samopravo - blog dal Kosovo

Aug 09 2008

Auto Larje

Filed under: Albanesita', Pristina

L’acqua gli piace proprio un casino: starebbero delle ore a lavarsi la macchina.

Sara’ che e’ uno status simbol, sara’ che hanno speso tutti i soldi che avevano per comprarsela. Compresi spesso quelli per la benzina, tanto che non e’ raro vedere una Audi, una Golf, o una Mercedes al traino di auto ben piu’ scadenti. O - semplicemente - spinte a braccia dai rispettivi padroni.

Comunque, Mercedes, Audi o Golf che sia, sta di fatto che gli piace lavarla. Non a caso, infatti, un’attivita’ su tre qui in Kosovo e’ un’Auto Larje - auto lavaggio.

Che l’Auto Larje consista in una baracca in mezzo alla campagna, in una baracca in mezzo alla citta’, o in un centro ipermoderno tipo questo che hanno aperto vicino a casa mia, un Auto Larje che si rispetti e’ sempre pieno.

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Osservate con che perizia gli omini in rosso si prendono cura delle autovetture, inclusa la mia.

Lavorano in tre-cinque alla volta, per mezz’ora. Tre euro.

Quello che mi sorprende di piu’, soprattutto in mesi afosi come Agosto, e’ l’uso assassino che gli Auto Larjisti fanno dell’acqua. Milioni di litri. Dovreste vederli come si divertono a lavare e risciaquare con quei pistoloni ad aria compressa. Potrebbero starci delle ore.

Per non parlare poi (ma e’ un altro dicorso) della gente che con l’acqua ci lava le strade. Non se ne capisce bene la logica, ma per qualche motivo qui tutti adorano inondare strade e marciapiedi con ettolitri di acqua. A secchiate, bottigliate, poco importa. Basta buttare acqua in terra.

Persino di inverno, quando l’acqua cosi’ prontamente si trasforma in pericoloso ghiaccio.

Persino quando piove, come raccontavo gia’ l’anno scorso.

Lo spreco vergognoso di acqua che si fa da queste parti non mi turberebbe piu’ di tanto, se non fosse che tutte le sere dopo le dieci-dieci e mezza il rubinetto non caccia piu’ una goccia. Niente doccia, niente lavatrice, niente denti, niente sciacquone. Quindi via con bottiglie, taniche, e altre amenita’.

Il paradosso e’ poi che di acqua ce ne sarebbe pure: a dieci km da Pristina - solo per dirne una - c’e’ un enorme lago artificiale.

Pare pero’ che di notte (di notte, appunto) ci sia sempre da riempire la gigantesca piscina nel parco di Germia, il cui fondo bucato ogni giorno perde milioni di litri.

Jul 30 2008

Belgrado, 29 Luglio 2008

Filed under: Belgrado, Giustizia internazionale, Serbia

Ecco il resoconto della mia “corrispondente” belgradese

20.00

Una nuova manifestazione anima Trg Republike (Piazza della Repubblica, il centro di Belgrado) e la riempie di bandiere, di canzoni, di mani con le tre dita alzate al cielo.

Questa volta non sono i « quattro gatti » dello scorso post a manifestare contro l’arresto di Karadzic, ma ben 16 000 persone (secondo le stime del ministero degli interni), venute da tutta la Serbia e dalla Republika Srpska. Una folla variopinta e composita di giovani e meno giovani, vecchi combattenti, militanti di partito, ragazzi con cappellino e occhiali da sole, ragazze in tenuta estiva.

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21.00

Diversi ospiti importanti anche, tra cui il fratello di Radovan, Luka Karadzic.

« L’eroe della Serbia » e’ scritto sulle magliette. « Karadzic ha difeso il popolo serbo, ha combattuto perche’ avesse un suo Stato. Siamo un grande popolo- viva la Serbia ! » dice uno degli speaker dal palco allestito per l’occasione.

Un gruppo di manifestanti mostra alla TV la prima pagina del giornale Pravda : « Arrestate Boris [Tadic, NdR], liberate Radovan ! ». Si cantano canzoni popolari o nazionaliste («chi mi separera’/ dalla mia anima/ il Kosovo»…), risuona regolarmente l’inno nazionale serbo («Dio e’ salevzza/ Dio fa giustizia…»).

Il tutto e’ stato organizzato dal partito radicale con il sostegno del partito di Kostunica. Stavolta tutto sara’ tranquillo, hanno detto. Strade chiuse, polizia, ambulanze pronte (beh non si sa mai), trasporti pubblici ridotti dalle 19 (l’avevo dimenticato… prima di farmi 2 Km a piedi con le borse della spesa!).

Varie personalita’, politici, attori, cantanti, si danno il cambio sul palco. «Ora sappiamo che il prossimo passo per entrare in UE e’ il riconoscimento del Kosovo». Contro l’Aja : «Quanti i serbi imprigionati e morti all’Aja ? e non un musulmano, non un croato, non un albanese!».

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22.00

Tutto sotto controllo, si diceva, tutto pacifico.

O forse no. Un gruppetto di ragazzi fa un po’ di casino nella vicina via Makedoska. Ma poi il casino diventa piu’ grosso, diventa scontro con la polizia, bidoni e pali spaccati, lacrimogeni. Qualche poliziotto viene ferito. Il portaparola dei radicali scende per calmare i coinvolti, ma senza successo.

