaccio maledettamente scivoloso. Solo una piccola folla batteva i denti a Piazza Repubblica, ma contro la dittatura del Tribunale dell’Aja.

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Certo i politici e i media non mancano di ricordare a tutti che un anno fa veniva proclamato lo «Stato fasullo» del Kosovo. Che per Belgrado – semplicemente – non esiste. Il presidente Tadic fa le sue dichiarazioni di circostanza, e il Ministro degli Esteri serbo vola a New York da Ban-Ki Moon.

Ma nulla di eclatante, si direbbe… I deputati serbi che avevano promesso di dare vita a una “sessione parlamentare straordinaria” a Zvecan (vicino a Mitrovica, in Kosovo) alla fine erano quattro gatti. I partiti della coalizione al governo sono rimasti a Belgrado e persino Kostunica (l’ex premier che dell’integrita’ territoriale ha fatto la sua battaglia) si e’scusato per l’assenza con una letterina ai sindaci delle (poche) citta’ serbe rimaste in Kosovo.

I media poi rilanciano, con toni piu’ o meno amari, il discorso Kosovo-je-Srbija, e si torna a parlare dell’opinione richiesta alla Corte di Giustizia. Si ricorda che lo staterello kosovaro e’ stato riconosciuto “solo” da 54 Stati. Vecernie Novosti si lancia spara le cartucce del calibro di «Per la prima volta dopo la 2a guerra mondiale i confini di uno Stato europeo sono stati infranti con la forza ».

RTS (la RAI serba) manda in onda un curioso documentario di produzione ceca (?) che racconta come gli ex-terrroristi Albanesi siano «scesi dalle montagne» per essere i nuovi padroni del Kosovo. E poi le strette di mano tra la NATO e l’UCK, e le case bruciate, e le chiese distrutte, e gli internazionali impotenti, e l’esodo dei Serbi.

Gia’ visto e gia’ sentito, ma d’altra parte, che c’e’ di nuovo da raccontare?

Il leit motif insomma e’ sempre: «Oggi potete toglierci tutto, ma noi non dobbiamo per forza acconsentire».

Anche se qualcuno poi aggiunge «E se non acconsentiamo, vuol dire che domani, forse fra 100, 200 anni ce lo potremo riprendere».

Fra 100, 200 anni… Quanto eterna puo’ essere la questione kosovara?

Oggi come un mese fa, a Pristina e Belgrado c’e’ il gelo.

Parlo di quello metaforico, s’intende.

Meno male che domani e’ primavera!

9 Responses to “Maledetta primavera…”

  1. Lina says:

    non sono tanti 100 anni
    i serbi hanno aspettato 400 anni per ributtare fuori i turchi e hanno resistito uscendone più forti di prima
    gli albanesi sono peggio dei turchi ?
    non credo proprio
    la verità è che tra 100 anni non ci saranno più neanche loro
    sempre solo mafia e uranio
    gli unici che sopravvivono a qualsiasi tempo

  2. zema says:

    COS’È L’UCK? DOCUMENTO TEDESCO RIVELA IL RUOLO SEGRETO DELLA CIA

    Di Gary Wilson

    Le forze che generano e sostengono l’Esercito di Liberazione del Kossovo (UCK) sono rimaste per lo più nascoste. Cosa ci sia realmente dietro l’UCK diviene più importante ora che il Presidente Bill Clinton ha iniziato una guerra contro la Jugoslavia.
    Numerosi rapporti nel passato hanno menzionato le forze coperte coinvolte con l’UCK. Per esempio il 15luglio 1998 il giornale radio della Public Broadcasting System riportava che veterani di guerra del Vietnam stavano addestrando mercenari dell’UCK in Albania.

    Finanziamenti per l’UCK sono stati nascosti, molti di essi forniti attraverso vendite di droga.

    Almeno ogni quotidiano europeo ha riportato di noti legami tra l’UCK e le vendite di droghe illegali in Europa. Solo i media USA lo ha ignorato.

    I media europei, comunque, non menzionano la storia dell’uso di vendita di droga illegale da parte della CIA per reperire denaro per le varie azioni coperte. Questo dato – dalle varie operazioni segrete nel sud est dell’Asia durante la guerra del Vietnam sino al finanziamento della guerra Contra contro il Nicaragua – è stato documentato.

