samopravo - blog dal Kosovo

Feb 18 2010

A perfect day

Filed under: Uncategorized

Era qualche settimana che aspettavo l’occasione per potervelo dire, senza girarci troppo intorno: samopravo va in letargo.

Non dico che non ci scrivero’ mai piu’, dico solo che se alle dieci del mattino la giornata in ufficio vi sembra ancora insopportabilmente lunga, per un po’ andatevi a cercare un altro sito per farvela passare.

Non staro’ li’ a raccontare il perche’ e per come, che peraltro risulterebbero di dubbio interesse generale.

Diciamo solo che dopo tre anni un po’ mi sono stancato di scrivere, e poi ho troppe altre cose importanti da fare, tipo allenarmi a scacchi per riuscire a battere i vecchietti al parco almeno una volta.

C’e’ anche il fatto che, questo va anche detto, la cronaca quaggiu’ non e’ che abbia piu’ il ritmo travolgente di un tempo - il che mi lascia spesso a corto di idee.

Potrei raccontarvi della nuova compagnia London taxi che ha sguinzagliato due dozzine di macchine inglesi in girp per la citta’ con tanto di autista in smoking, o della santa rissa tra monaci scoppiata nel monastero di Gracanica, o di quanti cassonetti in fiamme ho visto oggi sulla strada dall’ufficio a casa mia, ma vi interessa veramente?

Piuttosto, veniamo a noi. Aoh! Sono gia’ passati due sporchi e fangosi anni da quando ero qui col mal di schiena in casa a scaricare le foto della giornata dell’indipendenza e a guarda i fuochi d’artificio fuori dalla finestra. Sembra incredibile vero? Eppure…

E quale ricorrenza migliore che l’anniversario dell’indipendenza per celebrare il nostro bell’arrivederci?

Suvvia, non siate tristi, ci sono tanti altri blog che parlano di Balcani. Lina da sola ne avra’ almeno sei.

E via, basta con quelle lacrime, lasciamoci con un sorriso:

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Vi piace? E’ il mio.

Notate quanto fosse ingiallito e tartaroso prima (foto a sinistra), e come sia invece candido e smagliante adesso (foto a destra). C’e’ quel piccolo residuo bluastro sulle gengive, ma il dentista, che ha compr… ehm, preso laurea e diplomi nelle migliori universita’ americane a Pristina mi assicura che nel giro di pochi anni sparira’, e poi esalta il nuovo bianco dei denti.

So che siete invidiosi. Lo volete anche voi? Basta chiamare la Gopal Dent, che ha importato il brevetto Zoom USA appunto dagli USA. Si tratta di un trattamento assolutamente sicuro, non invasivo e direi quasi piacevole. Qui sotto mi vedete mentre mi sottopongo al suddetto intervento. Notate appunto il sorriso, che gia’ si profila smagliante:

smile2.jpg

Se avete altri problemi dentari, non c’e’ problema. Sono lontani i tempi di tenaglie e estrazioni, qui ormai si cura di tutto e lo si fa pure bene. Chiedetelo ai Carabinieri, che si sono tutti fatti rifare dalla dentista Gloria corone, ponti e capsule.

Perche’? Per il semplice motivo che qui il dentista costa circa il dieci per cento che in Italia.

Non il dieci per cento in meno, il dieci per cento proprio.

Faccio un esempio: una piccola otturazione dal mio dentista in Italia: 300 euro. Piu’ due radiografie, 30 euro l’una, totale 360 euro.

Da Gloria, ho fatto le stesse cose per la seguente cifra: per l’otturazione, 30 euro. Per la radiografia: tre euro (tre euro!). Lasciamo stare che la radiografia mi ha mandato a farla nello scantinato di un suo amico che mi ha messo sulla sedia da barbiere e un giubbotto antiproiettile prima di sparare il raggio X. Sono dettagli.

Chissa’ che non sia questo il business che puo’ finalmente rilanciare la stagnante economia kossovara?

E una carie e’ un pretesto buono come un altro per venire a mettere un po’ il naso in questo angolo di mondo.

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Nov 25 2009

noi gggiovani

Filed under: Kosovo indipendente, nuove generazioni

Vi ricordate di Saatchi & Saatchi?
Ecco qua quello che hanno prodotto fino ad oggi per sdoganare il Kosovo come un posto (quasi) normale:


Non so a voi, ma a me piace, davvero.

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Nov 19 2009

Il Bombarolo (continua)

Filed under: Kosovo indipendente, Politica balcanica, Pristina

Comunque, io a vedere Bill ci sono andato.

Non potevo perdermelo per neinte al mondo.

Era un po’ come ce lo si poteva aspettare: Bill e’ stato annunciato come un eroe (”Kosova honors a hero”, dicevano i manifesti) ed e’ stato ricevuto come tale.