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23.00

La situazione si e’ tranquillizzata. Bilancio provvisorio: 40 feriti tra poliziotti e manifestanti, strade e aiuole danneggiate, due giornalisti aggrediti.

Il vice-segretario dei radicali invita alla calma «vi parlo a nome del Dottor Seselj et di Radovan Karadzic ».

24.00

Le vie di Belgrado si svuotano a poco a poco, qualcosa ancora brucia sul luogo degli scontri, ma la situazione e’ sotto controllo. Alla TV e su internet cominciano i dibattiti. Chi sara’ responsabile dei disordini ? Solo la folla, o gli organizzatori, o i provocatori di Tadic, come dicono i radicali? La polizia ha reagito bene ? etc etc.

Vedremo, domani, vedremo.

Non so perche’, mi vengono in mente gli zatterai descritti da A. Sidran, scrittore bosniaco, che invece di « destra »- « sinistra » gridano « sponda Serbiaaaaa / sponda Bosniaaaaaa » navigando sull’impertrurbabile Drina…

Jul 29 2008

Ma Karadzic e’ innocente?

Filed under: Belgrado, Giustizia internazionale, Ramush Haradinaj

Immagino che per le migliaia di persone che sono scese in piazza oggi a Belgrado la risposta sia si.

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E tecnicamente, almeno per ora, hanno ragione loro.

Chiaro: per la giustizia, il nostro amico-santone Radovan e’ - al pari di chiunque altro non sia stato condannato in via definitiva - sacrosantamente innocente.

Anche Milosevic, tanto per citarne un altro a caso, e’ tecnicamente innocente. E’ trapassato prima di farci vedere la fine del suo processo. Quindi non e’ colpevole. E cioe’ e’ innocente.

E’ proprio questo il limite dei processi: che ci sono mille garanzie e gabole che possono far saltare tutto in qualsiasi momento.

Come il primo processo alla Corte Penale Internazionale, quello contro il congolese Thomas Lubanga, sospeso un mese e mezzo fa. Nel frattempo, forse Thomas tornera’ pure presto in liberta’. Perche’ e’ innocente? Perche’ sta male? No. Perche’ il pubblico ministero non ha consegnato certi documenti alla difesa. “il processo non sarebbe equo”, ha detto la corte.

O come quando Jean-Bosco Barayagwiza, uno condannato a 35 anni aver incitato il genocidio contro i Tutsi in Ruanda, stava per essere quasi rimesso in liberta’ per ragioni procedurali. C’e’ mancato poco. Un giudice del Tribunale Internazionale per il Ruanda lo voleva rimettere in liberta’ (e prosciogliere pure dalle accuse, una cosa che da noi non sarebbe possibile) perche’ era stato detenuto troppo a lungo prima di essere estradato. Diritto alla liberta’ personale violato => rimettiamolo in liberta’.

Qualche mese di galera di troppo, sullo stesso piatto di migliaia di vite strappate a colpi di machete? Ebbene si.

Anche se cosi’ si danno a questi criminali delle garanzie che questi (e forse faccio un ragionamento un po’ da Bar Sport) non si sarebbero mai sognati di dare alle loro vittime? Certamente.

Perche’ la giustizia, piaccia o no, o la si fa cosi’ o diventa in-giustizia. Anche se questo vuol dire che per l’accusa la strada e’ tutta in salita.

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Il nostro amico Karadzic per ora e’ innocente, e per quanto ne sappiamo potrebbe anche rimanerlo.

Che ne sappiamo di come si mettera’ il processo contro di lui?

Guardate quello contro Ramush: le accuse sono un po’ fiacchette, nessuno ha visto niente, chi ha visto non vuol testimoniare, chi ha visto e vuol testimoniare vien messo a tacere o fatto sparire, e lui da un giorno all’altro da carcerato dietro le sbarre diventa tuo vicino di tavolo nel ristorante in centro a Pristina.

O prendiamo pure anche il processo contro Slobo: mica stava andando tanto bene, per l’accusa. Lo ammette anche il procuratore incaricato del caso: marcava proprio male. Troppo difficile provare, a colpi di testimoni e documenti, che lui, da Belgrado, controllava, sapeva, dirigeva quello che accadeva in Croazia, Bosnia e Kosovo.

Forse per Karadzic sara’ piu’ semplice provare le accuse: lui era quasi sempre a spasso con Mladic per la Bosnia per vedere se tutto procedeva bene. Forse sara’ piu’ semplice. Ma forse no, e occhio perche’ la gabola procedurale e’ sempre in agguato.

Chiaro: il giudizio storico su personaggetti di questo tipo, lo da’ appunto la storia. Il giudizio morale, poi, immagino spetti a ognuno di noi.

Non deve mica essere per forza certificato da una sentenza di condanna.

Perche’ se no - tecnicamente - anche Hitler e’ innocente…

Jul 28 2008

(In)giustizia

Filed under: Giustizia internazionale

Per una serie di ragioni la giustizia e’ stata uno dei piatti forti di samopravo e dei suoi commentatori.

Dei confini tra giustizia e ingiustizia ci siamo occupati su queste pagine, con alterni successi, e alterna popolarita’, ad esempio qui oppure qui.

Se vi gusta il tema, c’e’ un’apposita categoria alla vostra destra: ” giustizia internazionale”, di cui anche il presente post fa parte a tutti gli effetti.

