samopravo - blog dal Kosovo

Farfalloni

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Il neo-medagliato vincitore dei 50 farfalla agli europei di nuoto, il serbo Milorad Cavic, ci tiene giustamente anche lui a ricordarci - inutilmente - che il Kosovo e’ Serbia. Ne prendiamo volentieri atto.

D’altronde non poteva certo sottrarsi, questa giovane promessa del farfallismo, alla grande kermesse nazionalista a cui nei giorni scorsi han gia’ partecipato, con discorsi e interviste, nell’ordine:

  • la vincitrice dell’Eurovision 2007 Marjia Serifovic (e l’UE sta un attimo ripensando se han poi fatto cosi’ bene a metterla tra gli ambasciatori europei del dialogo interculturale 2008)

Galvanizzato da cotanti maestri, l’amico Cavic proprio non e’ riuscito a limitarsi al bandierone, e non ha saputo resistere a sfoggiare anche lui la sua brava maglietta.

E per il momento il nostro farfallone si becca giustamente un bel procedimento disciplinare, che cacchio. Anzi, per me gli dovrebbero proprio levare la medaglia. Ai due corridori che, sul podio delle olimpiadi di Messico ‘68, hanno fatto il saluto delle black panthers, le medaglie glie le han levate di gran carriera dopo poche ore. E mandati a casa a calcioni.

O mi volete forse dire che adesso il Kosovo c’entra coi 50 farfalla?

25 Responses to “Farfalloni”

  1. Alberto says:

    Solo per aggiungere che e’ un peccato, che certi personaggi si prestino a manipolazioni politiche. Sono degli idoli nazionali, soprattutto i tennisti e la cantante. Guardatevela alla convention dei radicali.
    Peccato perche’ sono importantissimi per il morale del Paese, in un momento in cui la Serbia ha tanto bisogno di risollevare la sua immagine. E in cui le persone hanno bisogno di motivi (felici) per sentirsi orgogliose del proprio paese.

  2. Lina says:

    La Serbia senza il Kosovo non è Serbia.
    Io gliela ridarei indietro la medaglia prima ancora che me la chiedano.
    Punizione ? Direi piuttosto esempio di coerenza verso i tanti voltafaccia che abbiamo un po’ dappertutto..
    Il popolo serbo sta dando un insegnamento al mondo

  3. Cicciosax says:

    Anche secondo me questo articolo mette insieme cose molto diverse. Cosa ha detto Djokovic di tanto terribile? I suoi genitori sono kosovari e vuole tornare nella sua terra almeno per una visita o anche per aiutare la sua comunità etnica, cosa c’è di strano? Ci sono molte persone di buon senso, non solo nazionalisti ignoranti, che sono contro l’indipendenza del Kosovo per ottimi motivi. Ecco questa bella intervista, invece, non c’entra con la cantante pseudo-napoletana Sefirovic, che non a caso supporta Nikolic e che ha fatto tante altre gaffes. Ancora su Kustu le cose sono diverse, pensi che sia il caso di bollarlo come nazionalista alla Nikolic per “spiegarlo”? Eh no :-)
    Insomma, come al solito, è sempre meglio accollarsi la fatica di non fare di ogni erba un fascio e di accogliere la complessità dei balcani com’è. A tentare di minimizzarla ci sono già i nostri media, si diceva dall’altra parte. Saluti :-)

  4. sajkaca says:

    Se un celebre tennista svizzero fa una donazione ad’un paese dell’africa oppure un George Clooney si esprime a propsito del Darfur,allora ricevono complimenti, vengono ammirati (öh, che bravi). Da una celebrità serba (che sia nuotatore, cantante oppure regista) allora lo stesso gesto diventa nazionalista, anzi ultra-nazionalista (subito, via la medaglia!). Ma vi prego, possibile che la propaganda anti-serbia riesce a convincere tutti?! Che c’è di male se un cittadino che ama la sua terra aiuta il proprio paese in un momento delicato?

