samopravo - blog dal Kosovo

Jun 23 2009

Tu casa es mi casa

Filed under: Kosovo indipendente, Serbia, viaggi

Tra KS e Serbia ci sono una manciata di miseri, puzzolenti confini amministrativi.

Ma sono le frontiere piu’ calde che puoi trovare nel raggio di centinaia di chilometri.

Nel ridente paesino di Merdare c’e’ il punto di valico principale. Lo si capisce dal numero di macchine, macchinoni, camion e spazzatura che nei momenti caldi dell’anno ravvivano la vita - altrimenti piuttosto monotona - di poliziotti e doganieri da entrambe le parti.

Superare Merdare puo’ richiedere lunghe attese, specie a Luglio o sotto Natale.

Ma di per se’ non e’ per niente complicato. Basta avere i documenti giusti.

Ad esempio, ecco, non questo:

450px-Kosovanpassport.jpg

Vai a spiegare al poliziotto serbo che ci hanno pure messo la scritta in cirillico, per fargli piacere. Non cambia una virgola. Per loro e’ carta straccia.

Cosa serve allora per entrare in Serbia? Se siete stranieri, un passaporto internazionale, purche’ abbia un timbro di ingresso “legale” in Serbia (cioe’ attraverso una  ”vera” frontiera). Se siete nati in questo angolo di mondo, invece, vi bastera’ presentare la Licna Karta dei bei tempi della YU. Quella blu, il libricino dimensione figurine Panini, per chi sa cosa intendo. Oppure, ovviamente, un passaporto serbo.

In altre parole, se siete un Albanese del Kosovo, vi servono documenti che potete praticamente ottenere (o rinnovare) solo in Serbia.

Ma poco importa, dato che pochi Albanesi hanno hanno intenzione di avere in tasca un passaporto serbo. A Belgrado non ci vanno, e basta.

Valicare Merdare nel senso inverso (dalla Serbia per entrare in KS) invece e’ piu’ semplice: vale tutto.

Persino (pensate un po’) il passaporto “Republika e Kosoves”. Persino il passaporto serbo.

Fin qui le regole ufficiali.

Quello che forse non si sa molto in giro e’ che parecchi Serbi del Kosovo hanno iniziato a fare domanda per avere i documenti kosovari.

Oh gia’, proprio quello li’ sopra, quello dello Stato-canaglia, con su scritto Republika e Kosoves. Alla faccia di quello che dicono i politici su a Belgrado. E certo, loro in Kosovo mica ci vivono tutti i giorni.

E pensate un po’, ci sono anche tantii kosovari Albanesi che, nonostante abbiano magari gia’ il passaporto Republika e Kosoves, continuano a fare domanda e ad ottenere il rinnovo del passaporto serbo. La Serbia mica glie lo nega ( come potrebbe? Kosovo je Srbija…). Perche’ chiedono il rinnovo? Provate un po’ a presentare un passaporto Republika e Kosoves in Russia, in Cina, in Spagna, in Grecia…

Per le questioni di principio, insomma, vale la pena battersi fino a un certo punto…

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Jun 13 2009

Ratko goes to Hollywood

Filed under: Giustizia internazionale, Serbia, Strani personaggi

Fino a qualche giorno fa Mladic e Bin Laden avevano una cosa in comune: sono i due uomini piu’ ricercati del pianeta.

Dall’altro ieri ne hanno un’altra: compaiono solo piu’ in video.

La tv bosniaca ha mostrato l’altra sera in esclusiva (e chissa’ come le ha ottenute) delle riprese familiari che ritraggono un Ratko che non siamo abituati a vedere. La mimetica lascia il posto al camiciotto con canotta in trasparenza, il fucile alle racchette da sci, le riunioni intorno alle cartine militari al kolo in cerchio con la moglie.


Qualcuno ovviamente vede nei video la prova schiacciante che - come il vecchio santone Karadzic - anche Ratko se la spassa con i suoi nel cortile di casa mentre tutto il mondo gli da’ la caccia. E che Belgrado - contrariamente a quanto va dicendo - non si sta per niente sbattendo per catturarlo. Altri addirittura ipotizzano che il video sia stato rilasciato ad hoc proprio quando si inizia a parlare seriamente di liberalizzare i visti Schengen in Serbia entro la fine dell’anno.

Questo chiaramente dice la tv albanese, che prontamente rilancia i video, aggiungendo dei commenti penosamente approssimativi.


Ad esempio, chi cxxxx sono Manjolo Milanovic e Moncilo Tolimir?? Io non li conosco. Google neppure. Se qualcuno li ha mai sentiti mi faccia un fischio.

Ma a parte gli scenari di vita privata del ballerino-Ratko, che - almeno a me personalmente - interessano poco o niente, che ci dicono questi video?

Poco o niente. Di quando sono ste immagini?

Non dovrebbe sembrare un po’ piu’ vecchio, Ratko, rispetto alle ultime apparizioni a Srebrenica 15 anni fa?


E poi, possibile che un uomo di 66 anni (e super ricercato) se ne vada a sciare in allegria, senza neanche farsi crescere il barbone come il suo compagno di merende?


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Jun 03 2009

Torino-Pristina

Filed under: Pristina

Cosa accomuna Torino e Pristina?

Spesso mi ero chiesto come mai tanti torinesi si sentissero perfettamente a loro agio passeggiando per Madre Teresa st., quasi come se stessero passeggiando per via Roma o piazza Castello,

Poi finalmente, ecco la spiegazione!

Sara’ mica la pavimentazione, quel bel granitino dal colore grigiastro che di notte e’ un po’ fosforescente?