I suoi faccioni, in eta’ variabili tra i 30 e i 60, erano dappertutto.

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Cosi’ come le bandiere a stelle e strisce.

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In centro citta’, (nel Bill Clinton boulevard - e dove altro, se no?) c’era la folla delle grandissime occasioni. Suppergiu’ diecimila persone, a mio personalissimo occhio.

Stipate un po’ dovunque ci fosse una superficie orizzontale calpestabile.

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Ho visto dei vecchietti passare attraverso la vetrata rotta di una scala condominiale per accedere a questo balcone.

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Nonostante le insistenze dei vecchietti, io alla fine non ci sono salito, sul balcone. No grazie. Mi vedevo gia’ a crollare giu’ tipo stadio Heysel.

Ma immagino che ne valesse la pena e che ci fosse una visuale superlativa sul palco. Con sopra Bill, Thaci, Sejdiu, danze tradizionali, nani e ballerine.

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Come da previsioni, la venuta dello zio Bill e’ stata un’ ottima propaganda elettorale per Thaci e il suo partito. Si sono confermati prima forza politica del Paese, davanti non solo ai rivali storici (fin dai tempi dell’UCK) di Ramush e compagnia, ma anche ai moderati dell’ex presidente Rugova.

Eccolo qua il serpentone Thaci:

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Eccolo li’, lui che si vanta di essere l’autore dell’indipendenza del Kosovo, che applaude tutto tronfio il suo ospite. Ben sapendo di non essere lui, ma chi gli sta vicino sul palco, il vero, glorioso, unico, canuto padre della patria.

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Nov 13 2009

Tutto un magna magna

Filed under: Politica balcanica, Pristina

Non so chi sia il creativo dietro agli slogan di Vetevendosje, ma di sicuro e’ uno sveglio.

Domenica (dopodomani) si vota per le elezioni amministrative.

Come al solito, i Vetevendosjani lanciano appelli al boicottaggio.

Stavolta se ne sono usciti con la coniugazione del verbo “Votare”

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Io Voto

Tu Voti

Egli Vota

Noi Votiamo

Voi Votate

Loro se ne approfittano

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Nov 06 2009

Il Bombarolo

Filed under: Kosovo indipendente, Pristina

La notizia e’ come l’ospite, e come il pesce: dopo tre giorni puzza. Peccato che grazie al signor IPKO sono stato senza internet una settimana e non sono riuscito a pubblicare prima questo post che ho scritto domenica. Pazienza.

Era solo questione di tempo: prima o poi la “sua” Pristina la doveva per forza visitare.

Bill Clinton nel Bill Clinton Boulevard. Come Togliatti a Togliattigrad. Un sogno.

L’occasione della visita era in realta’ molto banale (e non so fino a che punto “occasionale” o “occasionata” da Thaci e i suoi, in vista delle elezioni amministrative del prossimo 15 Novembre): l’inaugurazione di una statua dedicata proprio a lui, il papa’ della patria.

Non bastava la foto di Bill Clinton: ci voleva pure la statua di Bill Clinton. La foto in alto, la statua in basso. Il tutto nel Bill Clinton boulevard.

“Overkill”, come direbbero gli americani.


La statua in se’ e’ stata assai contestata. Rende poca giustizia al personaggio.

Fattezze un po’ grossolane, manona gigante a salutare la folla (e presto ad ospitare un bel nido di cornacchie, ci scommettiamo?), faccia un po’ da ebete, e posa asai poco plastica.

Poi l’hanno messa proprio sotto i palazzoni del Bill Clinton boulevard…

DSC_6940.jpg

… che la fanno sembrare minuscola.

Poi c’e’ la faccenda del librone in mano.

Nessuno mi sapeva dire che diavolo fosse sto libro. La Bibba, da bravo anglicano? A Pristina? Non credo. Il Corano, per emulare Obama? Hmm, poco credibile. Una raccolta di fumetti Marvel? Poco adatto al personaggio. Un pornazzo? Adatto al personaggio, ma chi glie lo andava a dire?

Quando poi scopro di che si tratta veramente, ci resto secco.

Sapete che e’? Un fascicolo con su scritta la data dell’inizio dei bombardamenti nel ‘99.

Prima penso di aver capito male, poi penso che no, che e’ giusto cosi’.

Per quale altra ragione Bill se no verrebbe accolto con tanto affetto? Perche’ altrimenti sarebbe l’idolo locale? Perche’ ne fanno calendari, manifesti e santini? Perche’ gli intitolano strade, foto, statue?

E’ chiaro. Per la stessa ragione per cui c’e’ la pizzeria Aviano, le magliette con scritto “NATO just do it” o la scuola guida “Wesley Clark”.

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Una bella statua a Clinton che bombarda i Serbi cattivi.