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Vista l’attualita’ del tema, mi auto-cito e segnalo a chi se lo fosse perso il post che avevo scritto sui processi del tribunale dell’Aja. E i relativi commenti.

Ah, per la cronaca, mi sto pure sciroppando le 393 pagine dell’epica autobiografia della Del Ponte. Poi vi faccio un riassuntino.

Cosa non farei per i miei lettori…

Jul 22 2008

Anticorpi

Filed under: Belgrado, Giustizia internazionale, Serbia

Penso l’avrete visto al tiggi’.

Come Toto’ Riina, come Provenzano, il nostro Radovan non era poi cosi’ lontano. Stava a Belgrado. Magari ci saremo anche incrociati sul tram o al supermercato o al cesso di una discoteca.

Comunque, avete visto? Grandissima l’idea del travestimento! 

Vero? Mi ricordo che lo facevo anch’io a carnevale: mi mettevo una parrucca, una barba finta e un paio di occhialoni.  E nessuno mi riconosceva piu’ !

A parte gli scherzi, questa e’ veramente la scusa che ha cercato di rifilare Vuk Jeremic, il ministro degli esteri serbo, a una giornalista della BBC.  La giornalista (che non lavorando per una TV italiana possiede ancora l’istinto di fare la domanda che tutti a casa vorrebbero fare) gli ha chiesto se stesse scherzando.  Lui ha risposto un po’ come ha potuto, con il suo pesante accentone americano.

Comunque, se volete approfondire, andatevi a leggere, tanto cosi’ per curiosita’, l’atto di accusa contro Karadzic. E’ una specie di lista della spesa di atrocita’ per le quali, si spera, per una volta tanto, qualche pezzo grosso finalmente la paghera’.

In alternativa, o in aggiunta, c’e’ il bellissimo e tristissimo Death of Yugosavia, un documentario della BBC che tutti dovrebbero vedere almeno una volta.

Qui c’e’ la terza parte, guardatene un pezzo, ne vale la pena. Il nostro amico e’ abbastanza presente.

Spiace solo che in Serbia la cattura di Karadzic immagino verra’ percepita come un amaro prezzo da pagare per l’ingresso nell’unione europea. Non tanto come un atto moralmente e giuridicamente dovuto alle decine di migliaia di vittime della Bosnia.

Speriamo che, col tempo, in Serbia (come in Croazia, in Kosovo…) la gente sviluppi dei sani anticorpi contro i SUOI criminali di guerra.

Per ora mi sembra non ce ne siano cosi’ tanti, di sti anticorpi. Forse ancora un po’ di antibiotici faranno bene.

Ah, poi chiariamo una cosa, visto che arrivano gia’ i commenti “ma come, sei contento che hanno arrestato Karadzic?”

Allora, se arrestano qualcuno perche’ deve rispondere, tra le altre cose, di:

- 6 capi di imputazione per genocidio e sterminio

- 2 per crimini contro l’umanita’

- 1 per crimini di guerra

- 1 per violazione delle convenzioni di Ginevra

- 1 per persecuzioni

- 2 per deportazioni e altri atti inumani

- 1 per presa di ostaggi

ecco, uno cosi’, di qualsiasi etnia, cittadinanza o nazionalita’ esso sia, se viene arrestato, io proprio non ce la faccio a essere triste. Anzi, sono proprio contento. Senza se e senza ma, come andava di moda dire un po’ di tempo fa.

Se non siete d’accordo, mah, che dire? Non capisco proprio da che parte state.

Jul 22 2008

Arrestato Karadzic

Filed under: Giustizia internazionale

Oggi e’ un grande giorno per samopravo.

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Jul 17 2008

- EXIT -

Filed under: Kosovo indipendente, Serbia, viaggi

Venerdi, proprio mentre c’era la donors conference a Bruxelles, volevo proprio scrivere un post, in tempo reale. Per la cronaca, la donors conference e’ una specie di pranzo di famiglia in cui tutti gli zii ricchi si ritrovano per decidere quanti soldini regalare ai nipotini kosovari per comprarsi le caramelline.

Le spudorate preghiere del governo di Pristina agli zietti di “donare con generosita’ ” (non sto scherzando) sono state accolte. Rispetto alla mancetta prevista, un miliARDO di euro, gli zii hanno donato con generosita’ un duecentomilioni in piu’, cosi’, perche’ il nipotino non ha litigato con il cuginetto.

Un successo, quindi: 1,2 miliardi di euro che pioveranno tra il 2009 e il 2011. Ah, forse non lo sapete: per quasi il 50% vengono dalle vostre tasche: li ha messi l’Unione Europea.

Non ho ben capito questi soldi dove andranno a finire e chi li gestira’. O forse e’ meglio non saperlo. Comunque, almeno una parte di sta botta di soldi andra’ a coprire il debito estero che il Kosovo ereditera’ dalla Serbia (beh, quel che e’ giusto e’ giusto…).

Comunque, mi sono gia’ perso. Dicevo: volevo scrivere un post, venerdi, ma ero troppo impegnato nei preparativi per andare al festival piu’ IN dei Balcani: l’EXIT festival di Novi Sad, in Serbia.

Per quest’anno e’ un po’ tardino, ve lo devo dire: era lo scorso weekend. Ma l’anno prossimo andateci, ne vale davvero la pena.