  5. Lina says:

    non so se a ciccio fara’ piacere , ma io concordo con quello che dice.
    sono reduce da 2 conferenze sul kosovo e mi sono venuti i brividi.
    in particolare la prima non è stata una conferenza.
    il giornalista ha detto cio’ che pensava e non ha accettato le idee contrarie.
    nella seconda la mia amica marija ha detto che se essere nazionalisti vuol dire amare la propria patria è felice di essere nazionalista..poi ha detto che tante notizie non arrivano per nulla in occidente o arrivano distorte.
    io per esempio ero davanti alla tv nel 99 e sul mio comodo sofa’ pensavo che fossero giuste le bombe , perchè i serbi erano cattivi..
    quando poi ho cominciato a modulare con loro perchè sono radioamtrice , mi sono chiesta chi mi avesse messo in testa un’idea cosi’ schifosa..
    e cosi’ pure ieri sera sono stata al battesimo del bimbo del mio muratore albanese e tante altre situazioni simili mi hanno fatto capire che le persone sono tutte uguali..
    chi fa i giochi sono i pochi che hanno interessi cosi’ grandi che non hanno nulla da obbiettare se muoiono migliaia di donne e bambini di ogni etnia… i loro traffici vanno ben oltre e sono un giro di miliardi..
    passerebbero sul cadavere della madre e fanno fare la guerra tra poveri cosi’ che nessuno pensi ai veri interessi politici ed economici che muovono questi.. scusa il termine.. bastardi
    lina

  6. Alberto says:

    Ciao a entrambi e grazie per i commenti, che mi hanno fatto riflettere piu’ a fondo su quello che ho scritto.

    Ha ragione Ciccio: affrontiamo una questione alla volta, evitando di generalizzare.

    Sulla faccenda della squalifica del nuotatore (@ Lina): sono e resto convinto che sport e politica debbano restare due cose ben separate. Chi non e’ convinto si vada a leggere il Regolamento Olimpico, art. 51, che vieta “ogni tipo di propaganda politica, religiosa o razziale” (anche attraverso l’abbigliamento) durante le manifestazioni olimpiche. Un atleta che sfrutta una manifestazione sportiva per fare propaganda (Kosovo, Tibet, o Piemunt liber, e’ lo stesso), sbaglia, ed e’ fuori. Queste son le regole dello sport: o cosi’ o cosi’. Quindi, per favore, risparmiamo alla nostra intelligenza la sbobba sui “nazi-olandesi serbofobi” che squalificano il povero martire serbo. Ma per piacere.

  7. Alberto says:

    Questo mi porta alla seconda questione, piu’ complessa, dei vari personaggi famosi dello sport/spettacolo (@Ciccio): ho pensato a quallo che hai scritto, e secondo me hai ragione sul fatto che i personaggi che ho citato non sono da mettere sullo stesso piano. Non sono tutti dei “nazionalisti” nel senso Nikolic-iano del termine. Hai ragione.

    Provo pero’ a dire meglio quello che penso, che chiaramente non e’ facile da spiegare. Sostanzialmente non mi piace il nuovo sport nazionale serbo di ripetere fino alla nausea “Kosovo je Srbija, Kosovo je Srbija”. Lo dicono talmente tutti che per me e’ nient’altro che un parlarsi addosso in maniera abusata. Lo dice Kostunica, lo dicono Seselj e i suoi, lo dice Samardzic, lo dicono le centinaia di migliaia di persone alla manifestazione del 21 febbraio. Il 95% dei Serbi e’ d’accordo. Vogliamo dire qualcos’altro? Quindi va bene, Kusturica, ripetici anche tu che il Kosovo e’ Serbia, grazie. Poi invitiamo in tele un altro serbo famoso, il tennista Djokovic, e gli facciamo dire anche a lui che il Kosovo e’ il cuore della Serbia, e il pubblico di giovani tennisti applaude estasiato. A questo mi riferivo, quando parlavo di “kermesse nazionalista”.

    Mettiamo in chiaro una cosa: io non sto prendendo posizione sul merito della questione, sul fatto se “Kosovo e’ Serbia” o no. Se volete saperlo, non mi piace un granche’ il fatto che il Kosovo sia diventato indipendente in violazione del diritto internazionale. Non mi piace. Da questo punto di vista sono d’accordo col 95% dei Serbi: Kosovo je Srbija.