W il Kosovo multietnico.

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Oct 27 2009

Waterloo

Filed under: Politica balcanica, Serbia

Anche se alla mia amica Irena hanno insegnato che nel 1389 a Kosovo Polje i Serbi hanno vinto, la verita’ sulla storica battaglia in realta’ e’ piuttosto nebulosa.

gazimestan entrance.jpg

Con buona pace dei prof. di storia di Irena, sembra pero’ alquanto certo che i Serbi la battaglia NON la vinsero. Poi ci sono varie versioni - si va da quella del pareggio a quella dell’umiliazione totale. Wikipedia dice - e io ci credo - che entrambi gli eserciti furono praticamente distrutti. La differenza fu che gli Ottomani avevano migliaia di truppe pronte a rimpiazzare i caduti, i Serbi no.

Quello che mi interessa pero’ e’ capire per quale diavolo di motivo il 1389 sia diventato la data storica, fondante dell’identita’ serba. A me, per lo meno, non e’ chiaro, se per voi lo e’ battete un colpo.

Butto li’ quattro considerazioni quattro.

Uno: da un punto di vista militare in quegli anni di battaglie ce ne sono state di piu’ rilevanti (come ad es la battaglia di Maritza del 1371 in Bulgaria).

Due: da quando in qua si celebra una sconfitta? E’ come se in Italia ogni 24 Ottobre festeggiassimo la battaglia di Caporetto. (fra parentesi, ve lo ricordate quel manager di Telecom che incitava i dipendenti a fare come Napoleone a Waterloo? Riguardatevelo: un sempreverde).

Tornando in tema, tre: i Serbi pare avessero vinto parecchie altre volte contro i Turchi, ad esempio a Dubravnica nel 1381 e Plocnik nel 1386. Perche’ non ricordare le vittorie?

Quattro: Kosovo Polje non e’ neanche stata la capitolazione definitiva della Serbia: ci furono altre battaglie, i Serbi ne vinsero pure qualcuna, come ad es. Despotovac nel 1404. Maometto II non prendera’ Belgrado fino al 1456.

Tutto cio’ per dire che sarebbe interessante capire da quando si celebra il mito di Kosovo Polje. Insomma: si celebra da sempre, o solo da quando il Kosovo e’ un problema?

Paolo Rumiz, nel suo bellissimo e ahime’ semi-introvabile Maschere per un massacro, ricordava di come fu proprio Milosevic a rinvigorire il mito della battaglia, portando in processione a spasso per la Serbia le spoglie del principe Lazar, morto - appunto - nella battaglia di Kosovo Polje.

Comunque, l’unica e comunque ultima certezza che posso dispensarvi sul tema e’ che nella battaglia ci rimisero le penne i condottieri di entrambi gli eserciti: il principe Serbo Lazar (come ormai sappiamo) da una parte, e nientepopodimenoche’ il sultano ottomano regnante Murat I dall’altra.

Murat han fatto che lasciarlo li’. Sepolto che era ancora caldo nella piana del Campo dei Merli, non lontano da dove sorge oggi la torre di Gazimestan.

E Murat, se vi interessa (a me interessava, e sono andato a cercarlo) e’ ancora li’.

Cioe’, per l’esattezza c’e’ meta’  Murat.

No, non e’ stato segato da qualche spadone a due mani - la questione e’ un’altra.

Il corpo, di Murat, e’ a Istanbul credo, o comunque in Turchia. A Kosovo Polje, in una magnifica tomba monumentale, ci sono le interiora.

So che non e’ il massimo della finesse, ma si sa, i Turchi non avevano bisogno di lezioni di truculenza da nessuno.

La suddivisione del vecchio Murat me la spiegava, con un certo gusto per i dettagli, la custode della tomba, una simpatca signora di mezza eta’.

signora tomba murat.jpg

La signora, Serba di Novi Pazar, in realta’ e’ la moglie del guardiano vero e proprio (lui quel giorno li’ non c’era).

Lui, il marito, non e’ un custode qualunque. E’ turco. Ed e’ l’ultimo discendente di una famiglia di turchi Uzbeki migrati in Kosovo intorno all’anno 1500. Da allora, la famiglia fa la guardia alla tomba del sultano Murat.

Cinquecento anni di impero ottomano, tutti raccolti in una vecchia signora con un golf rosso.

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Oct 15 2009

Snijeg

Filed under: Cultura balcanica, Pristina

Il grosso dei film in concorso erano film balcanici. Ce n’erano un po’ per tutti i gusti e da tutti i paesi. Tranne la Serbia, ca va sans dire.

Alla fine la Dea d’Oro l’ha vinta Snijeg (”neve”): sono d’accordo e sono contento.