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May 28 2009

Altri Kosovari

Filed under: Centrali a carbone, Kosovo indipendente

Un mio caro amico fotografo, Alessandro, e’ stato qui in Kosovo l’anno scorso.

Con la sua Hasselblad ha documentato storie di persone che vivono in alcune enclave serbe.

Altri Kosovari 2.jpg

Ad esempio ha passato un po’ di tempo a Priluzje, un piccolo paese non lontano dalla centrale di Obilic.

Il risultato sono queste foto che, con il suo permesso, metto su.

Altri Kosovari 3.jpg

Ce ne sono molte altre: dateci un’occhiata. Questo e’ il link al suo sito ufficiale (in inglese).

C’e’ anche la versione italiana, piu’ ruspante ma con alcune didascalie molto interessanti.

Grazie!

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May 12 2009

A la italienne

Filed under: Giustizia internazionale, Kosovo indipendente

Qualche giorno fa la Corte Internazionale di Giustizia dellAia ha pubblicato i nomi dei Paesi che hanno presentato le loro opinioni sulla questione della legittimita’ della dichiarazione di indipendenza del Kosovo.

Tanto per ricapitolare: all’Aia ci sono almeno 3 Corti internazionali:

  • Il Tribunale penale internazionale per l’Ex Yugoslavia (ICTY), che e’ competente a processare le persone responsabili di crimini commessi nell’Ex YU appunto a partire dal 1991 (e di fatto fino al 1999). Quello di Carla del Ponte, per intenderci.
  • La Corte Penale Internazionale, che e’ competente a processare i responsabili di gravi crimini internazionali commessi a partire dal 2002, tendenzialmente in tutto il mondo (ma con limitazioni, che non c’e’ spazio qui per spiegare). Quella che ha emesso il mandato d’arresto contro il presidente del Sudan qualche settimana fa.
  • Infine la Corte Internazionale di Giustizia, che e’ competente a dirimere le controversie tra Stati, o a dare opinioni su questioni di diritto internazionale. Come quella, appunto, chiesta dalla Serbia sulla legittimita’ della secessione del Kosovo.

Insomma, la Corte n. 3 ha reso noto che ben 35 Stati hanno inviato le loro opinioni sulla vexata quaestio che tanto appassiona grandi e piccini.

A favore della legittimita’ ci sono USA, UK, Francia, Germania, Giappone, Rep. Ceca, Svizzera, Albania, Austria, Finlandia, Polonia, Lussemburgo, Estonia, Norvegia, Olanda, Danimarca, Maldive e (dulcis in fundo) Sierra Leone.

La posizione della Serbia invece incontra i sorrisi di Cina, Russia, Romania, Cipro, Egitto, Slovacchia, Libia, Spagna, Iran, Brasile, Argentina, Azerbaijan e Bolivia.

Noi invece ci facciamo sempre riconoscere: non sia mai che prendiamo posizione su qualcosa. Apparentemente, l’Italia ha presentato la sua opiinone alla Corte, ma subito dopo l’ha ritirata. Forse si sono vergognati, avran scoperto qualche strafalcione, o delle macchie di caffe’ sulle pagine, non si sa. L’importante e’ non farsi nemici. Una vera soluzione all’italiana.

Ovviamente ha presentato la sua opinione anche il Kosovo. Solo che non e’ membro delle Nazioni Unite, e quindi non puo’ essere annoverato tra gli “Stati”. Poco male: e’ bastato dire alla Corte di aver ricevuto l’opinione “degli autori della dichiarazione di indipendenza del Kosovo”.

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Apr 27 2009

Facci un saluto…

Filed under: Kosovo indipendente

…Bill Clinton facci un saluto!

Facci un saluuutooo / Bill Clinton facci un saluuutooo…

La frenesia edilizia che imperversa per Pristina ha investito anche uno dei simboli della citta’: il faccione rosa porcello dello zio Bill.

Non che sia sparito - non sia mai!

Solo che, rispetto ai bei tempi, non saluta piu’.

Poveraccio, e’ proprio invecchiato. Gli hanno pure messo un busto in gesso alle spalle e una tazza di Te’ Infre’ in tinta coi colori del poster.

bill clinton.jpg

Togliere Bill, ma che stiamo scherzando? Che idee vi vengono in mente?

Se il Kosovo esiste oggi (dico, in quanto Repubblica del Kosovo), e’ in gran parte merito suo.

Se era solo per l’UCK - con tutto il rispetto, per carita’ - a quest’ora sarebbero ancora li’ a sparare coi loro kalashnikov di seconda mano importati dall’Albania. Oppure - cosa forse piu’ probabile - non ci sarebbero proprio piu’.

In fondo, diciamocelo: il padre del Kosovo non e’ Rugova, ne’ Adem Jashari, ne’ tantomeno Ramush o Thaci. Il padre della patria, il Garibaldi, l’Ataturk, l’Ata-Kosov, e’ lui: lo zio Bill.

L’unica differenza e’ che gli altri due, la patria, se la sono fatta a casa loro.

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Apr 13 2009

Tra realta’ e finzione

Filed under: Kosovo indipendente

Per tornare al tema del primo anniversario dell’Indipendenza del Kosovo, e’ con piacere che apro un piccolo spazio di approfondimento, per chi e’ interessato.

Il mio amico Angelo, ricercatore in diritto internazionale all’Universita’ di Pavia, ha di recente pubblicato sulla rivista “Il Politico” un interessantissimo articolo sulla legittimita’ della secessione del Kosovo.