    Recenti rapporti dei media relazionano numerose agenzie militari e spionistiche imperialiste all’UCK. Questo è significante sin da quando sia il segretario alla difesa William Cohen che il più alto generale USA Henry Shelton hanno detto la scorsa settimana che l’obiettivo dell’operazione militare USA contro la Jugoslavia è la vittoria dell’UCK.

    Il 19 aprile, il membro canadese del parlamento David Price disse ai reporter che 50 soldati canadesi stanno lavorando con l’UCK in Kossovo per aiutare a fare rapporti su “dove le bombe stanno cadendo” così possono meglio calcolare “dove andrebbe diretta la prossima bomba”, riporta l’agenzia stampa UPI. L’opposizione alla partecipazione del Canada nella guerra USA contro la Jugoslavia sta crescendo rapidamente nel paese.

    Il settimanale Jane’s Defence ha riportato il 20 aprile: “Confermato l’impiego di forze speciali”. L’articolo affermava che unità speciali dalla Gran Bretagna, USA, Francia “ed altre unità NATO” stavano lavorando in maniera coperta in Kossovo.

    Il 18 aprile il Sunday Telegraph di Londra riportava che la SAS, una unità delle forze speciali britanniche, sta gestendo due campi di addestramento UCK vicino Tirana, la capitale albanese. Stando al “Telegraph” le unità UCK addestrate dalle SAS stanno infiltrando il Kossovo, usando telefoni satellitari e cellulari per aiutare la guida delle missioni di bombardamento NATO.

    Lo stesso articolo affermava che l’UCK ha anche contatti con l’MPRI basato in Virginia, che sta apparentemente espandendo il suo ruolo. MPRI è una operazione coperta – il “Telegraph” la definiva una organizzazione professionale mercenaria – che è stata messa in piedi da alti ufficiali dell’esercito USA.

    Con l’MPRI il Pentagono fece un contratto per organizzare l’esercito croato, che è conosciuto per aver portato avanti la più vittoriosa campagne nei Balcani dopo l’invasione nazista del 1940: l’offensiva dell’agosto 1995 contro i contadini serbi nella regione della Kraijna.

    Un reportage del 28 luglio 1997, del settimanale “The Nation” dettagliò il ruolo giocato dall’MPRI e dal Pentagono in questa campagna criminale che lasciò centinaia di migliaia di dei serbi senza casa. Infine, lo scorso 21 marzo, il New York Times pubblicò una storia di prima pagina sul rapporto del Tribunale Internazionale dell’Aia sui Crimini di guerra che caratterizzava questo attacco come probabilmente il più brutale evento nei Balcani dell’ultimo decennio. Il rapporto fu in seguito rapidamente archiviato.

    Il Governo Croato ha recentemente confermato che numerosi dei suoi generali “sono partiti” per andare a lavorare con l’UCK.

    Un rapporto più rivelatore fu rilasciato l’8 aprile da Juergen Reents, addetto stampa del Partito del Socialismo Democratico (PDS) in Germania. Il PDS ha ricevuto almeno tanti voti quanti il Partito Verde, che è parte della Coalizione Governativa della Germania. Il PDS si è attivamente opposto alla guerra della NATO alla Jugoslavia.

    Reents ha detto che il rapporto proviene da qualcuno che mantiene una “posizione strettamente confidenziale ed alta negli uffici del governo tedesco”. Il rapporto gli è giunto attraverso un prete cattolico che ha tenuto l’identità segreta ma ha permesso di verificare l’autenticità della persona.

    Il rapporto asserisce che alti ufficiali NATO, USA, Britannici e tedeschi stanno “mentendo completamente nelle condanne pubbliche su tutti i fatti riguardanti la guerra balcanica”. Esso afferma che non ci sono immagini di alcuna uccisione di massa o di truppe che costringano a forza il popolo del Kossovo fuori dalle loro case. Non ci sono immagini alcune poiché ciò non è avvenuto.

    La NATO ha disperatamente tentato di creare alcune immagini ma non ne è stata capace, asserisce il rapporto.

    Il rapporto afferma che la NATO ha fatto sapere nei campi rifugiati il Albania e Macedonia che chiunque possa produrre un videotape, fotografie di ogni tipo – incluse foto messinscena – e mostrarli sarà pagato con 200.000 $ USA. Ancora nessuna immagine è apparsa.

    Il rapporto afferma che il governo tedesco sa che la NATO ha coscientemente creato la crisi dei rifugiati. Per esempio, il rapporto dice che la NATO ha colpito e distrutto vicino ad ogni struttura idrica per l’acqua potabile in Kossovo. Esso asserisce inoltre che ci sono unità UCK in Kossovo – una è interamente composta di mercenari USA, l’altra di mercenari tedeschi – che si rapportano ai comandi militari di questi paesi.