Snijeg e’ una storia di un piccolo villaggio abitato da sole donne, raccontata da una giovane regista bosniaca. Un po’ triste come storia, si capisce. Ma il film ha il pregio di non essere ne’ ‘pretenzioso ne’ retorico ne; inutilmente piagnucoloso. L’avevo gia’ visto a Belgrado, anche la’ era stato accolto bene. A me e’ molto piaciuto, ve lo consiglio.

Nella mia personale hit parade al numero due si piazza Jas sum od Titov Veles (Vengo da Titov Veles). Una storia anche qui per niente banale e un po’ sognante ambientata - appunto - a Titov Veles, in Macedonia. La protagonista ricorda vagamente Amelie, come tipo, per cui se avete odiato il magico mondo della suddetta forse e’ prudente starne alla larga.

Dopo oro e argento la mia personale classifica passa direttamente alle medaglie di legno.

Zivi i Mrtvi (I vivi e i morti), dalla Croazia, mette in scena un parallelo tra seconda guerra mondiale e guerra degli anni 90. Personaggi interessanti, e il messaggio sulla ciclica futilita’ dealla guerra passa. Ma perche’ tutte quelle riprese al rallentatore, e quelle musiche altisonanti? Pretenzioso.

Gledaj me (Guardami), montenegrino, ha il merito di provare a parlare di altre cose che non siano la guerra o le sue conseguenze. Ma effetti ed effettini, grandangoli, bianchi e nero e riprese dal basso dopo un po’ fan venire il mal di mare. E non tutti sono bravi come Gus van Sant a raccontare le storie in modo non lineare. Molto pretenzioso.

Il peggiore dei balcanici poi e’ stato il film greco (si, la Grecia e’ Balcani). Come si chiamava? Ah gia’, Correction. Ammazza che zozzeria. Una mezz’ora buona me la sono dormita, i film iper-reality alla fratelli Dardenne mi han sempre fatto questo effetto. Ma quello che ho visto mi e’ bastato. Per me l’han proiettato solo perche’ a tratti parlava di un tifoso albanese ammazzato di botte da degli ultra’ greci. Fossi in voi eviterei.

In concorso c’era anche poi il peggiore di tutti: Opium War. Regia di un afgano (che povero cristo non gli han dato il visto per venire in Kosovo in tempo, ma che ha pure vinto la Dea per la miglior regia). Produzione afgano-francese-sudcoreana-giapponese. Il francese voleva produrre una commedia, il giapponese una tragedia, il coreano una fiction e l’afgano un documentario. Polpettone eclettico.

Posso dirlo? Il film migliore che hanno dato e’ questo:

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Una storia sul filo (e’ il caso di dirlo) tra un documentario e un sogno. Divertente, avvincente, poetico.

Giustamente fuori concorso, per manifesta superiorita’.

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Oct 05 2009

Al cine vacci tu!

Filed under: Kosovo indipendente, Pristina

“Cheppalle, hai notato? Quando si dice Kosovo, di solito nella stessa frase c’e’ anche “guerra” o “mafia” o “Serbia” o una combinazione delle tre.”

“Hai ragione, basta!”

“Non sarebbe ora di associarlo a qualcosa di meno deprimente?”

“Non aggiungere altro, ci stavo pensano pure io. Ma a cosa?”

“Qualcosa di culturale, ad esempio. La cultura fa figo, non impegna e soprattutto non costa una mazza.”

“E cos’avresti in mente?”

“Un premio letterario. Il Kosovo Novel Prize. Con il cachet di 50 Cent ci portiamo Sepulveda, Paolo Coelho, Stephen King e un pronipote di Proust a Pristina per una settimana. Diamo i libri a qualche studente di lettere che se li legga e non ce ne andiamo a far baldoria con un paio di mignott… - oops! - escort ciascuno. Che te ne pare”

“Si ma la giuria? Lo sai che qui nessuno legge libri! Che trovi di tradotto in Albanese? Harry Potter, il Corano, qualche libro di ricette e i manuali per hacker. E poi in tutta Pristina ci saranno due librerie, che figura ci facciamo con gli scrittori?”

“Ok, niente premio leterario, tanto in effetti e’ palloso. Ci vuola qualcosa di piu’ cool, un premio fotografico:: the Kosophoto Black and White Awards.

“Ma dai, ma se le foto del Kosovo gli escono dalle orecchie a tutti. Quante foto in bianco e nero hai gia’ visto con corvacci che volano e la moschea sullo sfondo? E poi il vecchio con il plis bianco in testa che piange sulla tomba, la famiglia serba in casa con il poster di Seselj appeso al muro, la ragazza rom col bimbo in braccio davanti alla baracca, mi sembra gia’ di vederlo, ’sto tuo Kosophoto. E poi scusa, li hai visti quanti fotogiornalisti ci sono in giro? Alla festa dell’indipenzdenza sembrava la caccia alla volpe, appena un bambino tirava su la sua bandierina c’erano dieci zoom che gli sparavano in faccia…”

“Al diavolo il premio fotografico! Certo che non sei propositivo tu, eh? Che si puo” fare…. Ok ci sono, senti questa: un festival di cinema. Che te ne pare?”