E’ un articolo scientifico, per cui non aspettatevi paperino e topolino. Ma e’ appunto con letture come questa che ci si puo’ formare una propria opinione. Se proprio non avete tempo, leggetevi da pagina 13 in poi.

Il titolo e’ “L’indipendenza del Kosovo tra realtà e finzione“, e potete scaricarlo (gratis) qui.

Grazie Angelo per la gentile concessione, e buona lettura a tutti.

Come al solito, dite poi la vostra

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Apr 08 2009

In-the-Teqe

Filed under: Strani personaggi

Come l’anno scorso, la Teqe era strapiena di umanita’ piu’ o meno profumata. Uomini, no donne, e un po’ di bambini.

Ma soprattutto c’erano loro…

dervishes1 (1 of 1).jpg

Pare che in Kosovo il derviscismo sia un movimento tutt’altro che isolato. Ci sono non una, ma molte comunita’ di dervisci.

Dei deviati, a sentire i musulmani “ortodossi”, che predicano il contatto personale e diretto con Dio (Allah). Senza intermediari (preti, papi, frati o suore) ne’ materiali (affreschi, dipinti, statue, statuette e statuine, reliquie, calici, croci e crocifissi, sacre sindoni, bastoni, mitre e cappelli, portaostie, stole, tonache e anelli, tabernacoli, turiboli e altre diavolerie).

In questo, si puo’ dire che il derviscismo e’ piu’ vicino al cattolicesimo che all’Islam vero e proprio. Anche per quanto riguarda quella specie di macabro culto del dolore fisico, non e’ che siamo poi cosi’ diversi. I cattolici non adorano forse un crocifisso? O le madonne che piangono sangue? O dei frati con le stigmate?

Ma sono partito dalla fine.

L’inizio della storia e’ che anche quest’anno abbiamo degnamente celebrato il 20 marzo, data sacra al sufismo/derviscismo, con una visita ad una Teqe.

Questa volta abbiamo scelto quella dello Sheh Ruzhdi (eccolo qui sotto), nella bellissima citta’ di Gjakova.

dervishes2.jpg

L’anno scorso era il 22 marzo - il che prova che non si e’ ancora capito bene cosa effettivamente si celebra. Ma non importa.

Quel che importa e’ che anche stavolta entrare nella Teqe e’ stato come entrare in un’altra dimensione.

Una cerimonia a base di canti, musiche, grida, sudore, ondeggiamenti. Un coinvolgimento emotivo che queste immagini riescono a ricreare solo in minima parte (certo spero non vi faranno lo stesso effetto che al tizio che si vede verso la fine…)

Ovviamente gli spilloni, come l’anno scorso, non sono mancati, anzi.

dervishes3 (1 of 1).jpg

Ma forse hanno avuto un ruolo meno centrale rispetto alla cerimonia di Prizren.

E poi e’ arrivato lui.

Sento lo Sheh chiedere “e’ pronto?” e sento che qualcosa di grosso sta per succedere. Anche se all’inizio non era chiaro dove sarebbero andati a parare.

Quando l’ho visto iniziare a girare, come nei documentari su Istanbul, come nelle canzoni di Battiato, ho veramente sentito che stavo assistendo a qualcosa di misterioso, che si perde nella notte dei tempi. E che quello che stava accadendo davanti ai miei occhi di turista, non era me, o per il fotografo impiccione del National Geographic che si vede li’ in prima fila. Ma era qualcosa di vero.

Lo facevano per se stessi (chissa’ perche’?). Ma non per noi.

Canti e riti misteriosi che si ripetono, e che si tramandano di padre in figlio, immutati, nei secoli dei secoli.

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Apr 03 2009

Niubborn

Filed under: Kosovo indipendente

Un anno fa circa, il NEWBORN faceva la sua comparsa nel centro di Pristina.

Una specie di alieno, arrivato da non si sa bene dove.

Sette lettere giallo-canarino alte tre metri. Un’inno di cartongesso laccato, concretizzazione di un momento storico, cosi’ tanto atteso, per cosi’ tanti anni, da cosi’ tante persone.

newborn.jpg

Tutto intorno, scritte variamente retoriche sulla nascita del Kosovo, ecc. ecc. Tutte in inglese, notare.

kosova is born (1 of 1).jpg

E cosi’ il monumento divenne presto un luogo di culto della citta’, quasi di pellegrinaggio.

La foto davanti al Newborn, una specie di passaggio obbligato.

Ci fu anche chi si fece prendere la mano. Questi erano i miei preferiti: padre e due figli, tutti con la T-shirt del Newborn. Come Ben Stiller coi due figli in tuta dell’Adidas nei Tenenbaum

newborn2 (1 of 1).jpg

Nel frattempo c’ e’ pure chi ha cercato di sfruttare l’idea a fini commerciali, come ad esempio il proprietario del lussuoso hotel … Newborn

hotel newborn (1 of 1).jpg
Il primo a firmare le letteronze del Newborn fu il presidente Sejdiu, seguito a ruota da tanti (presto troppi) altri cittadini entusiasti dell’idea.
Il giallissimo Newborn si riempi’ allora presto di tonnellate di inchiostro nero. Quello di cui sopra risale a un anno fa, oggi vi assicuro che assomiglia di piu’ a un treno graffittato che a una scultura.

Come il trattore regalato da Thaci alla famiglia di contadini serbi non era in realta’ per la famiglia, ma per tutti quelli che guardavano la scena in televisione (ed erano in molti, il 15 febbraio 2008)…

Kosovo Serbia Thaci

… cosi’ il Newborn discese dal cielo non per i Kosovari - e’ palese - ma per tutto il resto del mondo che guardava le celebrazioni dell’indipendenza in televisione. A soli due soli dal trattore di Thaci.