    Il punto e’ un altro: come mai non sento nessuno in Serbia chiedersi “aspetta un secondo: com’e’ che il Kosovo non e’ piu’ Serbia? Come ci siamo arrivati a questo punto? E’ prprio vero che siamo sempre e solo noi le vittime o c’e’ dell’altro? Non e’ che magari qualche cazzata l’abbiamo fatta pure noi?”. Chiaramente nessuno si scomoda a ricordare che gli albanesi che stanno in Kosovo per dieci anni sono stati licenziati, incarcerati e perseguitati. 10.000 sono stati uccisi, e migliaia sono ancora dispersi. Anche i serbi del Kosovo non se la passano bene, e’ vero, ma adesso stavo parlando degl albanesi.

    Allora, mentre penso che la Serbia avrebbe bisogno di fare un po’ seriamente i conti col suo turbolento passato, la sento invece sempre e solo ripetere il mantra: “Kosovo e’ Srbija, Kosovo je Srbija…”

    “Kosovo e’ Serbia” - pero’ per anni l’hanno trattato come uno zerbino. “Il Kosovo e’ il cuore della Serbia” - ma quasi nessun Serbo ci ha mai portato i piedi. “Ci abbiamo le chiese” ma nessuno le ha visitate. “Il Kosovo e’ Serbia” - ma il 90% di quelli che che ci abitano non ci piace.

    Chiaramente tutto il discorso, come tante questioni balcaniche, e’ molto complesso e meriterebbe ben altro spazio. Soprattutto una chiacchierata faccia a faccia.

  8. Alberto says:

    @ Sajkaca: e’ vero, donare l’ambulanza all’ospedale di Mitrovica e’ un bel gesto e non va criticato, ed in effetti non volevo bollarlo come gesto nazionalista, ci mancherebbe. Mi spiace se cosi’ e’ sembrato. Pero’ mi chiedo anche (cosi’ concludo con un’altra provocazione): l’ha regalata al Kosovo o l’ha regalata ai serbi? La regalerebbe Djokovic un’ambulanza all’ospedale di Pristina? Non ci vive nemmanco quasi piu’ un serbo. Ma e’ anche lei una citta’ del Kosovo, no?

  9. Lina says:

    caro Alberto,
    quello che dici è tutto vero, ma è vero anche l’esatto contrario.
    è vero che lo sport non è politica , ma allora i nostri partigiani che sfruttavano i momenti di sport per fare antifascismo oppure i cattolici polacchi che sfruttavano le gite sociali per dire il rosario…
    la storia è piena di avvenimenti che apparentemente non c’entrano, ma anche io amerei il mio paese piu’ di una medaglia..
    che me la tolgano pure..
    io l’ho presa con merito e come hanno violato il diritto internazionale per la secessione violeranno anche un diritto privato e toglieranno la medaglia a uno che se l’e meritata.. intanto alla storia passerà questo e tutti sapranno perchè l’hanno tolta a uno sportivo che se l’è guadagnata
    per cio’ che riguarda il territorio del kosovo allora si potrebbe dire che tutti i monasteri distrutti erano serbi, che gli albanesi hanno una loro patria e dei confini , che la nato nel 99 aveva il controllo del kosovo ,ma era sotto la serbia..
    potremmo dire tante e tante cose, ma la realta’ è che vogliono farci fare la guerra tra poveri ,che l’america ha la sua base piu’ grossa che ha in eu in kosovo, che l’america con la sua base tiene sotto scacco l’europa e anche la russia..
    rimpallarsi le colpe non serve ad altro che fare il gioco dei potenti..
    ne avessi trovato uno albanese interessato al kosovo !!!
    mi dicono tutti che gia’ pensiamo che siano tutti ladri e adesso con in risalto il territorio kosovaro pieno di droga e armi, penseremo ancora peggio degli albanesi..
    quando tutti sappiamo che non esiste un popolo solo fatto di criminali
    ogni popolo ha la sua parte di onesti e di non onesti
    lina

  10. giorgetto says:

    Albè
    ci manchi!
    (comunque anche io la penso così come dite voi!)