“Ma se e’ l’unica cosa che gia’ c’abbiamo in Kosovo! Ed e’ pure fatta bene! Il Dokufest di Prizren, tutti gli anni, la seconda di Agosto, ma non ti ricordi?”

“Si ho capito, ma il Dokufest chi se lo caga, scusa eh? L’hai mai visto Spielberg al Dokufest? Roman Polanski l’hanno forse arrestato al Dokufest? Hai mai sentito il vocione del trailer che dice “il premio Dokufest Robert de Niro”? Ma che film danno poi, a sto Dokufest? Documentari bulgari su centrali elettriche? Corti kosovari sul processo ad haradinaj? Sai che allegria, ma chi se la pappa sta sbobba? La gente si vuole divertire. Guarda che tivu’ fanno in italia, loro si che han capito. La gente arriva a casa e pigia il telecomando per dimenticare la sua vita. Qualsiasi cosa, pur di non pensare. Altro che centrali elettriche bulgare. E poi: che premio danno al Dokufest?”

“…”

“Vedi che non lo sai nemmeno te? La palma, il leone, l’orso, questa e’ roba che tira, roba che la gente si ricorda. Ci schiaffiamo una statuetta uguale all’Oscar, ma ci mettiaamo la faccia di pizza della statuetta Illira, cosi’ ribadiamo anche che qui c’erano prima gli illiri degli Slavi.”

“Ma noi allora perche’ ci chiamiamo Albanesi, se siamo Illiri?”

“Lascia stare gli Illiri adesso, era solo per parlare della statuetta. La Golden Goddess, ecco come la chiameremo. E comunque, Illiri o non Illiri, il festival va fatto a Pristina. La BBC parla di Pristina, chi l’ha mai sentita Prizren, chi la conosce, dai? “In quale paese si trova la citta’ di Prizren” potrebbe essere la domanda da un milione al milionario…”

“Si ma li’ ci sarebbero due risposte giuste, a quella domanda… Non potrebbero farla, in un gioco a quiz come il Milionario! Sono sicuro che il notaio del program– “

“Fanculo al Milionario! Lascia perdere, che c’entra adesso il Milionario?”

“Ma sei tu che…”

“Basta!! Lo facciamo, ho deciso. Ho gia’ anche il nome: Prishtina Film Fest”

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Sep 27 2009

La pacchia e’ finita

Filed under: Centrali a carbone, Kosovo indipendente, Strani personaggi

In queste settimane si e’ parlato (non molto, a dire la verita’, ma se ne e’ parlato) di una riduzione delle truppe della NATO in Kosovo. La KFOR.

Attualmente sono in 14.000 a grattarsi gli zebedei, asserragliati come sono con armi (e’ il caso di dirlo) e bagagli nelle loro basi militari a prova di bomba.

Non e’ colpa loro, se si grattano, ci mancherebbe. E’ proprio che non c’e’ poi cosi’ tanto da fare, ormai. Ma, si sa, e’ un po’ come il cric della macchina nel bagagliaio: ce lo devi avere, anche se non e’ poi detto che ti servira’ mai.

Certo, visti i tempi che corrono a Kabul e dintorni, uno potrebbe anche pensare che sarebbe logico trasferirli altrove. No? Ovviamente senza chiedergli se sono d’accordo o no. Sono soldati, obbedire e’ il loro mestiere.

Ad ogni buon conto, di questi 14 mila grattatori di zebedei, se ne dovrebbero tornare a casa in 4 mila.

Spero solo che non se ne vadano i Danesi, perche’ la domenica hanno un brunch a base di gamberetti, salmone, biscottini danesi e altre diavolerie scandinave. E anche i Carabinieri, speriamo che restino, stanno simpatici a tutti e fanno la pizza piu’ buona di Pristina.

Quelli che invece - spero - faranno presto armi e bagagli sono quelli che fan la guardia alla torre di Gazimestan.

gazimestan.jpg

Lo spero per loro - mica per me. Son quelli che si grattano piu’ di tutti.

La torre in questione, come ricorderete, e’ quella che ricorda la battaglia di Kosovo Polje. Quella da cui il caro vecchio Slobo arringava le folle con i suoi discorsetti. Se gli Albanesi potessero, la distruggerebbero domani stesso.

L’ultima volta che ci sono stato, a Gazimestan c’erano gli Slovacchi.