    Forse più rivelatrice è la descrizione del rapporto di una operazione coperta della CIA , cinicamente chiamata “Operazione Radici”. È finalizzata a seminare divisioni etniche in Jugoslavia per incoraggiare la sua rottura.

    Il rapporto dice che questa operazione si stava avviando “sin dall’inizio della presidenza Clinton”. È una operazione congiunta con il servizio segreto tedesco, che ha anch’esso cercato di destabilizzare la Jugoslavia.

    L’obiettivo finale di “Radici”, stando a questo rapporto, <>.

    Il rapporto asserisce che l’UCK è stata fondata dalla CIA. E la fondazione fu finanziata attraverso operazioni di smercio di droga in Europa.

    Quando apparve che un accordo per l’autonomia del Kossovo stava per essere raggiunto tra Slobodan Milosevic e Ibrahim Rugova nel 1998, la CIA spinse gli attacchi dell’UCK contro unità di polizia jugoslave. I tentativi della polizia jugoslava di contenere l’UCK furono usate come pretesto per gli attacchi NATO.

    L’autenticità di questo rapporto non può essere attualmente verificata in maniera indipendente. Ma molto di esso è coincidente con quanto è già noto. Esso aiuta ad esporre le forze reali dietro la guerra in Jugoslavia e mostra chi sono i reali aggressori.

    - FINE -

  3. zema says:

    La guerra

    I rapporti occulti tra la Cia, il narcotraffico e la guerriglia kosovara

    Come ti finanzio l’Uçk

    Michel Chossudovsky

    (Professore di Economia all’Università di Ottawa e collaboratore di Le Monde Diplomatique)

    Liberazione 22 aprile 1999

    http://www.geocities.com/CapitolHill/Congress/8506/archivio99/ap220499a.html

    Annunciato dai media di tutto il mondo come una missione umanitaria volta a mantenere la pace, il feroce bombardamento Nato di Belgrado e di Pristina va ben al di là della rottura del diritto internazionale.
    Mentre Milosevic è demonizzato, ritratto come un dittatore senza rimorsi, l’esercito di liberazione del Kosovo (KLA o Uçk) viene appoggiato come un serio movimento nazionalista che lotta per i diritti dell’etnia albanese. La verità è che l’Uçk è sostenuto dalla criminalità organizzata con la tacita approvazione degli USA e dei loro alleati.

    Seguendo uno schema stabilito durante la guerra in Bosnia, l’opinione pubblica è stata accuratamente fuorviata. Il multimiliardario (in dollari) traffico di narcotici nei Balcani ha avuto un ruolo cruciale nel “finanziare il conflitto” in Kosovo, in accordo con obiettivi economici, strategici e militari occidentali.

    Ampiamente documentati da dossiers in possesso delle polizie europee, riconosciuti da numerosi studi, i legami tra Uçk e gruppi criminali in Albania, Turchia ed Unione Europea sono a conoscenza dei governi occidentali e dei servizi segreti fin dalla metà degli anni ’90.

    Il finanziamento della guerriglia in Kosovo pone domande critiche e certamente mette a dura prova i proclami di una politica estera “etica”. L’occidente dovrebbe appoggiare una fazione che sembra essere in parte finanziata dal crimine organizzato? (Roger Boyes ed Eske Wright, “Drug Money Linked to the Kosovo Rebels”, The Times, Londra, 24 marzo 1999.)

    Mentre i leaders dell’Uçk stringevano la mano del Segretario di Stato USA Madeleine Albright a Rambouillet, Europol (l’organismo di polizia europea con sede all’Aja) stava «preparando un rapporto per i ministri dell’Interno e della Giustizia europei sul collegamento tra Uçk e gangs albanesi della droga» (stessa fonte). Nel frattempo, l’esercito ribelle veniva accuratamente esaltato sui media (nei mesi precedenti i bombardamenti) come ampiamente rappresentativo degli interessi dell’etnia albanese in Kosovo.

    Con il leader Uçk Hashim Thaçi (un “libero combattente” 29enne) elevato al rango di capo negoziatore a Rambouillet, l’Uçk è diventato di fatto il timoniere del processo di pace, in rappresentanza della maggioranza albanese e nonostante i suoi legami con il traffico di droga.