  11. Silvia says:

    Ciao Alberto,

    devo dire che concordo con te. Sono la prima a non tollerare gli stereotipi propinati dai media su una Serbia ineluttabilmente nazionalistica e violenta. Ma oggi appare più che necessaria quella mancata elaborazione collettiva di quanto successo negli anni Novanta nei Balcani, da parte di tutte le componenti etniche, ovviamente.
    Visto che a tutti noi ciò che sta veramente a cuore è il destino di questi “piccoli popoli” che sono nati dalla disgregazione della YU, non cadiamo anche noi nella trappola della strumentalizzazione tesa dalle classi dirigenti locali che ripropongono lo scontro etnico ad libidinum pur di mantenere saldo il potere.

  12. Cicciosax says:

    Caro Alberto, grazie a te per le tue risposte, sono uno spunto di riflessione prezioso per tutti noi. Provo ad aggiungere carne al fuoco, pensando all’Italia, a Palermo. Io sono palermitano, quando sono saltati in aria, Falcone e Borsellino, è successo un putiferio, per un lunghissimo periodo non si è parlato d’altro e tutti gli intellettuali e gli artisti, oltre che la gente comune, non faceva che ripetere di essere contro la mafia e che la lotta alla mafia doveva accomunare tutti. In quel momento, era la città, la città intera e forse anche tutta la nazione, senza alcuna distinzione, ad “essere contro la mafia”. Tutto sacrosanto ma immagina la vita quotidiana in quel periodo nella mia città, anche buttare una cicca per terra cosa detestabilissima veniva tacciato di essere un comportamento mafioso. In quel momento, c’erano un sacco di cose da dire, da fare, di pregi e difetti quotidiani che restavano non raccontati, totalmente assorbiti e oscurati dallo stereotipo della mafia e della lotta alla mafia. L’ubriacatura è passata coi suoi pregi e difetti, di sicuro c’è che la palermo dello stereotipo mediatico era un’altra cosa rispetto a quella che vivevamo tutti i giorni. Magari con un po’ di pazienza, i toni si calmeranno anche in serbia. Una cosa però volevo dirti, non è vero che in questo momento in Serbia non si stia dicendo niente di nuovo e di diverso da Kosovo je Srbija. Magari vale la pena di riflettere che donare un’ambulanza alla città di Mitrovica è dire e fare altro che ripetere slogan, se ci pensi nell’intervista che hai linkato kosovo je srbija non si dice nemmeno una volta (magari hai linkato l’intervista sbagliata!). Ancora questa staticità che indichi mi sembra non sia rinvenibile nemmeno a livello generale, considera che il governo Kustunica è caduto proprio per questo, per il fatto che c’è una parte importante di serbi che vogliono dire e fare altro come tu giustamente proponi. E considera che sono una larga parte, minoritaria o no, lo si vedrà solo al risultato delle elezioni, di sicuro sappiamo però che sono comunque centinaia di migliaia di persone.
    Un’altra cosa volevo aggiungere sulle vicende storiche che hanno determinato l’indipendenza, dato che ne facevi cenno. La mia opinione è che analizzare l’indipendenza facendola dipendere direttamente dal regime di Miloscevic è un grosso errore (anche perché da parte albanese moltissimi errori sono stati fatti, tipo il progrom del 2004 o anche la situazione per esempio di The Cage). Diciamo una cosa “Il Kosovo non è Srbija” innanzitutto perché è da sempre stato un territorio multietnico in cui più o meno pacificamente slavi e albanesi hanno sempre convissuto. Diciamo che dieci anni sono niente in confronto a questa storia millenaria. Allora già nel dna della gente di questi luoghi esiste una possibilità di convivenza che è stata completamente ignorata per esempio dalla comunità internazionale. Il risultato è che è nato l’ennesimo stato etnico, l’ennesimo passo della balcanizzazione dei balcani, che, se ci pensi, è la negazione stessa della identità di questa area della terra. Tutte le città prima della guerra somigliavano a Sarajevo e tutte le città dopo la guerra somigliano a Sarajevo. Erano testimonianza della convinvenza fra diversi e adesso sono il segno della pulizia etnica. Sono state ripulite dal diverso e poco importa che il diverso di turno sia serbo o albanese. È comunque una sconfitta. Una sconfitta che abbiamo politicamente promosso sulla pelle degli altri.
    Su burekeaters dico sempre che nei balcani servirebbe un esercito di traditori, di gente che si mettesse in relazione con il nemico, che ci parlasse per scoprirne l’umanità e perfino l’identità, spezzando la logica dei gruppi e delle appartenenze etniche. Magari Djokovic potrebbe persino fare meno paura, potrebbe sembrare persino una persona normale che vuole mantenere il legame con la sua terra e la sua gente.
    Ti sembrerà un ragionamento idealista, per me è esattamente il contrario. Domani mattina si può cominciare a promuovere la formazione di gruppi interetnici, si può fare un festival di presentazione della cultura albanese in serbia e uno di cultura serba a pristina. Si possono invitare musicisti e uomini di cultura, si può dialogare a partire dalle cose della vita quotidiana, si può promuovere una comune appartenenza culturale, che non è né serbia né albania: sono i balcani, di cui serbi e albanesi, greci e macedoni, bosniaci e croati fanno parte.
    In bocca al lupo ancora una volta per il tuo blog. :-)