Il mio eroe e’ questo ragazzo albanese.

newborn (1 of 1).jpg

Si ferma davanti al monumento. Guarda i letteroni. Legge perplesso.

Poi si volta verso il suo amico: “Aoh, ma che vuol dire Niubborn?”

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Mar 24 2009

Intervento disumanitario

Filed under: Belgrado, Pristina

Mi ricordo ancora come dieci anni fa fossi anche io tra quelli che erano d’accordo.

Basta, con le persecuzioni contro i poveri Kosovari. L’abbiamo gia’ lasciato succedere in Bosnia. Bisogna intervenire.

Il famoso intervento umanitario. Esattamente dieci anni fa, il 24 Marzo 99, iniziavamo a farlo.

Oggi vedo tutto in modo piu’ disilluso. Tutta la vicenda assomiglia sempre meno a uno di quei film americani a base di buoni e cattivi. Era tutto un pretesto, e se si quali erano le vere ragioni, chi si voleva colpire o coprire… tutto mi e’ molto meno chiaro di quanto non lo fosse dieci anni fa.

Di chiaro invece c’e’ che - come molte altre cose - anche i bombardamenti della NATO assumono tinte molto diverse a seconda del lato della frontiera da cui li si guardi.

Neppure le bombe fanno uno schifo bipartisan.

No. Da una parte Clinton non lo puoi neanche nominare, mentre dall’altra ti saluta dal palazzo che si trova nel boulevard a lui intitolato.

Di la’ mettono striscioni con su scritto “Stop al Fascismo NATO” (v. foto nel post precedente), di qua mettono la bandiera della NATO sulle case, negli uffici, o nelle vetrine dei negozi di sport che vendono le finte magliette della nazionale Kosovara

magliette kosova e bandiera nato (1 of 1).jpg

I piloti che decollano da Aviano, di la’ portano la morte, di qua vengono accolti come liberatori. E i loro aerei fanno bella mostra di se’ sull’insegna del ristorante nei pressi dell’aeroporto di Pristina. (Come si chiama il ristorante? “Aviano”! ).

Se le facce di Madeleine Albright e Wesley Clark da una parte provocano violenti sfoghi cutanei, dall’altra invece sorridono sui calendari patinati appesi nel garage del carrozziere sotto casa.

Nessuno si ricorda invece del generale Jackson, che era a capo delle truppe NATO che entrarono in Kosovo il 12 Giugno ‘99. Jackson era noto ai piu’ come “Mike”, visto che l’impiego del suo vero nome, Michael, avrebbe severamente compromesso la credibilita’ di tutta l’operazione. Meglio Mike.

Comunque, tutti sanno che quelle maledette bombe caddero per due mesi e mezzo sulle teste dei serbi. E’ tutto molto documentato, per cui se vi interessa approfondire c’e’ l’imbarazzo della scelta: ci sono ad esempio le foto aeree sul ministero della difesa americano, una guida interattiva su obiettivi e armi impiegate, alcuni blog sui bombardamenti di Belgrado e sui crimini ai danni della popolazione civile, e persino una voce ad hoc su Wikipedia. Quindi qui non ne parliamo.

Mi interessa pero’ ricordare che le bombe cadevano anche sulle teste dei kosovari mentre venivano, ironicamente, liberati.

Oltre ai “danni collaterali”, la maggior parte degli obiettivi in Kosovo erano, naturalmente, postazioni strategiche del governo e dell’esercito serbo. Nel centro di Pristina, ad esempio, fino a poco tempo fa troneggiava questo enorme edificio bombardato:

edificio bombardato a pristina.jpg

Ora e’ stato demolito. Lascera’ presto spazio a qualche nuovo obbrobrio.

A Belgrado invece i palazzi restano li’, in piedi, sventrati, e non certo peche’ non ci siano i soldi per ricostruirli.

E secondo me e’ un bene cosi’.

edifici bombardati a belgrado (1 of 1).jpg

Ad memoriam.

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Mar 20 2009

Maledetta primavera…

Filed under: Belgrado, Kosovo indipendente

Oggi come un mese fa, a Pristina e Belgrado c’e’ il gelo.

Al tempo fa avevo ricevuto dalla mia “antenna” belgradese il racconto di come e’ stato vissuto il 17 Febbraio (anniversario dell’indipendenza) dall’altra parte della frontiera (pardon, confine amministrativo).

Mi ero quasi dimenticato di pubblicarlo.

A Belgrado questo 17 febbraio e’ stato un normale giorno di freddo, neve acquosa e ghiaccio maledettamente scivoloso. Solo una piccola folla batteva i denti a Piazza Repubblica, ma contro la dittatura del Tribunale dell’Aja.

trg republike (1 of 1).jpg

Certo i politici e i media non mancano di ricordare a tutti che un anno fa veniva proclamato lo «Stato fasullo» del Kosovo. Che per Belgrado - semplicemente - non esiste. Il presidente Tadic fa le sue dichiarazioni di circostanza, e il Ministro degli Esteri serbo vola a New York da Ban-Ki Moon.

Ma nulla di eclatante, si direbbe… I deputati serbi che avevano promesso di dare vita a una “sessione parlamentare straordinaria” a Zvecan (vicino a Mitrovica, in Kosovo) alla fine erano quattro gatti. I partiti della coalizione al governo sono rimasti a Belgrado e persino Kostunica (l’ex premier che dell’integrita’ territoriale ha fatto la sua battaglia) si e’scusato per l’assenza con una letterina ai sindaci delle (poche) citta’ serbe rimaste in Kosovo.