    L’occidente contava sulla propria marionetta-Uçk per imporre un accordo-fotocopia che avrebbe trasformato il Kosovo in territorio occupato sotto amministrazione occidentale.

    Ironia della sorte, Robert Gelbard, inviato speciale americano in Bosnia, aveva descritto in passato l’Uçk come “terrorista”. Cristopher Hill, capo negoziatore americano e architetto dell’accordo di Rambouillet, «è stato anche lui fortemente critico verso l’Uçk per i suoi presunti rapporti col traffico di droga» (Philip Smucker e Tim Butcher, “Shifting stance over KLA has betrayed Albanians”, Daily Telegraph, Londra, 6 aprile 1999).

    Inoltre, solo due mesi prima di Rambouillet, il Dipartimento di Stato USA aveva riconosciuto (sulla base di rapporti degli osservatori USA) il ruolo dell’Uçk nel terrorizzare e sradicare gli albanesi: «L’Uçk minaccia o rapisce chiunque abbia contatti con la polizia… rappresentanti dell’Uçk hanno minacciato di uccidere abitanti dei villaggi e bruciare le loro case se non si uniscono all’Uçk (atteggiamento continuato da quando la Nato sta bombardando). Le minacce dell’Uçk hanno raggiunto tale intensità che i residenti di sei villaggi della regione di Stimlje sono pronti ad andarsene» (“KDOM Daily Report”, rilasciato dal Bureau of European and Canadian Affairs, Office of South Central European Affairs (EUR/SCE), U.S. Department of State, 21 dicembre 1998; compilato da EUR/SCE (202-647-4850) su rapporti giornalieri dei componenti statunitensi della Missione di Osservazione Diplomatica nel Kosovo).

    Chi finanzia i combattenti
    Ricordate Oliver North e i Contras? Lo schema in Kosovo è simile ad altre operazioni segrete della Cia in America centrale, Haiti ed Afghanistan, dove “combattenti per la libertà” erano finanziati tramite il riciclaggio del denaro sporco proveniente dal traffico di droga. Dalla fine della guerra fredda, i servizi segreti occidentali hanno sviluppato complesse relazioni con il traffico illegale di narcotici. Caso dopo caso, il denaro, ripulito nel sistema bancario internazionale, ha finanziato operazioni segrete. Secondo l’autore Alfred McCoy, il disegno dei finanziamenti occulti ebbe origine durante la guerra in Indocina. Negli anni ’60, l’esercito di Meo in Laos fu finanziato attraverso il traffico di droga nel quadro della strategia di Washington contro le forze combinate del governo del principe Souvanna Phouma e del Pathet Lao (Alfred McCoy, “The Politics of heroin in Southeast Asia”, Harper && Row, New York, 1972).

    Lo schema seguito dalla politica della droga in Indocina è stato da allora replicato in centro America e nei Caraibi. «La curva crescente dell’importazione di cocaina negli USA», scriveva il giornalista John Dinges, «seguiva quasi esattamente il flusso di armi e consiglieri militari verso il centro America» (John Dinges, “Our Man in Panama — The Shrewd Rise and Brutal Fall of Manuel Noriega”, Times Books, New York, 1991).

    I militari in Guatemala e Haiti, cui la Cia forniva segretamente sostegno, erano notoriamente coinvolti nel traffico di droga verso la Florida del Sud. Come rivelato negli scandali Iran-Contras e della Banca di commercio e credito internazionale (Bcci), c’erano forti prove che operazioni segrete erano state effettuate attraverso il lavaggio dei proventi della droga. Il “denaro sporco” riciclato attraverso il sistema bancario – spesso attraverso la copertura di una compagnia anonima – diventava “denaro segreto” usato per finanziare vari gruppi ribelli e movimenti di guerriglia, tra cui i contras nicaraguensi e i mujaheddin afghani. Secondo un dossier del 1991 di Time Magazine: «Poiché gli Stati Uniti volevano sostenere la causa dei ribelli Mujaheddin in Afghanistan con missili Stinger ed altro hardware militare, divenne necessaria la piena collaborazione del Pakistan. Dalla metà degli anni ’80, l’ufficio operativo della Cia a Islamabad fu una delle piú grandi stazioni di spionaggio del mondo. Diceva allora un funzionario del servizio segreto Usa: “Se la Bcci costituisce un certo imbarazzo per gli Usa, tanto che le indagini non sono state ancora concluse, allora c’è molto da fare riguardo agli occhi chiusi dagli Usa verso il traffico di eroina in Pakistan”» (“The Dirtiest Bank of All”, Time, 29 luglio 1991, p. 22).