Questo e’ l’accogliente benvenuto che attende i visitatori:

gazimestan fence.jpg

Poveracci, bisogna pure capirli. Almeno gli altri si grattano in compagnia, questi sono quattro gatti. Vivono in tre container tipo quelli del porto di Genova, uno con la TV e cucina, uno con la palestra, uno dove dormono.

C’e’ pure uno a turno che monta la guardia proprio in cima alla torre.

Se sali fin su, ti saluta con tutto il calore di cui e’ capace (cioe’ poco). Ma vederti sara’ comunque la cosa piu’ eccitante che gli sara’ capitata nell’ultima settimana.

Per festeggiare l’incontro, poi, il povero cristo si aprira’ anche una scatoletta di ananas e se la mangera’ con rassegnato gusto, tra una sbirciata al cannocchiale e un’altra.

  soldier gazimestan.jpg

Si da’ poi anche il caso che l’infausta torre si trovi proprio a un volo di corvo da Obilic.

obilic from the distance.jpg

Per cui tutti i profumi pregiati della centrale si dirigono dritti dritti - tipo scia del panino imbottito di Poldo - sul naso dello Slovacco.

Ma chi glie lo fa fare. Ananas al carbone. Sembra l’ultima trovata della cucina molecolare di elBulli.

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Sep 15 2009

Senza titolo

Filed under: Uncategorized

gjakova.jpg

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Sep 10 2009

Serbocroata

Filed under: Cultura balcanica, Serbia

blanka vlasic.jpg

Che le ragazze serbe siano carine, e’ risaputo.

Che le ragazze serbe poi siano anche brave nello sport, e’ un dato di fatto. Questo pero’ e’ uno di quei sillogismi che non e’ che funziona nei due sensi: se sei bella e brava nello sport, non e’ per forza vero che sei anche una ragazza serba.

Succede pero’, molto spesso, che i giornalisti italiani, quando vedono una bellezza slava in pista, vanno automaticamente in tilt ormonal-geografico. Blanka Vlasic, gran campionessa di salto in alto (nonche’ grant topona fagiano.gif ) lo sanno tutti: e’ l’orgoglio dela Croazia intera.
Guardatela qua come si aciuga le lacrime con il bandierone scacchierato dopo aver vinto una dele sue tante medaglie (che brava che e’, troppo forte…):
GYI0000646712.jpg
Eppure La Stampa l’altro giorno diceva:
Continua il momento positivo di Blanka Vlasic: dopo l’oro conquistato l’oro nei recenti mondiali di Berlino, l’atleta serba al meeting di Zagabria è salita a 2,08, a un solo cm dal record storico di Kostadinova. A un passo dal record.” Mi lascia un po’…, come dire, e’ incredibile - no? - voglio dire… AOOOH! Sono passati quasi VENT’ANNI (dico, 20 anni), dalla dissoluzione dell’Ex Jugoslavia, ma li vogliamo imparare a distinguere sti paesi?
Ma poi capisco fossimo messicani, o vietnamiti, che ce ne frega a noi della Yugoslavia, ma porca paletta ce li abbiamo come vicini di casa! Trieste-Zagabria e’ poco piu’ che Torino-Milano.
Come dite? Ancora sta storia? No, ve l’ho gia’ detto e ripetuto: Pristina non e’ in Bosnia!!!

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Sep 03 2009

1.887

Filed under: Giustizia internazionale

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Pristina, 31 Agosto 2009.

Dove sono finite 1887 persone scomparse?” (”Non lo so“, ha aggiunto qualcuno)

Il lavoro di chi - come l’OMPF - cerca quantomeno (quantomeno…) di dare una parola definitiva sulle speranze delle famiglie, incontra parecchie difficolta’.

Le riesumazioni, ancora a distanza di 10 anni, continuano a ritmo incessante, settimana dopo settimana. Purtroppo pero’ non e’ tutto cosi’ liscio. Prima di tutto bisogna sapere dove scavare. Spesso gli indizi vengono dalle famiglie o dai vicini di casa. C’e’ persino gente inqualificabile che si fa pagare per dare informazioni, o presunte tali. Madri, padri, fratelli e mogli sono disposti a pagare molti soldi pur sapere qualcosa in piu’ su dove sia sepolto un loro caro. Ci sono anche casi di gente che dice di avere informazioni, si fa pagare, e da’ informazioni false.

Una volta trovato il corpo (anzi, un corpo) la faccenda non e’ per niente finita. Bisogna identificarlo.

Dal corpo riesumato si preleva allora del DNA in modo da confrontarlo con i campioni di DNA donati dalle famiglie degli scomparsi. Se il riscontro e’ positivo, il corpo viene restituito alla famiglia, di modo che possa venire quantomeno seppellito in modo degno.