I media poi rilanciano, con toni piu’ o meno amari, il discorso Kosovo-je-Srbija, e si torna a parlare dell’opinione richiesta alla Corte di Giustizia. Si ricorda che lo staterello kosovaro e’ stato riconosciuto “solo” da 54 Stati. Vecernie Novosti si lancia spara le cartucce del calibro di «Per la prima volta dopo la 2a guerra mondiale i confini di uno Stato europeo sono stati infranti con la forza ».

RTS (la RAI serba) manda in onda un curioso documentario di produzione ceca (?) che racconta come gli ex-terrroristi Albanesi siano «scesi dalle montagne» per essere i nuovi padroni del Kosovo. E poi le strette di mano tra la NATO e l’UCK, e le case bruciate, e le chiese distrutte, e gli internazionali impotenti, e l’esodo dei Serbi.

Gia’ visto e gia’ sentito, ma d’altra parte, che c’e’ di nuovo da raccontare?

Il leit motif insomma e’ sempre: «Oggi potete toglierci tutto, ma noi non dobbiamo per forza acconsentire».

Anche se qualcuno poi aggiunge «E se non acconsentiamo, vuol dire che domani, forse fra 100, 200 anni ce lo potremo riprendere».

Fra 100, 200 anni… Quanto eterna puo’ essere la questione kosovara?

Oggi come un mese fa, a Pristina e Belgrado c’e’ il gelo.

Parlo di quello metaforico, s’intende.

Meno male che domani e’ primavera!

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Mar 09 2009

Kosovi

Filed under: Kosovo indipendente, Pristina

Nesun Albanese lo riconoscerebbe, neanche sotto tortura, ma con ogni probabilita’ il termine “Kosovo” deriva dallo slavo “Kos” (merlo). Plurale: “Kosovi”.

Non a caso, infatti, la battaglia del 1389 combattuta tra Ottomani e Slavi nella piana di Kosovo Polje, viene riportata nei nostri libri di storia come “battaglia del campo dei merli”.

E non si fa fatica a immaginare che possa essere stata proprio l’abbondanza di questi simpatiche bestiacce (forse piu’ di spade, scimitarre e teste mozzate) ad aver impressionato gli storiografi della celebre battaglia.

Cosi’ come e’ proprio la loro inquietante presenza a colpire (in tutti i sensi) chiunque si avventuri per le strade di Pristina dopo il tramonto.

macchina con ricordi di corvi (1 of 1).jpg

A voler essere pignoli, piu’ che merli a me sembrano corvi. Nel 1389 forse erano merli, non lo so, ma oggi hanno tutta l’aria di essere dei corvacci. E belli grossi anche.

Aggressivi ed onnivori, i corvastri hanno l’unico merito di aver praticamente soppiantato i piccioni. Se li mangiano proprio. Un inusitato cannibalismo ornitologico.

Esauriti i loro consimili, il proliferare dei corvi non si e’ arrestato, data l’abbondanza di un’altra fonte di cibo disponibile in grandi quantita’ a Pristina e dintorni: la spazzatura.

Corvi o merli che siano, chissa’ che non siano proprio questi neri pennuti, piu’ antichi degli Illiri, piu’ coriacei degli Ottomani, piu’ numerosi degli Albanesi, piu’ agguerriti degli Slavi del Sud, i veri, unici padroni del Kosovo.

Appunto, i Kosovi.

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Feb 27 2009

I riciclati

Filed under: Giustizia internazionale, Ramush Haradinaj, Serbia

Stasera all’Aja, in Olanda, si e’ concluso un processo passato sotto il naso dei media, completamente inosservato.

Strano, perche’ sul banco degli imputati stavano seduti, almeno fino al momento di alzarsi in piedi per ascoltare la sentenza, sei imputati di altissimo profilo.

Serbi, ancora una volta.

Si trattava di gente del calibro di Milan Milutinovic, che era nientemeno che l’ex presidente della Serbia, al tempo in cui Slobo era il presidente della federazione Yugoslava (Serbia+Montenegro).

O Dragoljub Ojdanic, che era il capo dell’esercito Yugoslavo. O Sreten Lukic, il famigerato capo del reparto della polizia serba di stanza in Kosovo, che durante il conflitto del 98-99 si e’ macchiata dei crimini piu’ schifosi, tra cui la deportazione di migliaia di albanesi kosovari. Ah si, non ve l’ho detto? Tutte le accuse contro i magnifici sei riguardavano le vicende del Kosovo.

Nel silenzio generale, cinque dei sei uomini chiave degli eccidi kosovari sono stati condannati a sentenze pesantucce, che vanno dai 15 ai 22 anni. Milutinovic unico assolto.

Per inciso, e’ la prima sentenza che accerta le responsabilita’ individuali per quello che e’ successo a Pristina e dintorni.

happy birthday (1 of 1).jpg

Comunque, per cinque cristi che se la passano maluccio, e che stasera malediranno tulipani, zoccoli di legno e mulini a vento, ce ne sono altri che invece l’Aja se la porteranno sempre nel cuore. La ricorderanno sempre come l’inizio della loro nuova - anzi, rinnovata - vita politica.

Pensate a Fatmir Limaj: ex comandante del’UCK, accusato di gestire un campo di concentramento nel Kosovo centrale. Assolto. Torna in patria, inizia giustamente a scalpitare. Non ce la fa subito come candidato sindaco di Pristina, ma viene immediatamente ripescato come Ministro dei Trasporti da suo vecchio compagno di battaglie Hashim Thaci, nel frattempo diventato primo ministro.