    Gli aiuti tedeschi
    Dai primi anni ’90, Bonn e Washington si sono accordati per stabilire le rispettive zone d’influenza nei Balcani. Anche i loro servizi segreti hanno collaborato.

    Secondo l’analista di questioni di intelligence John Whitley, l’appoggio occulto ai ribelli del Kosovo fu stabilito come impresa comune tra Cia ed il tedesco Bundesnachrichtendienst (Bnd, Servizio informazioni federale) (che in precedenza aveva avuto un ruolo chiave nello stabilirsi di un governo di destra nazionalista in Croazia, sotto la direzione di Franjo Tudjman) (Truth in Media, Phoenix, 2 aprile 1999; vedi anche Michel Collon, “Poker Menteur”, editions EPO, Bruxelles, 1997).

    L’obiettivo di creare e finanziare l’UÇK fu inizialmente affidato alla Germania: «Essi usavano uniformi tedesche, armi della ex Germania dell’est ed erano in parte finanziati con denaro proveniente dalla droga» (citato in Truth in Media, Phoenix, 2 aprile 1999).

    Secondo Whitley, la Cia ebbe successivamente il ruolo di addestrare ed equipaggiare l’UÇK in Albania (stessa fonte). Le attività occulte del Bnd tedesco erano coerenti con l’intento di Bonn di espandere il proprio “Lebensraum” nei Balcani (lo “spazio vitale”, formula usata da nazisti e fascisti per le operazioni coloniali, NdT). Prima dell’inizio della guerra civile in Bosnia, la Germania e il suo ministro degli Esteri Hans Dietrich Genscher avevano attivamente sostenuto la secessione, «forzato il passo della diplomazia internazionale» e fatto pressioni sugli alleati occidentali per il riconoscimento di Slovenia e Croazia.

    Secondo il “Geopolitical Drug Watch” (osservatorio geopolitico sulla droga), sia la Germania che gli USA appoggiavano (benché non ufficialmente) l’idea della formazione di una “Grande Albania” che comprendesse Albania, Kosovo e parti della Macedonia (Geopolitical Drug Watch, No. 32, giugno 1994, p. 4).

    Secondo Sean Gervasi, la Germania cercava di aver mano libera dai suoi alleati «per ottenere il dominio economico in tutta l’Europa Centrale (Mitteleuropa)» (Sean Gervasi, “Germany, US and the Yugoslav Crisis”, Covert Action Quarterly, No. 43, inverno 1992-93).

    Uçk e fondamentalismo
    L’agenda nascosta di Bonn e Washington prevedeva di scatenare i movimenti nazionalisti di liberazione in Bosnia e Kosovo col fine ultimo di destabilizzare la Jugoslavia. L’ultimo obiettivo veniva inoltre perseguito “chiudendo un occhio” sull’afflusso di sostegni finanziari e di truppe mercenarie dalle organizzazioni fondamentaliste islamiche (v. Daily Telegraph 29 dicembre 1993).

    Mercenari finanziati da Arabia Saudita e Kuwait hanno combattuto in Bosnia.

    E lo schema bosniaco è stato replicato in Kosovo: si riferisce che mercenari Mujaheddin provenienti da diversi Paesi islamici combattano a fianco dell’Uçk in Kosovo. Istruttori tedeschi, turchi e afghani avrebbero addestrato l’Uçk nella guerriglia e nella tattica di diversione (“Kosovo in Crisis”, Truth in Media, Phoenix, 2 aprile 1999).

    Secondo un’agenzia di stampa tedesca, sostegno finanziato da Paesi islamici all’Uçk è stato incanalato attraverso l’ex capo del Servizio Nazionale Informazioni albanese (NIS), Bashkim Gazidede (Deutsche Presse-Agentur, 13 marzo 1998). «Gazidede, notoriamente musulmano praticante, che lasciò l’Albania nel marzo dello scorso anno (1997) è attualmente (1998) indagato per i suoi contatti con organizzazioni terroristiche islamiche» (stessa fonte).