A volte pero’ non si trova il DNA corrispondente. Com’e’ possibile? Tutte le famiglie che hanno un famigliare scomparso hanno donato il DNA. Ci sono molti motivi, ma il principale e’ che durante una guerra, ci sono frequenti casi di incorretta identificazione dei corpi: le famiglie seppelliscono il morto sbagliato. Cosi’ la famiglia vera dona il DNA, ma il “loro” morto e’ gia’ sepolto sotto un altro nome da qualche parte, e non verra’ mai riesumato. Chi invece veramente ha un famigliare scomparso, non dona il DNA, e quandi non si sapra’ mai che il corpo riesumato apparteneva in realta’ a loro.

Molti corpi sono poi stati trasportati fuori dal Kosovo, o sepolti nei cimiteri “sbagliati” (musulmano o ortodosso) per farne perdere le tracce.

Ci sono poi persino dei casi di figli nati da relazioni extra-matrimoniali: per questi, chiaramente, il DNA del padre non funzionera’…

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Aug 30 2009

1.900

Filed under: Giustizia internazionale, Kosovo indipendente, UCK

Credo che ci sia solo una cosa piu’ tremenda della morte di una persona cara: non sapere se questa persona e’ viva o morta.

Oggi (30 Agosto) e’ la giornata internazionale delle persone scomparse. Un dramma, quello degli scomparsi, che qui in Kosovo e’ tremendamente attuale.

All’indomani della fine del conflitto, infatti, alla Croce Rossa era stata denunciata la scomparsa di oltre ben 5.600 persone.

Ad oggi sono purtroppo ancora 1.900 le persone - un po’ di tutte le etnie - di cui non si conosce il destino. Corpi che non sono mai stati ritrovati.

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Si tratta per lo piu’ di persone rapite e poi fatte sparire, sia dall’UCK che da militari/paramilitari/polizia serbi.

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Aug 25 2009

Spacco tutto

Filed under: Kosovo indipendente, Pristina

Che quelli di Vetevendosje non amassero molto quelli di EULEX, lo si sapeva gia’.

Basta vedere quanti muri a Pristina e dintorni gli amici vetevendossjari hanno graffittato con queste simpatiche scritte:

eumik2.jpg

Il loro programma politico e’ fin troppo chiaro: via tutti gli internazionali dal Kosovo.

Se non fosse che il giorno dopo sarebbe il caos, si potrebbe pure essere d’accordo.

Ce l’avevano con UNMIK prima, ce l’hanno con EULEX adesso.

eumik3.jpg  

Credo comunque che quello di Vetevendosje sia un bell’esempio di ipervisibilita’ di un movimento.

Scritte cosi’ si trovano dappertutto, ma poi alle manifestazioni sono spesso in quattro gatti.

Il loro peso nel dibattito politico interno, poi, penso sia pari a zero o poco piu’.

In ogni caso, gli amici di VV sono molto creativi e amano le azioni spettacolari (che danno ipervisibilita’, appunto).

Oggi sicuramente di visibilita’ ne hanno avuta, pure troppa: hanno sfasciato 28 macchine di EULEX

eulex vehicle 6.jpg

Ben custodite, peraltro, in un parcheggio a pagamento nel centro di Pristina.

eulex vehicle2.jpg

Non so, ma il fatto che proprio oggi, in quel parcheggio sia arrivato il circo, mi sembra troppo divertente per essere una pura casualita’…

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Aug 20 2009

Finalmente?

Filed under: Belgrado, Politica balcanica, Serbia, viaggi

“Finalmente” e’ la prima parola che e’ venuta in mente a tutti quando la Commissione europea ha presentato la sua proposta sull’eliminazione del regime di visti per Serbia, Montenegro e Macedonia (ops, FYROM) a partire dal 2010. E’ solo una proposta, per ora, ma siccome e’ da un pezzo che se ne parla, ci sono buone possibilita’ che a Bruxelles ne abbiano le tasche piene e che quindi la approvino senza colpo ferire.

E d’altra parte, dopo tanto bastone, un po’ di carota per gli amici Serbi ci vuole pure, no?

Finalmente, si diceva, perche’ per questa famosa «white Schengen list» ci sono voluti un bel po’ di lavoro, e di negoziati, e di verifiche, e di nuove regole.

… e un bel po’ di attesa, direbbero molti Serbi, secondo cui la decisione arriva con un ritardo di 10 anni.

A molti Serbi in realta’ non interessa neppure tanto entrare a far parte dell’Unione, quanto uscire dalla gabbia di passaporti, consolati, appuntamenti, visti e permessi oer andare praticamente ovunque che non sia in Russia.

orthodox church-2.jpg

Negli ultimi sondaggi, infatti, solo il 61% della popolazione voterebbe SI all’ingresso della Serbia nell’UE, mentre ben l’82% e’ favorevole all’entrata della Serbia nella white Schengen list.