Ma lo so che voi in fondo pensate poi sempre a lui, il nostro caro vecchio Ramush. Lui era gia’ primo ministro, quando si e’ consegnato al tribunale. La sua permanenza all’Aja pero’ e’ servita, eccome. Come a una valigetta di denaro sporco puo’ esere utile passare un po’ di tempo su un conto in Svizzera. Per poi tornarsene a casa, pulita, sbiancata. In una parola, riciclata.

Ed e’ cosi’ che il nostro Ramush dopo il processo non solo non perde popolarita’, ma anzi l’acquista. Era gia’ un eroe, ma lo diventa ancor di piu’. La sua fama travalica i confini del Kosovo, per giungere in Europa, America, Asia, Africa. In Uganda.

Si perche’ e’ di qualche giorno fa la notizia che il capo delle milizie ribelli ugandesi vorrebbe proprio Ramush come mediatore con il Governo di Kampala.

Pur lusingato dalla proposta, il pacifico Ramush, noto Ugandologo, non ha ancora fatto sapere le sue intenzioni.

Che parabola, la sua. Che spettacolo. Da forzuto buttafuori in discoteca, a importatore clandestino di armi, a comandante dell’UCK, a partigiano, a primo ministro, a criminale di guerra processato all’Aja, a pacificatore.

Che il prossimo passo sia il Nobel per la Pace?! D’altro canto se l’hanno dato a Ahtisaari…

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Feb 23 2009

Arbitro cornuto

Filed under: Politica balcanica

Le critiche e gli insulti (che fioccano da una parte e dall’altra) per me sono il piu’ grande stimolo per continuare a scrivere. Davvero. Sono la prova provata che non solo voglio, ma anche che riesco a non stare ne’ da una parte ne’ dall’altra. Faccio incazzare un po’ tutti. Missione compiuta.

Mi viene proprio spontaneo: quando sono a Pristina in mezzo ad ex-eroi dell’UCK e alle bandierine, divento stranamente filoserbo. Appena vado a Belgrado e sento peste e corna sugli albanesi, non posso fare a meno di difenderli.

E poi mi arrabbio: pochi, troppo pochi sono quelli disposti ad ammettere i propri errori. Quasi nessuno.

Allo stesso tempo so che non posso permettermi di giudicare piu’ di tanto. Non posso neanche immaginare quello che questa gente ha passato. Come sarei io se fossi al posto loro? Magari sarei il piu’ nazionalista dei nazionalisti. Se mi avessero distrutto la casa, o ammazzato mio fratello, cosa penserei di chi l’ha fatto?

Se per dieci, vent’anni avessi sentito tutti i giorni propaganda, falsita’, mezze verita’, propaganda, propaganda - cosa avrei nella testa?

Francamente? Provo per tutti un misto di rabbia e di pena. Non riesco veramente a incazzarmi.

Quello che invece mi fa incazzare davvero e’ vedere che le stesse dinamiche che ci sono qui si ripropongono a casa nostra, a mille e piu’ chilometri di distanza. Tra gente che dovrebbe riuscire a vedere le cose con un po’ piu’ di distacco. Gente che (si spera) si interessa ai Balcani perche’ vuol cercare di aiutarli a venire fuori dal tunnel, no? Non per affossarceli ancora di piu’. Dico bene?

E invece no. Su questo blog, come al bar a Pristina o alla Tv di Belgrado, si fa il tifo. Come gli ultras allo stadio.

“Era in fuorigioco” “No non era in fuorigioco”

Era in fuorigioco, si o no?

…. Dipende.

Dipende se l’attaccante gioca nella tua squadra o nell’altra.

E se poi quello segna di mano, anche se e’ palese, sono pure contento, perche’ vinco il derby. Magari provo pure a sostenere che non l’ha proprio toccata con il braccio. Magari dopo un po’ che me lo ripeto ci credo pure. Magari gli altri mi danno talmente contro che alla fine sono pronto a giurare che non era fallo di mano.

A seconda della squadra per cui fai il tifo, cambia la tua realta’.

Due esempi.

6 Aprile 2008. Chiedo a una mia ex collega: “Ma perche’ sei cosi’ contenta che hanno assolto Ramush? Non pensi che sia un criminale?” Risposta: “Si lo so, Alberto, non sono contenta per lui, sono contenta perche’ e’ un albanese!”

Un amico di un’amica, a Belgrado, a cena mi propina un rosario di aneddoti su cose che gli Shiptari (termine dispregiativo serbo per designare gli albanesi) avrebbero fatto durante e dopo la guerra. DIce che li odia di brutto. Gli chiedo “ma c’e’ qualcuno di loro che ha fatto qualche torto particolare a te o alla tua famiglia?” Risposta: “No, guarda, non ne conosco personalmente neanche uno. Ma li odio tutti”.

Pah.

La faziosita’, il nazionalismo, la partigianeria. Vi attizano? Ci godete a fare il tifo? Venite a farvi un giro a Pristina.

O a Belgrado, naturalmente. A seconda della squadra in cui giocate.

Vi piacera’.

Ah, mi raccomando: non dimenticatevi che non e’ una partita di calcio, ok? E’ qualcosa di leggermente piu’ serio.

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Feb 19 2009

I fuochi

Filed under: Kosovo indipendente

Come gia’ l’anno scorso, o a capodanno, ieri sera non era facile distinguere i fuochi ufficiali da quelli ufficiosi, e i fuochi artificiali dalle armi da fuoco.

C’era un po’ di tutto.