Per quanto riguarda la mia partecipazione all’Exit, vi risparmio una discesa nei dettagli che immagino risulterebbe di interesse scarso, per non dire nullo.

Vi diro’ solo che, non contenti di una nottata di concerti, verso le 7 del mattino io e i miei amici stavamo ancora facendo rotta verso la dance arena. Perche’ non godersi per una mezz’oretta gli otto milioni di watt dell’impianto, sparati (tutti e otto direttamente) nei nostri stomaci, peraltro precedentemente imbottiti di abbondanti birre?

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Tra l’altro, una curiosita’: la sera prima, appena entrato nella fortezza, dove si svolge il fesitval, avevo notato qualcosa di strano. Un sacco di gente intorno a me aveva gli occhiali da sole in testa. “Sara’ l’ultima tamarrata che va di moda a Novi Sad” - mi son detto.

Poi verso le quattro di notte ha iniziato ad albeggiare e alle cinque era gia’ giorno pieno, con tanto di sole alto nel cielo (di quanto siano sballati i fusi orari di Serbia e Kosovo ne parleremo un’altra volta).

Ovviamente nessuno va ancora a dormire, a quell’ora li’: e’ ancora pieno di gruppi e DJ che suonano. E quindi - truc! - in un attimo tutti inforcano i loro bravi occhiali da sole, si calano un energy drink o qualcos altro (a seconda) e hop! Via fino alle otto del mattino!

Comunque, Exit festival = caldamente consigliato a tutti.

Unico neo sull’altrimenti bellissimo weekend: due ore e mezza di coda alla frontiera Serbia-Kosovo sulla via del ritorno. Quaranta auto prima di noi in coda. Tutti macchinoni targati Germania, Francia, Svizzera. Maledetta diaspora….

Jul 14 2008

Miss KosovoSerbia

Filed under: Kosovo indipendente, Serbia, Strani personaggi

Solo una roba un po’ fru fru come un concorso di bellezza poteva riuscire a mettere da parte tutti i rancori degli ultimi mesi.

Lustrini e paillettes, magicamente, han fatto sparire ogni segno di astio dalla passerella dell’ultimo concorso di Miss Universo, che si e’ appena concluso a Nha Trang, in Vietnam.

Miss Serbia (grandissimo panterone peraltro), e miss Kosovo, hanno infatti gareggiato fianco a fianco, coscia a coscia, con grande correttezza e devo dire molta professionalita’. Niente sgambetti in pista, niente insulti in mondovisione, niente di niente. Anzi.

E pensare che la loro pazienza e’ stata messa a dura prova dagli organizzatori: il presentatore vietnamita, infatti, ha introdotto Zana Krasniqi, la kosovara, come “Miss Kosovo-Serbia”. Sara’ che il Vietnam non ha ancora riconosciuto la Repubblichetta? Non so.

Sta di fatto che lei non se l’e’ presa per niente. Anzi, ci ha riso su. Poi si e’ fatta prendere la mano e ha dichiarato cose improbabili, tipo che adora il Vietnam, e che ci verra’ addirittura in luna di miele.

Difficile dire se si tratti di svampitezza o di grande visione strategico-politica da parte di Miss Kosovo.

Da parte sua Miss Serbia non voleva essere da meno, e si e’ lanciata sulle relazioni Belgrado-Pristina: “Oh si, siamo molto amiche! Andiamo dappertutto insieme!!!” avrebbe dichiarato.

… Ma dove vanno insieme ste due, se una sta in Kosovo e l’altra in Serbia? Ma quando mai si vedrebbero, in che citta’ poi, ma cheddice? Perche’ fate le interviste a Miss Serbia??

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Comunque, al di la’ di tutto, tre cose non mi tornano di questa sensuale storia di amicizia e politica:

Numero uno: quando diavolo hanno fatto le selezioni per miss Kosovo? Perche’ nessuno mi dice mai niente?

Numero due: come ha potuto la Serbia sguinzagliare il suo panterone a fianco della bellezza secessonista della kosovara? L’unica spiegazione che mi do e’ che la sua partecipazione non l’abbia autorizzata nessuno, perche’ non avevano ancora fatto il governo.

Numero tre: come cacchio ci e’ entrata miss Kosovo al concorso, se il Kosovo non e’ uno stato? Secondo Wikipedia (dove ormai si trovano decisamente un po’ troppe cose), la decisione di farla partecipare risale gia’ al Febbraio 2008: significa questo forse che Miss Universo e’ stata la prima organizzazione internazionale ad aver riconosciuto il Kosovo???

Per la cronaca, ha vinto Miss Venezuela. Ma questo lo sapevate gia’: immagino sara’ stata la prima notizia su studio aperto, la seconda sul tg di fede e la terza su tutti gli altri.

Jul 10 2008

Ci conosciamo??

Filed under: Belgrado, Kosovo indipendente

“Guardate il semaforo”, dice il cartellone ad un incrocio di Belgrado:

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Siamo 160 a 32. Indi, Kosovo is Srbija.

Non fa una grinza.

Rispetto ad Aprile, quando ho fatto la foto, di Stati che hanno riconosciuto il Kosovo pero’ ce ne sono una decina in piu’.

Undici per l’esattezza:

 

  • Liechtenstein
  • Corea del Sud
  • Norvegia
  • Isole Marshall
  • Nauru (?)
  • Burkina Faso
  • Lituania
  • San Marino
  • Repubblica Ceca
  • Liberia
  • e (last but not least) Sierra Leone

Ma non e’ che cambi molto.