    Le vie per la fornitura di armi all’Uçk sono gli scoscesi confini montuosi in Albania, Kosovo e Macedonia. L’Albania è anche un punto chiave per il transito della via balcanica della droga, che rifornisce l’Europa occidentale di eroina di qualità. Il 75% dell’eroina che entra in Europa occidentale viene dalla Turchia e una larga parte delle spedizioi di droga provenienti dall Turchia passa dai Balcani. Secondo la Dea (Drug Enforcement Administration, l’antidroga americana), «si stima che 4-6 tonnellate di eroina partano ogni mese dalla Turchia, avendo come destinazione l’Europa occidentale [attraverso i Balcani, NdA]» (Daily News, Ankara, 5 marzo 1997). Un recente rapporto dell’Agenzia criminale federale tedesca suggerisce che: «gli albanesi sono attualmente il principale gruppo nella distribuzione dell’eroina nei Paesi consumatori dell’Occidente» (citato in Boyes e Wright, op. cit.).

    Il riciclaggio del denaro
    Per prosperare, i gruppi criminali coinvolti nel traffico di stupefacenti nei Balcani hanno bisogno di amici in alto loco. Circoli di contrabbandieri con supposti collegamenti con lo stato turco si dice controllino il traffico di eroina attraverso i Balcani, «cooperando strettamente con altri gruppi con cui hanno legami politici o religiosi», compresi i gruppi criminali del Kosovo (ANA, Atene, 28 gennaio 1997; vedi anche Turkish Daily News, 29 gennaio 1997). In questo nuovo ambiente finanziario globale, potenti lobbies politiche sotterranee, associate in vari crimini, coltivano legami con importanti figure politiche ed ufficiali del sistema militare e dei servizi segreti.

    Il traffico di stupefacenti nondimeno si serve di rispettabili banche per ripulire grandi quantità di denaro sporco. Tenendosi comodamente lontani dalle operazioni di contrabbando vero e proprio, potenti interessi bancari, in Turchia, ma principalmente nei centri finanziari dell’Europa ocidentale, discretamente raccolgono grasse commissioni per operazioni di lavaggio di parecchi miliardi di dollari. Per questi organismi la posta in gioco è altissima, per cui bisogna rendere sicuro il passaggio delle spedizioni di droga fino ai mercati europei.

    La connessione albanese
    Il contrabbando di armi dall’Albania al Kosovo e alla Macedonia cominciò all’inizio del 1992, quando il Partito democratico giunse al potere, capeggiato dal presidente Sali Berisha.

    Un’estesa economia sotterranea e un commercio attraverso il confine furono rivelati. Si era sviluppato in grande stile un traffico triangolare di petrolio, armi e droga soprattutto come risultato dell’embargo imposto dalla comunità internazionale a Serbia e Montenegro e del blocco applicato dalla Grecia contro la Macedonia.

    L’industria e l’agricoltura in Kosovo si erano assottigliate nella bancarotta seguita alla letale “medicina” economica imposta dall’Fmi a Belgrado nel 1990. Fu imposto un embargo alla Jugoslavia. Albanesi e serbi furono spinti in una povertà abissale. Il collasso economico creò un ambiente favorevole al progresso dei traffici illeciti. In Kosovo, il tasso di disoccupazione aumentò fino a raggiungere il 70% (secondo fonti occidentali).

    La povertà e il collasso economico ebbero l’effetto di inasprire le tensioni etniche che covavano. Migliaia di giovani disoccupati, anche poco piú che teen agers, furono arruolati nelle file dell’UÇK (Brian Murphy, “Uçk Volunteers Lack Experience”, The Associated Press, 5 aprile 1999).

    Nella confinante Albania, le riforme liberiste adottate dal 1992 avevano creato condizioni favorevoli alla criminalizzazione delle istituzioni statali. Il denaro del traffico di droga veniva ripulito anche nelle finanziarie a piramide albanesi (Ponzi schemes) che spuntarono come funghi durante il governo dell’ex presidente Berisha (1992-1997) (v. Geopolitical Drug Watch, No. 35, 1994, p. 3).

    Questi investimenti-ombra erano parte integrante delle riforme economiche imposte dai creditori occidentali all’Albania.

    I baroni della droga in Kosovo, Albania e Macedonia (con legami con la mafia italiana) erano diventati le nuove élites economiche, spesso in associazione con interessi occidentali. A sua volta, il profitto finanziario del commercio di droga e di armi era riciclato verso altre attività economiche (e viceversa), tra cui un ampio racket di prostituzione tra Albania e Italia. Gruppi criminali albanesi operavano a Milano, ed «erano diventati cosí potenti col racket della prostituzione da superare i calabresi in forza e influenza» (The Guardian, 25 marzo 1997).

