samopravo - blog dal Kosovo

Tombini puzzoni

In attesa di sollazzarvi con post piu’ succulenti (devo riordinare un po’ le idee….) vi segnalo qualche articolo che avevo messo da parte nelle scorse settimane.

Uno e’ in realta’ una video-carta di Limes, il (poco comprensibile) mensile italiano di geopolitica, che illustra un po’ i traffici e i traffichetti del nostro caro Kosovo.

Un altro (disponibile solo in inglese o in serbo, purtroppo), e’ un editoriale che riassume dieci motivi per cui un Kosovo indipendente proprio-non-va-bene.

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Il terzo e ultimo articolo, il piu’ succulento dei tre, e’ invece un’intervista al consigliere militare del capo-missione ONU Joachim Rücker. Lui si chiama Raul Cunha, e’ portoghese, e nell’intevista rilasciata a Osservatorio Balcani si profonde in critiche alla UE tipo questa:

Il settore (pillar) della ricostruzione e dello sviluppo economico all’interno dell’Unmik è sempre stato responsabilità degli europei, ed è inutile nascondersi che oggi in Kosovo non esiste alcuna struttura produttiva. Cosa ha fatto in tutti questi anni l’Unione Europea in questo settore, se non privatizzare alcune aziende e metterle nelle mani di persone dal curriculum non sempre limpido? Nulla! L’Ue ha speso in tutto in Kosovo quattro miliardi di euro. Di questi, come dicevo, l’80% è stato speso in consulenze e capacity building: questo significa che 3,2 miliardi sono tornati direttamente da dove erano venuti.

per poi passare alla faccenda del Kosovo multietnico:

Tempo addietro, il comandante della Kfor ha fatto una dichiarazione bollata come politically incorrect, e cioè che la questione kosovara sarà risolta solo dal fattore biologico. Forse intendeva dire che la maggior parte dei serbi rimasti a vivere in Kosovo sono anziani, e che la loro morte porterà alla scomparsa della questione posta dalla presenza della minoranza serba in Kosovo. Chi lavora sul campo sa che il concetto di un Kosovo multietnico è bello sulla carta, ed in teoria rimane auspicabile, ma quello che accade oggi, con due gruppi etnici che vivono uno accanto all’altro, totalmente separati, non ha nulla a che fare con quel modello.

concludendo con la sua sull’affaire indipendenza

Quando diciamo che il Kosovo è un caso unico e che non rappresenta un precedente, sappiamo di mentire, o almeno di essere ipocriti. E’ lapalissiano affermare che non ci siano due casi identici, e che ogni caso sia unico in sé, ma tutti hanno un elemento in comune: la volontà di un gruppo di separarsi da un altro e di creare uno stato indipendente. Questo elemento è identico in tutti i casi a cui facciamo riferimento.

In altri ambienti, un’intervista cosi’ avrebbe scatenato un putiferio. Non qui. Qui, piu’ che altro, mi sembra che la priorita’ spesso sia di mettere dei coperchi (possibilmente belli pesanti) su dei tombini molto puzzolenti.

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