Contando che nell’ONU ci sono 192 Stati, i 43 volenterosi che hanno riconosciuto il Kosovo sono appena il 22% della comunita’ internazionale.

Piu’ preoccupante (o confortante, dipende dai pnti di vista) e’ che tra questi 43 ci siano ben 20 Stati dell’Unione europea (su 27, NdR). Oltre ovviamente a pezzi da novanta come USA, Canada, Giapone, Australia. Svizzera, Turchia.

E poi attenzione, fermi tutti: secondo kosovothanksyou.com (su cui trovate anche alcune chicche come il conto di quanti giorni ha la repubblichetta del Kosovo - per la cronaca ne ha 145), sta per arrivare una nuova ondata di temibili riconoscitori: Bangladesh (te credo, con tutti i poliziotti Bengalesi che lavorano con l’UNMIK…), Macedonia, Malaysia, Malta, Qatar e Arabia Saudita.

Il MInistro serbo per il Kosovo e Metohija fara’ meglio a pensare al prossimo cartellone.

Jul 07 2008

Case

Filed under: Albanesita', Kosovo indipendente

“Che bello sarebbe un film fatto solo di case”, diceva Moretti in Caro Diario.

Chiaramente lui parlava di Roma.

Ma penso che avrebbe detto lo stesso, fosse venuto a farsi un giro in vespa per il Kosovo.

Quando stai via per un po’, e poi torni, le case sono una delle prime cose che ti saltano agli occhi, appena passi il confine.

Alcune perche’ orrendamente kitsch

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la maggior parte, invece, perche’ sono lasciate li’, a meta’.

Non che al di la’ della frontiera l’estremo sud della Serbia sia molto piu’ sviluppato del Kosovo, intendiamoci. Ma non c’e’ quel senso di caos, di post-conflitto che ti danno le case costruite cosi’, dove capita, e non finite.

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Le case kosovare sarebbero un bel soggetto per un documentario.

Soprattutto la tipologia di gran lunga dominante: quelle di mattoni rossi. Ce ne sono a centinaia. Che dico centinaia, migliaia.

Ad alcune manca solo l’intonaco: mattoni forellati rossi in bella vista, e via. Poi magari dentro c’hanno i corrimano di ottone e i divani in pelle umana.

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Dicono che lo fanno per non pagare le tasse, che se una casa non e’ finita (mancano le ringhiere per i balconi, manca la facciata esterna) non la puoi tassare.

E’ la stessa cosa che mi avevano detto a Reggio Calabria, quando tanti anni fa ero stato ospite da amici nel quartiere Archi. L’unica realta’ che posso comparare al Kosovo da questo punto di vista.

Se anche e’ vero, i soldi che risparmiano in tasse per me se li fumano abbondantemente in riscaldamento, quando d’inverno la colonnina scende sotto zero, il freddo incalza, e i mattoni forellati lo fanno allegramente entrare dritto dritto in salotto.

Altre case invece, un buon 30% direi, a occhio e croce, sono invece proprio lasciate li’ a meta’.

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A volte finiscono il pianterreno o il primo piano, e gli altri piani lasciano solo i muri.

Non so bene perche’ facciano cosi’, ma la spiegazione che mi do e’ molto semplice: finiscono i soldi. Magari lo zio che sta in Svizzera non ha mandato tutti quelli che aveva promesso di mandare. Magari han fatto male i conti. Magari il fratello ricco del primo piano riesce a farcela, e quello povero del secondo fa i muri, e quando potra’ la finira’.

Una volta ne ho vista una - mi ricordo - di tre piani, dove l’unico con i muri esterni, finito, e abitato, era il secondo piano. Sopra e sotto, niente. Manco i muri, solo le colonne di cemento armato, e il tetto.

E le scale, a vista, nel vuoto, che salivano su.

Jun 28 2008

Un po’ di pazienza…

Filed under: Kosovo indipendente, Politica balcanica, Serbia

Ogni tanto vado in vacanza pure io…

Comunque torneremo presto online, non preoccupatevi.

Intanto, mi giungono notizie che il nuovo capo della missione ONU in Kosovo, l’italiano Zannier, come si diceva, ha avuto finalmente il via libera da new york per ristrutturare la missione. Un significativo ridimensionamento, che dovrebbe completarsi, burocrazie permettendo, a ottobre prossimo.

E intanto mi giungono anche voci che - in Serbia - il democratico Tadic avrebbe trovato l’intesa per formare il nuovo governo. “Italianamente” indeciso tra democratici e radicali, il partito socialista (il vecchio partito di Milosevic, NdR) ha finalmente deciso di dare l’appoggio al partito di Tadic. Quando annunceranno la composizione del nuovo governo, vedremo quanto caro Tadic ha dovuto pagare il loro voto…

Jun 18 2008

Er Gattopardo

Filed under: Kosovo indipendente, Politica balcanica, Pristina

Com’era la citazione? Cambiare tutto per non cambiare niente?

Ecco.

Qui si dichiarano indipendenze, entrano in vigore costituzioni, arrivano nuove missioni, consigli di sicurezza discutono nuove risoluzioni… ma - in fondo in fondo - si sta lavorando per cambiare davvero qualcosa?