    L’applicazione della “forte cura economica” sotto la guida delle istituzioni di Bretton Woods (Fmi), a guida statunitense, aveva contribuito a far naufragare il sistema bancario albanese e precipitare il collasso dell’economia albanese. Il caos risultante mise in grado le multinazionali americane ed europee di conquistarsi una posizione di rilievo. Varie compagnie petrolifere occidentali (Occidental, Shell, British Petroleum ecc.) fissavano attentamente gli abbondanti e inesplorati depositi di petrolio albanesi. Gli investitori occidentali erano altresí interessati alle ampie riserve albanesi di rame, oro, nickel e platino…

    La Fondazione Adenauer manovrava al coperto per conto delle compagnie minerarie tedesche. Il ministro della Difesa di Berisha, Safet Zoulali (sospettato di essere coinvolto in traffico illegale di petrolio e stupefacenti), fu l’architetto dell’accordo tra la tedesca Preussag (che controlla le miniere di cromo albanesi) contro i competitori del consorzio a guida americana Macalloy Inc., associato con Rio Tinto Zimbabwe (stessa fonte).

    Le piramidi mafiose
    Grandi quantità di narcodollari sono state riciclate anche nei programmi di privatizzazione che hanno portato all’acquisizione da parte delle mafie dei patrimoni dello stato. In Albania, il programma di privatizzazioni ha condotto praticamente dalla sera alla mattina allo sviluppo di una classe proprietaria fermamente devota al “libero mercato”. Nel nord del Paese, questa classe era associata con le “famiglie” gheghe (termine con cui sono conosciuti gli albanesi del nord) legate al Partito democratico.

    Controllata dal Partito democratico sotto la presidenza di Berisha (1992-97), la maggiore “piramide” finanziaria albanese, Vefa Holdings, era sorta dalle “famiglie” gheghe del nord Albania col sostegno di interessi bancari occidentali. Vefa è stata indagata in Italia nel 1997 per i suoi legami con la mafia, che si suppone usasse la Vefa per ripulire grandi quantità di denaro sporco (Andrew Gumbel, “The Gangster Regime We Fund”, The Independent, 14 febbraio 1997, p. 15).

    Secondo un rapporto di agenzie di stampa (basato su fonti dei servizi segreti), i principali membri del governo albanese durante la presidenza di Sali Berisha, tra cui membri del gabinetto e membri della polizia segreta Shik erano probabilmente coinvolti in traffico di droga e armi in Kosovo: «I sospetti erano seri. Droga, armi, sigarette di contrabbando si pensa che fossero tutte maneggiate da un’organizzazione condotta liberamente dal Partito democratico al governo, la Shqiponia. (…) Nel corso del 1996 il ministro della Difesa, Safet Zhoulali, [era sospettato di] aver sfruttato la sua carica per facilitare il trasporto di armi, petrolio e sigarette di contrabbando. (…) I baroni della droga del Kosovo (…) operano impunemente in Albania, e gran parte del trasporto di eroina e altre droghe attraverso l’Albania, dalla Macedonia e dalla Grecia e instradate verso l’Italia, si crede sia organizzato dalla Shik, la polizia segreta di stato. (…) Gli agenti dei servizi sono convinti che la catena di comando nel racket si spinga fino alla cima, e non hanno avuto esitazioni nel fare il nome del ministro nei loro rapporti» (Andrew Gumbel, “The Gangster Regime We Fund”, The Independent, 14 febbraio 1997, p. 15).

    Il traffico di droga e armi fu lasciato prosperare a dispetto della presenza fin dal 1993 di un grande contingente di truppe americane al confine albano-macedone, col mandato di rafforzare l’embargo. L’Occidente aveva chiuso un occhio. I proventi del petrolio e della droga venivano usati per finanziare l’acquisto di armi (spesso in termini di scambio diretto): «Gli invii di petrolio in macedonia (aggirando l’embargo greco nel 1993-94) possono essere usati per coprire l’eroina, come anche la distribuzione di Kalashnikov ai “fratelli” albanesi del Kosovo (Geopolitical Drug Watch, No. 35, 1994, p. 3).

    I clan tribali del nord, o fares, avevano anche sviluppato legami con le organizzazioni criminali italiane (Geopolitical Drug Watch, No. 66, p. 4). A loro volta, queste avevano un ruolo chiave nel contrabbando di armi attraverso l’Adriatico verso i porti albanesi di Durazzo e Valona. All’inizio, nel 1992, le armi incanalate in Kosovo erano in gran parte armi leggere, come Kalashnikov AK-47, armi automatiche Rpk e Ppk, automatiche pesanti calibro 12,7 ecc.