  13. Lina says:

    oh.. finalmente qualcuno che dice che non tutte le colpe sono di milosevic !
    altro che sentire kosovo je srbja.. io sento solo persone comuni, politici famosi e giornalisti che danno tutte le colpe a milosevic e guai a dire il contrario .. si incavolano !!!
    facile dare le colpe a chi non si puo’ piu’ difendere..
    non so’ piu’ in quale blog, ma forse in edieffe ho letto cio’ che lui aveva iniziato a dire al tribunale dell’aja..
    cose da rabbrividire.. e cose che hanno fatto prendere la decisione di toglierlo di mezzo

  14. Silvija says:

    Dragi moji,

    alla fine credo che siamo tutti d’accordo che nessuna opinione sui Balcani possa essere riassunta in un monolitico, univoco, semplicistico punto di vista. Tutti noi siamo per una realtà multietnica, perché è proprio la “diversità” di questa terra e dei suoi popoli che ci affascina.
    Quando sono andata per la prima volta in Jugoslavija, in Montenegro, fatalmente proprio nel 1990, a meno di un anno dall’inizio della guerra, quello che mi ha legata indissolubilmente ai Balcani è stata proprio la sua multiculturalità e multietnicità. A Budva, nella sua Stari grad, c’era il caffè Orient dove lavoravano alcuni ragazzi albanesi di Makedonija, tra cui “Alli” , o meglio Abdilhalim, di Gostivar, al Caffè Greco c’erano montenegrini e serbi, al bar di fronte lavorava Peđa di Sarajevo, alla gelateria ambulante trovavo Sanja di Belgrado, alla Cittadella gli abitanti di Budva e c’era pure un “netturbino” tzigano orgogliosissimo che un’italiana parlasse con lui. Ed a casa della mia amica montenegrina c’erano come ospiti due amiche musulmane di Sarajevo. D’estate quest’ultime andavano ospiti sulla costa montenegrina e d’inverno ricambiavano offrendo ai miei amici una settimana bianca nella capitale bosniaca.
    Era Budva , era il Montenegro di allora, era la Jugoslavija che non c’è più. Le due amiche di Sarajevo sono sopravvissute alla guerra. Ma in Montenegro, non sono più volute tornare.
    Circa due anni fa ho conosciuto un ragazzo di Priština, che a seguito dei bombardamenti Nato del ’99 ha perso tutto, casa e famiglia. Dopo aver peregrinato in Serbia, in Montenegro, di nuovo a Priština, ha decido di stabilirsi a Mostar, in un centro di accoglienza giovanile. Con il corpo tremante, raccontava all’auditore di turno la sua storia, come in un copione che si dovesse ripetere all’infinito. Affermava di appartenere ad una famiglia mista (nonostante il suo nome e cognome fossero spudoratamente serbi), di avere origine croate, albanesi, serbe e diceva di sentirsi JUGOSLAVO, di non essere più in grado di vivere nella sua città, Pristina, perché la sentiva ormai estranea ma contemporaneamente sosteneva di sentirsi estraneo ovunque . Non so avete letto di Ivo Andrić La corte del diavolo (Prokleta Avlija), traduzione del grande slavista Lionello Costantini, di cui per un anno ho avuto la fortuna di seguire le lezioni, prima della sua scomparsa nel 1994, un libro che tratta il tema della mancanza di un’identità culturale univoca.
    Penso che Kusturica, come tanti altri artisti e tanta gente comune, soffra terribilmente per aver perso la “sua” Sarajevo, perché la cultura se ne fotte (passatemi il termine) dei nazionalismi e si nutre della ricchezza data dalla multiculturalità. Come Emir e come tante altre persone, così come la mia ex-professoressa, amica intima del grande Kusturica, nella non più “sua” Sarajevo di oggi, dove ha rinunciato a vivere, quando esprime un’opinione si guarda attorno per paura che qualcuno la “spii”.
    Chiudo però con una nota positiva: la mia amica Snezana, un anno fa ha deciso di accogliere il mio invito a Roma e si è avventurata nei “vari” aeroporti (vari perché al ritorno, oltre allo scalo di Milano, causa cancellazione volo Alitalia è stata dirottata a mezzo Austrian Airlines su Vienna!) pur parlando solamente serbo e pur non avendo mai viaggiato all’estero.. Chi l’ha aiutata in aeroporto? Nonostante il suo nome serbo e la sua provenienza dalla Republija srpska, è stata in compagnia sia all’andata che al ritorno di ragazze musulmane di Sarajevo, gentilissime a suo dire, con le quali si è scambiata numero di cellulare ed ha mantenuto contatti.
    Io nella multiculturalità ci credo ancora e come voi, nel nostro piccolo, cerco di sponsorizzarla e di promuoverla in tutti modi.
    Buon lavoro ed un grande in bocca al lupo per tutti!