Prendiamo la comunita’ internazionale (comunita’ internazionale che fra parentesi l’anno prossimo festeggera’ i suoi primi dieci (!) anni in questo Abruzzo dei Balcani).

Giovedi scorso, il segretario delle Nazioni Unite, Ki-moon Ban (si, Ban e’ il cognome) ha scritto due tenere letterine ai presidenti di Serbia e Kosovo, spiegando un po’ che cosa diavolo ha in mente per il destino della missione ONU. La cosiddetta “riconfigurescion”.

L’ONU, notare bene, e’ rigorosamente neutrale sulla questione dello status del Kosovo, il che complica non poco le cose (ma magari ne parleremo in separata sede).

Insomma, come previsto, Ban dice che l’ONU smobilitera’ in gran parte, ma rimarra’. E la missione EULEX? E l’ufficio dell’alto rappresentante dell’UE?

Tutti sotto l’ombrellone. La storica risoluzione 1244, di cui le Nazioni Unite sono in qualche modo il garante, sembra essere l’unico compromesso possibile in questo momento cosi’ pasticciato. Accettata dalla Russia, dalla Serbia, dagli USA, e anche dal Kosovo, la 1244 e’ buona per tutte le stagioni. Dal conflitto del 1999 all’indipendenza del 2008. Non e’ cambiato niente.

Comunque, “nuova” (o meglio, “riconfigurata”) missione ONU, e quindi nuovo capo della missione ONU. Via il tetesco Ruecker, arriva con ogni probabilita’ l’italiano Lamberto Zannier. Eccolo qua:

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Complimenti peraltro al nostro ministero degli esteri per la voglia di sponsorizzare un italiano in quella posizione, proprio adesso. Io vedo solo gran gatti da pelare, pochi onori, e il forte rischio di bruciarsi.

Comunque. Tanti cambiamenti, ma cambia davvero qualcosa?

Mi riferisco ai tagli di energia (nel villaggio della mia prof. di serbo sono da tre giorni senza luce), ai tagli di acqua (sono appena andato dal barbiere e avrei una gran voglia di fare una doccia per lavarmi via tutti quei pezzetti di capelli di dosso, ma invece niente), ai traffici illegali, alla disoccupazione dilagante, alla corruzione imperversante, ai salari penosi, ai politici mafiosi, alla legge che scarseggia, alla monnezza che impazza, alla vitaccia che ti fai, se sei un serbo in un’enclave.

Jun 13 2008

Shpella

Filed under: Albanesita', Kosovo indipendente

Ovvero “grotte” in albanese.

Ce ne sono di abbastanza carine in un villaggio non lontano da Pristina, lungo la cosiddetta autostrada che porta a Skopje.

Sono una destinazione abbastanza popolare, non solo per le scolaresche.

Ad esempio, e’ pieno di militari della NATO, per molti dei quali visitare le grotte rimarra’ l’esperienza piu’ eccitante che avranno fatto durante il loro soggiono in Kosovo.

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Ci fa da guida un ragazzo albanese molto simpatico che ha vissuto otto anni in Italia.

Le grotte sono ben tenute, con un bel percorso illuminato che conduce il visitatore all’interno dei vari anfratti, vecchi - ci giura - 130 milioni di anni.

Ovviamente, dopo cinque minuti che siamo entrati nella grotta - che succede?

Un bel black out. E vi assicuro che sotto terra c’e’ un buio fottuto.

Comunque continuiamo tra accendini e pile, e ammiriamo varie stalattiti, stalagmiti, e altre amenita’ che uno si aspetta di trovare in una grotta.

E naturalmente, poteva forse mancare un po’ di sano nazionalismo speleologico?

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Cerrrrto che no.

Come ci fa orgogliosamente notare la nostra guida, infatti, questa roccia e’ fatta proprio a forma di aquila (il simbolo che c’e’ sulla bandiera albanese, NdR): con la testa protesa in avanti e le alacce spiegate.

Ma non finisce qui. Non notate nient’altro?

Che distratti. Ma come? Quel buco rettangolare tra le rocce, incastonato tra le ali dell’aquila…. E’ palese: e’ fatto esattamente a forma di cartina del Kosovo!

Sono dei predestinati.  Da 130 milioni di anni.

Jun 08 2008

Sotto l’ombrellone

Filed under: Kosovo indipendente

Dicevamo, l’ombrellone.

Il 15 giugno, grosso modo tra una settimana, entrera’ in vigore la meravigliosa Costituzione del Kosovo.

Sembra che le cose importanti qui le facciano tutte di domenica: di domenica la dichiarazione di indipendenza (17 febbraio), di domenica la costituzione.

Si vede che gli porta bene.

Comunque, dopo il 15 giugno si dovrebbe anche ri-configurare la presenza internazionale in Kosovo.

Come, in uno stato “indipendente” ci stanno ancora gli internazionali?

Gli amici albanesi vorrebbero tanto iniziare a camminare con le loro gambe, ma ‘ndo vanno senza gli amici internazionali? E infatti, nessuno seriamente pensa che gli internazionali alzeranno le chiappe dalle loro poltrone kosovare prima di cinque, ma che dico cinque, dieci anni. Forse anche di piu’.

E infatti la stessa costituzione - basata in larghissima parte sul piano Ahtisaari - prevede infatti che gli internazionali ci siano in Kosovo, eccome. E che contino anche parecchio.