Compreso chi, non curante del pericolo (non solo per se’, ma anche per gli altri) nel bel mezzo della folla festante accendeva i suoi personali, di fuochi.

firework (1 of 1).jpg

che poi, come tutti i razzi, dopo essere scoppiati in cielo, ricadevano con abbondanza di frammenti al suolo (e cioe’ in testa alla folla festante).

Comunque, una bella festa, non c’e’ che dire: gente tanta e felice, nessun disordine, musica (seppur discutibile) e tanti soggetti pronti a farsi immortalare:

young kosovar (1 of 1).jpg

bald kosovar (1 of 1).jpg

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Feb 17 2009

” Urime! “

Filed under: Kosovo indipendente, nuove generazioni

Se foste anche voi qui per le strade di Pristina, “Urime dita e pavaresise!” e’ la frase piu’ comune che vi capiterebbe di sentire.

“Buon-giorno dell’indipendenza”.

Ovviamente la frase e’ scandita da abbondanti raffiche di mitraglietta e petardi di varie dimensioni e potenza assordante. Trombe, trombette, tamburi e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

Nel centro ci si imbatte in tonnellate di bambini festanti con bandiere e bandierine, in mano e addosso:

independence anniversary christophe quirion (2 of 3).jpg

Agghindati a volte in modo un po’ audacemente kitsch dai genitori:

2independence anniversary christophe quirion (1 of 1).jpg

Delle specie di piccoli alfierini di una battaglia combattuta dai grandi. E che si ritrovano appiccicata addosso - non sanno neanche loro perche’ - sotto forma di bandierina, stemmino, manifestino, o adesivo “Fuck you Serbia” che il papa’ attacca sul parabrezza della macchina.

Purtroppo oggi io lavoravo, e quindi non sono riuscito ad andare in giro a godermi i festeggiamenti.

L’anno scorso era piu’ facile: era domenica.

Come ho fatto a fare queste foto? Semplice, non le ho fatte io.

Me le ha mandate il mio amico fotografo Christophe Quirion.

Comunque andro’ stasera al concerto in mother theresa street, con macchina foto, e vi raccontero’.

independence anniversary christophe quirion (3 of 3).jpg

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Feb 16 2009

Quasi un anno

Filed under: Kosovo indipendente

Pensavo che i festeggiamenti per il primo anno dell’indipendenza fossero cominciati gia’ ieri sera.

Sentivo giu’ in strada un bel gruppone di ragazzi che urlava slogan di vario genere, tra urla e risate varie. Si avvicinano un altro po’, e igli schiamazzi assumono un che di familiare. Mi rendo conto che in effetti sono del tutto simili ai cori da stadio che si sentono anche da noi.

Quando passano sotto la finestra, intonano un “Milan, Milan, vaffanculo!”. Guardo l’ora: sono le undici della domenica sera. E’ appena finito il derby. Macche’ indipendenza: solo qualche connazionale che anche a millecinquecento km di distanza non perde le sane, buone, vecchie abitudini da tifoso cafone.

Comunque, era solo questione di poche ore. I festeggiamenti sono ufficialmente iniziati oggi:

christophe quirion -2.jpg

Che carini vero? Non sono mai troppo piccoli per mettergli un bandierone sulle spalle.

Comunque, come l’anno scorso, fa un freddo bestiale e ci sono un sacco di manifesti in giro per la citta’.

Questo e’ quello ufficiale. Ci tiene, giustamente a ringraziare, uno per uno nella loro lingua, i governi che hanno reso possibile l’indipendenza del Kosovo:

manifesto indipendenza 2-2810.jpg

Ma poi c’e’ anche una vecchia conoscenza di questo blog, il signor IPKO, che non ha voluto essere da meno. Anche lui ha tappezzato la citta’ con i suoi manifesti:

ipko celebration-2854.jpg

Si legge: “Kosovo, buon primo anno di indipendenza!”.

Come l’anno scorso, poi, e’ pieno di banchetti che vendono bandiere, soprattutto in Mother Theresa Street:

mother theresa street-2886.jpg

mother theresa street 3-2891.jpg

Ci sono le magliette con l’effigie dello Zio disegnata sopra:

maglietta dello zio-2895.jpg

E le storiche scritte “Bac, u Kry!”

bac u kry-2883.jpg

E poi musica folk albanese un po’ dappertutto:


Il Grand Hotel, in corso di ristrutturazione, ha messo su un mega-bandierone da cento metri quadrati (ma a me, francamente, ricorda piu’ che altro la bandiera del Barcellona)

grand hotel pristina-2880.jpg

E infine, come l’anno scorso, macchine, macchine e ancora macchine. Grandi, piccole, tamarre, truccate, vecchie o nuove che siano, l’importante e’ avere una (ma meglio due o piu’) bandiere. Sul muso, sui finestrini, o tutt’e due.

auto con bandiere2-2916.jpg

A differenza dell’anno scorso, pero’, quest’anno possono sventolare una bandiera che un anno fa non c’era ancora.

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Feb 10 2009

Saatchi & Saatchi

Filed under: Kosovo indipendente, viaggi

Lo chiamano “nation branding”. Ovvero “dare l’immagine a un paese”. Chi di voi guarda la BBC conoscera’ a memoria la musichetta di “Malaysia truly Asia” o meglio ancora “Incredible India”. Ecco, piu’ o meno e’ quello.

Con l’India pero’ e’ facile. C’e’ pieno zeppo di turisti fricchettoni che vanno in India, da che mondo e’ mondo. Si sa gia’ cosa c’e’ in India: ci sono gli elefanti, le spezie, le scimmie, i fachiri, i templi indu’ e tante altre belle cose.