  15. Davor says:

    Da burekeater non posso esimermi dal dire la mia. Caro Alberto, quando dici che il 90% dei serbi non è mai stato in Kosovo dici il vero…Quello che non aggiungi è che il Kosovo sta alla Serbia come Gerusalemme sta agli ebrei (e lo dice Joze Pirjevec!); questo è per dire che anche al più moderato dei serbi (persino Djindjic era sfavorevole alla scissione) si è attaccato al “Kosovo je Srbija”. Siamo dinanzi al più grande strappo fatto a danno del diritto internazionale, strappo perpetrato in una situazione in cui i serbi venivano di fatto messi in una posizione di debolezza. La risoluzione ONU 1244 afferma che “si riafferma l’impegno di tutti gli Stati membri per la sovranità e l’integrità territoriale della Repubblica Federale Jugoslava e degli altri Stati della regione, come indicato nell’Atto finale di Helsinki e nell’Allegato 2″ eppure l’hanno calpestata, per poi invocarla nuovamente all’atto della manifestazione (non condivisibile per le violenze) di Mitrovica.
    Eppure gli albanesi male male lo sono stati “solo” durante il periodo Milosevic: sotto il regime comunista, furono aperte nell’area diverse scuole elementari, medie e licei in lingua albanese. Nel 1969 agli albanesi del Kosovo fu data l’uguaglianza con tutte le altre etnie della Jugoslavia e fu fondata l’università di Pristina. Nel 1974 il Kosovo ottenne non solo un nuovo riconoscimento dello status di provincia autonoma, ma anche un ampliamento della propria autonomia. Nell’impiego pubblico l’80% era riservato agli albanesi mentre la maggior parte del Fondo di Sviluppo Jugoslavo andò al Kosovo (con irritazione da parte di Slovenia e Croazia), e di tutta risposta si arrivò al primo pogrom (dal 1944) il 26 marzo 1981, dove vennero uccisi diversi poliziotti serbi. In poche parole gli albanesi del Kosovo avevano ottenuto più diritti di qualsiasi minoranza in qualsiasi zona contesa del mondo ed avevano più libertà economica, politica, religiosa, di educazione e di movimento che gli albanesi in Albania. Nel momento in cui i kosovari hanno preso il potere grazie alla NATO, si è assistito al rovesciamento dei ruoli: terrorizzare la popolazione civile con armi, bastoni e sassaiole, distruggere la memoria storico-religiosa di un popolo credo che sia vera e propria pulizia etnica. Eppure si pensa che i serbi meritino tutto questo perché Milosevic ha fatto lo stesso con gli albanesi…Mah!