    Il proseguire del traffico di narcotici ha consentito all’UÇK di sviluppare rapidamente una forza di circa 30.000 uomini. Piú di recente, l’UÇK ha acquisito armamenti piú sofisticati, tra cui razzi antiaerei e anti-corazzati. Secondo Belgrado, alcuni fondi sono pervenuti direttamente dalla CIA, «attraverso un cosiddetto governo del Kosovo, con sede a Ginevra, Svizzera. Il suo ufficio di Washington impiega la società di pubbliche relazioni di Ruder Finn – noto per le sue diffamazioni del governo di Belgrado» (citato in Workers’ World, 7 maggio 1998). L’UÇK ha anche acquisito equipaggiamenti di sorveglianza elettronica che gli permettono di ricevere informazioni via satellite dalla Nato sui movimenti dell’esercito jugoslavo. I campi di addestramento dell’UÇK in Albania sembra si concentrino «sull’addestramento con armi pesanti – granate a propulsione razzo, cannoni di medio calibro, uso di carri e mezzi di trasporto corazzati, ed anche sulle comunicazioni e sistemi di comando e controllo» (secondo fonti governative jugoslave, vedi http://www.gov.yu/terrorism/terroristcamps.html).

    Queste cospicue forniture di armi all’esercito ribelle del Kosovo sono coerenti con obiettivi geopolitici occidentali. Cosa non sorprendente, c’è stato silenzio totale dei media internazionali sul traffico di armi e droga in Kosovo. Nelle parole di un rapporto del 1994 del Geopolitical Drug Watch: «il traffico [di droga e armi] viene giudicato in base alle sue implicazioni strategiche (…). In Kosovo, droga e armi alimentano speranze e timori geopolitici» (Geopolitical Drug Watch, No. 32, giugno 1994, p. 4).

    Il destino del Kosovo era già stato tracciato accuratamente prima della frima degli accordi di Dayton del 1995. La Nato era entrata in un “matrimonio di convenienza” insano con la mafia. I “combattenti per la libertà furono messi sul posto, il traffico di droga consentiva a Washington e Bonn di «finanziare il conflitto in Kosovo» con l’obiettivo finale di destabilizzare il governo di Belgrado e di ricolonizzare completamente i Balcani. La distruzione di un intero Paese è il risultato. I governi occidentali che hanno partecipato alle operazioni Nato portano un grave fardello di responsabilità per la morte di civili, l’impoverimento sia delle popolazioni di etnia serba che albanese, e il destino di coloro che vengono brutalmente sradicati da città e villaggi in Kosovo come risultato dei bombardamenti.

  4. lina says:

    ma tanto poi ti dicono che l’uck s’è sciolto
    che haradinaj se ha commesso crimini l’ha fatto per salvare il suo popolo
    che “se nasci serbo non hai diritto alla giustizia” e questo l’ha detto una ragazza qui e nessuno si è preoccupato di dirle il contrario se non io che sono quella esagerata estremista
    i serbi sono criminali da caino.. inutile dire il contrario
    almeno qui..
    perchè in vari convegni io l’ho sentito che la repressione serba in kosovo era solo un fatto di immagine, che nessun kosovaro scappava se non dopo tre giorni di bombardamento nato, che c’erano i matrimoni misti, che in italia ci hanno propinato 2.800 ore tra il 98 e il 99 per farci credere che i serbi erano cattivi..
    ma qui non è il luogo per dire tutto cio’
    adesso arriva qualcuno a dire che siamo esagerati, estremisti,integralisti e demenziali..
    ci giochiamo 100 euro ???

  5. zema says:

    Digita un nome:
    La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere.

    - Amschel Mayer Rothschild, 1773

  6. Lina says:

    mayer ??
    a me mi veniva biden !!
    ih! ih!
    guardate qui come l’hanno conciato !
    http://byzantinesacredart.com/blog/2007/01/serb-hater-biden.html

  7. REMNO says:

    uh che ridere !

  8. afis says:

    tutti sti traffici che ho letto,e aiuti per luck addirittura dalla cia contro un misero e vittimismo stato serbo,,ma fatemi il piacere va,,,,andate a lavorare nn a scrivere una specie di signori degli anelli

  9. Lina says:

    http://balkan-crew.blogspot.com/2009/07/trip-to-pristina.html

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