In ogni caso, presto (forse, speriamo), i nostri amici belgradesi potranno venirci a trovare senza visto. Sempre che in Italia di stranieri ne facciano ancora entrare.

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Aug 11 2009

Fuori dal tempo (continua)

Filed under: Serbia, viaggi

Bera monastery2.jpg

Dopo aver bevuto un po’ di rakia con un trio di cacciatori di passaggio, e piuttosto scoraggiati dall’assenza di cinghiali, i due ti invitano a cena.

La mammina prende qualche uovo e del formaggio di pecora fatto in casa, il monaco mette su una frittata e un po’ di porcini appena raccolti.

Completano il pasto pane di campagna e cipolla a volonta’.

Il monaco - non so neanche come si chiama - dice che non ha bisogno di nulla, tranne che di Bog. Dio.

Anche il cellulare lo potrebbe gettare ai maiali.

Stando cosi’ fuori dal mondo, poi, si capisce meglio come va il suddetto. Almeno dice.

Si finisce presto a parlare di religione, della fine del mondo, della terza guerra mondiale e della venuta dell’Anticristo.

Arrivera’ ben presto, neanche a dirlo.

Anzi, secondo lui e’ gia’ bell’e che arrivato: e’ il principe William, il figlio di Lady D.

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Aug 07 2009

Fuori dal tempo

Filed under: Serbia, viaggi

bera monastery1.jpg

Il Sud della Serbia e’ un posto ancora estremamente rurale. Povero. Agricolo.

Ed e’ proprio li’ che si possono fare degli incontri che solo nei film di Kusturica.

Ad esempio, cos’e’ quella costruzione che si vede la’ in fondo? Un granaio? Una stalla?

Sbagliato: un monastero.

Nel mezzo del nulla, a chilometri dal primo centro abitato, ci vive un monaco. Uno.

C’e’ anche una vecchia signora che ti prepara il caffe’ e magari pure la cena. Poi scopri che e’ sua madre.

Vivono cosi’, lui e lei, in mezzo a pecore, funghi e galline che gli danno un po’ tutto quello di cui han bisogno.

Niente energia, niente acqua corrente. Il cellulare si pero’: per quello c’e’ un pannellino solare e il caricabatterie.

Almeno finche’ fa bello, possono parlare con qualcuno.

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Aug 03 2009

C’e’ da fidarsi?

Filed under: Pristina

POrte blindate.jpg  

Tophane, Pristina, Aprile 2009.

Negozio di porte blindate

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Jul 31 2009

Carri e carretti

Filed under: viaggi

tank sign kosovo.jpg

Sulle strade del Kosovo puoi trovare veramente di tutto.

Il traffico come quantita’ non e’ intensissimo, ma la qualita’ del traffico che c’e', e’ micidiale.

Spesso si creano code interminabili perche’ un camion resta in panne in mezzo all’unica strada disponibile.

Altre volte, c’e’ un poveraccio con il suo carretto ad asino che tappa tutta la corsia.

Ecco allora che la gente si esaspera e supera il carretto, in cuva, in salita, con nebbia, con neve, con pioggia.

E cosi’ arriva l’incidente.

Piu’ raramente del carretto si puo’ incontrare il carro.

Armato, s’intende.

Oggi sempre meno. Ma dai segnali per la strada si capisce bene che un tempo ne devono essere circolati ben di piu’.

A proposito: non ho mai capito che cappero vogliono dire quei segnali gialli. Li mettono prima dei ponti.

Se qualcuno ne sa qualcosa, o vuole fare ipotesi, si faccia avanti.

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Jul 28 2009

Chi paga il conto?

Filed under: Centrali a carbone, Pristina

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Pristina, Febbraio 2009.

Manifesti per la strada invitano la popolazione a pagare le bollette della KEK, la societa’ elettrica del Kosovo.

Mentre nella capitale i tagli di energia sono molto diminuiti, in molti villaggi le persone sono ancora oggi piu’ spesso al buio che al chiaro.

D’inverno significa avere freddo, mentre adesso, d’estate, non poter usare il frigorifero.

Certo, ci si puo’ arrangiare con costosi e rumorosi generatori a scoppio. Oppure pagare la boletta.

In questi mesi KEK ha deciso di dare un giro di vite e di disconnettere i villaggi piu’ scrocconi. L’offerta e’ una bolletta flat di 26 euro al mese per ogni famiglia-mangiaufo.

Ma molti Serbi si rifiutano ancora di pagare le bollette della KEK. Forse perche’ questo significherebbe riconoscere la legittimita’ del governo di Pristina. Forse invece perche’, a loro volta, negli anni novanta gli Albanesi non pagavano la bolletta del governo serbo.

Sia come si vuole, pure una bolletta qui finisce in politica.

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