  16. Lina says:

    ma io vi do’ un grosso CMOKKK !!!
    non avevo ami letto prima d’ora dei commenti cosi’ belli !
    penso che anche Alberto si stia chiedendo che è successo al suo blog !
    è semplice : è arrivata la gente piu’ meravigliosa dell’universo !!
    cara Silvia, mi hai tolto le parole di bocca ..
    a cacak ho incontrato dei mussulmani sposati con degli ortodossi, gestori di attivita’ commerciali, persone normalissime e simpaticissime che vivevano cosi’ pacificamente che sembrava tutto un paradiso…
    sempre a cacak mi hanno presentato una coppia : lui croato e lei serba. tre figli magnifici.
    io ho chiesto al marito come mai si fosse innamorato di una serba e lui ha detto che si era innamorato di una sua “paesana” e stufo di fare il tenente nell’esercito croato si era dedicato all’agricoltura e la guerra adesso la faceva col suo peggiore nemico : la moglie !!
    Davor è il figlio che io vorrei avere !
    Davore ti si divan !
    perchè non sei venuto alle ultime conferenze alle quali ho partecipato..
    conferenze per modo di dire perchè i relatori dicevano la loro e chiunque la pensasse in maniera contraria mentiva sulla storia..
    ma chi cavolo la manipola sta storia … i potenti ? i vincitori delle guerre ? la mafia ?
    non so piu’ quel che pensare, ma tu Davore dici delle cose bellissime in una maniera affascinante..
    io penso che tutto cio’ che dici è la verità perchè non hai l’arroganza di aver ragione come tanti che sparano a zero sulla storia e sulla politica
    a tutti voi grazie di esistere !
    siete la mia snaga ! ..
    e scusate gli errori di grammatica.. il mio velik prof è solo arrivato allo strumentale.. ci sono ancora tante lezioni da imparare !
    lina

  17. Claudio says:

    Grazie Silvija, il tuo commento mi è piaciuto molto!

  18. Alberto says:

    Davor, d’accordo con tutto quello che dici. Tranne quando concludi:

    Eppure si pensa che i serbi meritino tutto questo perché Milosevic ha fatto lo stesso con gli albanesi…Mah!

    Non credo che nessuno ne’ qui ne’ altrove pensi che i serbi meritino di soffrire perche’ a loro volta hanno fatto soffrire. Anche se penso che le violenze degli albanesi contro i serbi (1999, 2001, 2004…) non sono state condannate e stigmatizzate in modo adeguato. Complici anche gli internazionali.

  19. Lina says:

    se non ci credi Alberto che ci sia tanta gente contenta che i serbi soffrano vai a vedere http://www.effedieffe.com/content/view/2144/165/
    oppure leggi gli articoli sull’Occidentale.. e non ho tempo di trovarti tanti altri indirizzi internet..ma ti assicuro che ovunque c’è un blog che parla di kosovo arrivano 100.000 persone a dare addosso ai serbi

  20. peppe says:

    http://www.webmd.com/skin-beauty/news/20050927/whos-number-1-in-self-esteem
    senz’offesa, ma questo spiega (in modo scanzonato) alcune cose.
    ljubim vas

  21. Lina says:

    cosa vuol dire ?
    ke i serbi sono orgogliosi ?
    già si sapeva
    li spezzi ma non li pieghi
    ma non è un difetto, è un pregio
    ma l’italia non c’è in classifica ?

  22. Alessandro (di Tamara) says:

    Sono daccordo con il campione di nuoto che ha manifestato contro l’illegalità della dichiarazione di indipendenza del Kosovo. Al di là dei commenti politici non scordiamoci il fatto che la risoluzione 1244 dell’ONU dichiara il Kosovo territorio serbo. Bravo Milorad Cavic !
    Riportiamo la legalità dettata dall’ONU nel mondo! Kosovo è Serbia !

  23. Luca says:

    Anch’io vorrei contribuire a questo interessante scambio di opinioni, e lo faro’ cercando di porre il problema su un piano diverso.