Caso forse piu’ unico che raro di legge fondamentale di uno Stato che subappalta certi suoi poteri a qualcun altro.

Insomma, veniamo al dunque che se no perdiamo il filo: la costituzione prevede che in Kosovo ci stia (1) una presenza militare internazionale (= la NATO); (2) una presenza civile internazionale (= l’Unione europea), attraverso un emissario di Solana dotato di poteri esecutivi tipo modificare/annullare leggi, proteggere la ; (3) una presenza di polizia e giustizia internazionale (= sempre l’Unione europea, coi suoi 2.000 e piu’ poliziotti e giudici).

In tutto cio’ - come vedete - non figura la parola “Nazioni Unite”. Cioe’ quelli che per nove anni hanno amministrato il nostro caro Kosovo. Devono iniziare a fare le valigie.

Oppure no? Forse no.

Ban Ki Moon, in Febbraio, disse qualcosa tipo: “nessuno ci puo’ cacciare - saremo noi a decidere se e quando andarcene”. Tanto piu’ che per circa i 3/4 dei membri dell’ONU il Kosovo non e’ affatto indipendente, e non ha una Costituzione.

Allo stesso tempo l’ONU deve contare che potrebbe non essere simpatico rimanere in un posto dove stanno cercando di cacciarti. La gente potrebbe non volerti piu’ cosi’ bene. E intanto la UE scalpita per iniziare al piu’ presto: vorrebbero comprarsi le macchine, gli edifici che usano le nazioni unite. Vorrebbero subentrare nelle indagini che stanno facendo i poliziotti ONU e nei processi che stanno facendo i giudici ONU. Hanno gia’ reclutato parecchi funzionari ONU per lavorare nella nuova missione UE.

Risultato: intanto che la costituzione entra in vigore, gli internazionali litigano: tutti vogliono stare, nessuno se ne vuole andare.

E’ qui che entra in scena la proposta ufficiale dell’ONU per metter fine a sto casino: l’ombrellone.

In breve, le Nazioni Unite ridurrebbero il personale e il loro ruolo. Ma rimangono.

Le due missioni dell’UE? Che vengano pure. Sotto l’ombrellone di mamma ONU.

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Ovviamente l’UE, che voleva finalmente iniziare a comandicchiare, non e’ d’accordo. D’altronde, hanno il piano Ahtisaari e la Costituzione del Kosovo dalla loro.

E’ anche pero’ vero che la missione UE non e’ vista bene da tutti, ne’ in Kosovo (i serbi giurano che nessuno dell’UE mettera’ mai piede a nord di Mitrovica), ne’ fuori dal Kosovo (la Russia dice che la missione UE e’ ne’ piu’ ne’ meno che “illegale”). Senza l’appoggio dell’ONU, rischia di essere un fiasco.

Insomma, mi sembra si stia avverando quello che gia’ paventavo in tempi non sospetti: che qui non si capisce piu’ una mazza.

Jun 03 2008

Ka-boom!

Filed under: Kosovo indipendente, Politica balcanica, Pristina

Sara’ che invecchiando si parla sempre di piu’ di che tempo fa.

Ma non credo che sia questo il mio caso.

Comunque, ieri sera (2 giugno) c’era la festa della Repubblica all’ambasciata italiana, e la pioggia l’ha fatta da padrona.

Devo dire che ce ne sono in Kosovo, di “connazionali”. Senza contare i 5? 6? mila soldati dell’esercito che stanno a Peja, i 300 carabinieri che stanno a Pristina, i poliziotti, finanzieri…. Ma anche solo di civili, siamo un casino. Cooperanti di ONG, funzionari di organizzazioni, stagisti, imprenditori.

Ieri sera c’eravamo tutti. Rigorosamente ripartiti per abbigliamento: in sandali e maglietta i cooperanti, uniformi e onorificenze i militari, in giacca e cravatta i funzionari.

In attesa che arrivi il vero ambasciatore, un certo Giffoni, a fare gli onori di casa c’era il caro vecchio capo dell’ufficio, che e’ qui ormai da tre anni, e un po’ per caso si e’ trovato a dirigere l’ufficio italiano in un momento cosi’ delicato.

Confesso che ci sono rimasto un po’ li’ quando si e’ profuso in saluti e congratulazioni agli invitati kosovari, complimenti per l’indipendenza, l’Italia vi sara’ sempre vicina, il futuro e’ vostro, ecc. ecc.

Abituato di solito a sentire toni ben piu’ cauti e moderati, quando si parla di indipendenza del Kosovo, li’ per li’ mi sono stupito. Poi mi sono ricordato che l’Italia - ohggia’ - ha riconosciuto il Kosovo. Un piccolo particolare, che in campo diplomatico fa una leggerissima differenza.

E durante il discorso guardavo Ramush che li’, vicino a me, stringeva un bicchiere di vino nella zampa, e ci godeva, ci godeva come un pazzo.

Comunque - sara’ stata una punizione per il discorso troppo filo-kosovaro del nostro capufficio - dopo poco si e’ scatenato il finimondo: pioggia torrenziale, vento, crollano i tendoni di plastica, e poco ci manca che si scateni il panico.

E poi tuoni e fulmini in abbondanza, un po’ come di nuovo stasera:

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Ebbene si’, in realta’ era tutta una scusa per farvi vedere le foto che ho appena fatto dalla mia finestra, per cui - e’ vero - ho rischiato la folgorazione, e di cui pero’ ora vado molto fiero.