Prova invece a promuovere un paese il Bangladesh. Che ci trovi in Bangladesh? I missionari? I bambini senza tetto? La cacarella? Robe ostiche da vendere. Non e’ che ti invoglino molto ad andarci. Ma ci saranno delle cose belle pure in Bangladesh no? Certo, bisogna solo farlo sapere. E’ un lavoro per quelli del nation branding. Ti fanno una specie di lifting al”immagine del paese. E allora, vai col “Beautiful Bangladesh” !

O la Romania. Che c’e’ in Romania? Dico, oltre a Dracula, che lo sanno tutti. Zingari forse? Stupratori? Camionisti ubriachi alla guida? No, quelli (almeno secondo il TG5) si trovano gia’ tutti in Italia. Altro che di nation branding, avrebbe bisgono la Romania… Che comunque ci prova.

Per il Kosovo e’ la stessa cosa. Che immagine ha? Diciamoci la verita’: merdosetta. E mi rendo conto che questo blog non sempre contribuisce a ripulirla.

Comunque ora ci pensera’ Saatchi & Saatchi! Una delle piu’ grandi societa’ di pubblicita’ del mondo, che e’ appena stata incaricata dal governo di Pristina di dare una bella liftata all’immagine del Kosovo. Mica gratis, e’ chiaro: 5 milioni di euro.

Sono poi curioso di vedere su quale folgorante attrattiva punteranno i nostri cervelloni per il loro branding. Forse sullo spettacolo delle case distrutte? O sul brivido delle mine? Sul mistero dell’uranio impoverito? O sull’aria pura delle centrali a carbne?

Dal canto mio mi permetto di suggerire al signor Saatchi un paio di idee, certo non nuove ne’ originali.

il monastero di Decani:

decani.jpg

E le montagne di Brod e di Brezovica:

brezovica-0005.jpg

Se stavate cercando una meta dove trascorrere Martedi grasso, sappiate che l’agenzia di viaggi inglese Regent Holidays propone gia’, come novita’ assoluta per il 2009, un pacchetto turistico a 550 sterline per un romanitco weekend kosovaro.

Chissa’ che non ci sia davvero qualche turista non-fai-da-te di alpitouriana memoria che non voglia, spinto da un irrefrenabile desiderio di esotismo, avventurarsi in un tour guidato della nostra repubblichetta. Magari gia’ il prossimo weekend. Giusto in tempo per provare il (dubbio) piacere di assistere alle celebrazioni del primo anniversario dell’indipendenza…

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Jan 28 2009

Meteo nostrum

Filed under: Uncategorized

Mentre l’Italia si ricopre di neve, a Pristina e’ ufficialmente finito il disgelo, dopo il ghiaccio delle scorse settimane.

disgelo-1.jpg

A parte oggi che piove, ci si gode un timido sole e temperature qusi palermitane, per la gioia dei baretti che popolano le strade del centro.

Pristina comunque, a sentire il TG di Belgrado, resta pur sempre la citta’ piu’ fredda della Serbia.

Qui agli albanesi non diteglielo, mi raccomando, che si incazzano come delle bestie.

Non per il freddo, s’intende. Per il vergognoso stupro geografico.

drop-1-4.jpg

Secondo le previsioni della TV kosovara, invece, il calduccio ci accompagnera’ ancora per il resto della settimana. Non solo a Pristina, ma anche a Tirana, Tetovo, Presevo e Ulqin.

Non sono citta’ del Kosovo? Lo so, sono in Albania, Macedonia, Serbia e Montenegro. Ma ci abitano degli Albanesi. Sono “dei nostri”.

Non che, dall’altra parte del confine, sia molto diverso, anzi. In Serbia, alcuni giornali danno le previsioni anche per tutta la Repubblica Srpska. Ma e’ in Bosnia, direte voi. Lo so, ma ci abitano i Serbi.

Sono “dei nostri”.

Non lo sapevate? Da queste parti, pure il meteo diventa una questione politica.

Segue i confini che contano: quelli etnici.

splash-1.jpg

Mi racconta un mio amico serbo che un giorno, guardando la TV croata HRT, ha sentito una previsione del tempo piu’ o meno di questo tipo: “c’e’ una massa di aria fredda che dall’entroterra si sposta verso la costa adriatica, muovendosi lungo la rotta che l’esercito serbo segui’ nel 1991 per andare a bombardare Dubrovnik“.

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Jan 22 2009

Mo’ ci pensa Obama

Filed under: Kosovo indipendente

L’avete visto il discorso di insediamento di Obama?

Bello vero? Mi ricorda vagamente il nostro Bondi, per la capacita’ oratoria, o anche Prodi, per la passione che riesce a trasmettere.

Purtroppo io non sono riuscito a seguirlo bene, ero in un bar con alcuni amici, e si sentiva poco e male. Ma il poco che ho sentito mi e’ piaciuto molto.

Quel che e’ certo e’ che qui, come del resto in tutto il mondo, la faccenda dell’insediamento non e’ passata inosservata.

Guardate come si sono premurati gli amici albanesi di far sentire il loro caloroso affetto al neo-presidente:

Obama in Pristina.jpg

Ci sono cartelloni in tutta la citta’. Anche se a dire il vero non e’ ben chiaro chi li abbia messi.

Una cosa pero’, almeno a sentire quello che lamentano i serbi, appare certa: il nostro Barack, per quanto dialogatore e non-unilateralista, non appare minimamente intenzionato a riaprire la questione-Kosovo. Non e’ all’ordine del giorno. Missione compiuta. Indipendenza. Capitolo chiuso.

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