    Innanzitutto una premessa generale: a nessuno di noi/voi e’ stato chiesto cosa pensassimo della questione del Kosovo. Io me ne occupo dal ‘96, quando feci entrare l’organizzazione per cui lavoravo allora nella “Piattaforma Italiana per la soluzione non-violenta del conflitto in Kosovo”. Sforzi inutili allora. Parole inutili oggi. La mia netta sensazione e’ che la posizione potenzialmente espressa dalle pubbliche opinioni dei paesi della UE, in particolare quelli di maggior peso, non sia stata tenuta assolutamente in alcun conto. Questo non significa che avremmo dovuto fare un referendum in Europa per capire quale posizione prendere. Tuttavia le voci delle parti sociali “informate” non hanno avuto alcun peso. Le decisioni sono state prese altrove, e i tentativi di manipolare questa “pubblica opinione informata” si sono sprecati. Quindi le chiacchiere che facciamo su “serbi-buoni/serbi-cattivi” alla fine lasciano il tempo che trovano, e a me questo e’ sembrato il segnale piu’ preoccupante dell’intera faccenda. E nessuno si e’ minimamente premurato di spiegarci per quale motivo i nostri governi (non solo quello italiano) hanno deciso di sposare una posizione impossibile da difendere sul piano legale, difficilissima sul piano politico, fragile sul piano etico. A tutt’oggi nessuno sa o ha capito veramente, al di la’ della chiacchiera “i serbi sono cattivi”.

  24. Luca says:

    Tenendo presente quanto detto nella mi premessa (commento precedente), ritengo che l’intera questione vada analizzata da diversi punti di vista:

    - sul piano legale, come detto, c’e’ poco da dire. La decisione e’ indifendibile. Con la Carta ONU si pensava che il tempo del diritto internazionale come diritto del piu’ forte fosse finito. E’ triste che nel terzo millennio si debba constatare che alla fine di questo sogno abbiano contribuito non solo gli imperialisti repubblicani statunitensi, ma anche i “democratici” europei.

    - Sul piano politico e’ forse presto per valutare le conseguenze del gesto, che sembra piu’ fare il gioco degli americani che degli europei. Ma le spiegazioni fornite dai “decision makers” al populino (noi stessi) sono - come detto sopra - troppo scarse per poter capire e valutare le ragioni del gesto e le conseguenze sul breve e medio termine.

    - Il piano etico merita considerazioni del tutto particolari, da collegare alle modalita’ con cui l’aspetto legale e’ stato affrontato. Il fatto di ripetere come un mantra “il Kosovo e’ un caso sui generis” ha ottenuto il risultato di eliminare quello che avrebbe potuto essere un effetto collaterale positivo, e cioe’ ottenere un’evoluzione progressista del concetto di “autodeterminazione dei popoli”. Sono e resto convinto che i popoli abbiano diritto ad autodefinirsi e autodeterminarsi. E tale diritto dovrebbe essere stabilito erga omnes. Il caso Kosovaro avrebbe potuto rappresentare una splendida opportunita’ di chiarire gli aspetti ambigui del diritto all’autodeterminazione, che in nuce e’ gia’ presente nel ditto internazionale. Le conseguenze sarebbero terribili e meravigliose al tempo stesso: una volta definite le modalita’ con cui un popolo autodefinitosi possa liberamente e democraticamente accedere alla sua autodeterminazione, questo permetterebbe a tutti i popoli di farlo in maniera pacifica sotto la piena tutela del diritto internazionale e della comunita’ internazionale. La situazione attuale e’ invece quella di costringere i popoli a “dimostrare” la propria “determinazione ad autodeterminarsi” attraverso atti violenti e, possibilmente, molto cruenti. Oggi l’indipendenza va conquistata col sangue. Ma come dicevo, anche su questo piano il Kosovo e’ stato un fallimento.

    Scusate se mi sono dilungato, ma l’argomento e’ complesso ed appassionante!

  25. Lina says:

    caro luca,
    io sono una persona che la vede piu’ terra terra..
    penso che le ragioni della secessione siano solo economiche..
    o si cedeva al ricatto americano o a quello russo..
    si è deciso di sottovalutare la russia nella speranza che non chiuda i rubinetti del gas..
    ma a pagarla sono sempre e comunque i deboli..
    proprio oggi ho letto un post consigliato da sajkaca e scritto da babsi..
    fa paura il numero di persone uccise, torturate e sparite..
    e questo da ambo le parti..
    gli aggrediti si sono trasformati in agressori e come le faide non finirà mai…
    ma noi facciamo un grosso lavoro parlando di cio’..
    io ho già riportato alla ragione il mio panettiere albanese e tutto cio senza tortura (per ora!)

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