Ah si, c’e’ anche il discorso in sospeso sull’ombrellone - non preoccupatevi, non me ne sono dimenticato.

Jun 01 2008

Sotto l’ombrellone (prologo)

Filed under: Cultura balcanica

Anche se qui e’ ufficialmente arrivata l’estate, non ci metteremo certo adesso a parlare di argomenti cosi’ triviali.

Ci sono altre cose ben piu’ importanti di cui occuparsi. Comunque, se proprio vi interessa saperlo, si, qui fa un caldo boia. Meno male che Pristina e’ decentemente al di sopra del livello del mare, cosi’ che almeno di sera si sta un po’ al fresco. In altri posti, come a Skopje o Belgrado, si schiatta.

Ieri mi sono anche causato la prima bruciatura di stagione. Non tanto alla piscina di Gracanica (l’unica frequentata dagli internazionali, in quanto l’unica che mette un po’ di cloro nell’acqua. Devono ancora lavorare sugli spogliatoi, che non ci sono, e su quei pericolosi tondini di ferro che spuntano qua e la’ dal cemento. Proprio ad altezza-bambino). Dicevo, mi sono ustionato non tanto in piscina, dove pure sono andato, ma alla giornata ecologica organizzata dai volontari delle nazioni unite a Mitrovica,. L’obiettivo? Ripulire dall’immondizia una parte della citta’ lungo il fiume, dove poi la KFOR (nella fattispecie, legione straniera francese) avrebbero piazzato un paio di panchine. Nella speranza di dissuadere la gente a non buttare piu’ sacchi neri, vestiti smessi, scarpe, e soprattutto pannolini, quintali di pannolini, proprio li’ davanti a casa.

Lasciando da parte i pessimi ricordi olfattivi, devo dire che e’ stata una bella iniziativa. Parecchi volontari, locali e internazionali, bello spirito di squadra, e parecchia immondizia rimossa.

Dimentichiamo anche per un attimo che, in mancanza di un servizio di raccolta rifiuti, i suddetti si accumuleranno di nuovo ben presto - se non li’, da un altra parte (Napoli docet). Oltre a mettere un servizio di raccolta, un po’ piu’ efficiente di quello che una volta ogni tanto passa a mettere la benzina e poi da’ fuoco, bisognerebbe anche educare la gente a non buttare la roba dove gli capita. Ne abbiamo avuta la prova lampante proprio ieri: stavamo facendo pranzo con tutit i volontari lungo il fiume, ognuno con il suo sacchetto con dentro acqua e panino, quando a un certo punto - che ti vedo passare galleggiando a pelo d’acqua? - un sacchetto del pic-nic pieno di cartacce!

Insomma, va be’, volevo parlare di tutt’altro. Vorra’ dire che lo faremo nei prossimi giorni.

Cosi’ si capira’ anche il titolo…

May 28 2008

Tombini puzzoni

Filed under: Kosovo indipendente

In attesa di sollazzarvi con post piu’ succulenti (devo riordinare un po’ le idee….) vi segnalo qualche articolo che avevo messo da parte nelle scorse settimane.

Uno e’ in realta’ una video-carta di Limes, il (poco comprensibile) mensile italiano di geopolitica, che illustra un po’ i traffici e i traffichetti del nostro caro Kosovo.

Un altro (disponibile solo in inglese o in serbo, purtroppo), e’ un editoriale che riassume dieci motivi per cui un Kosovo indipendente proprio-non-va-bene.

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Il terzo e ultimo articolo, il piu’ succulento dei tre, e’ invece un’intervista al consigliere militare del capo-missione ONU Joachim Rücker. Lui si chiama Raul Cunha, e’ portoghese, e nell’intevista rilasciata a Osservatorio Balcani si profonde in critiche alla UE tipo questa:

Il settore (pillar) della ricostruzione e dello sviluppo economico all’interno dell’Unmik è sempre stato responsabilità degli europei, ed è inutile nascondersi che oggi in Kosovo non esiste alcuna struttura produttiva. Cosa ha fatto in tutti questi anni l’Unione Europea in questo settore, se non privatizzare alcune aziende e metterle nelle mani di persone dal curriculum non sempre limpido? Nulla! L’Ue ha speso in tutto in Kosovo quattro miliardi di euro. Di questi, come dicevo, l’80% è stato speso in consulenze e capacity building: questo significa che 3,2 miliardi sono tornati direttamente da dove erano venuti.

per poi passare alla faccenda del Kosovo multietnico:

Tempo addietro, il comandante della Kfor ha fatto una dichiarazione bollata come politically incorrect, e cioè che la questione kosovara sarà risolta solo dal fattore biologico. Forse intendeva dire che la maggior parte dei serbi rimasti a vivere in Kosovo sono anziani, e che la loro morte porterà alla scomparsa della questione posta dalla presenza della minoranza serba in Kosovo. Chi lavora sul campo sa che il concetto di un Kosovo multietnico è bello sulla carta, ed in teoria rimane auspicabile, ma quello che accade oggi, con due gruppi etnici che vivono uno accanto all’altro, totalmente separati, non ha nulla a che fare con quel modello.

concludendo con la sua sull’affaire indipendenza

Quando diciamo che il Kosovo è un caso unico e che non rappresenta un precedente, sappiamo di mentire, o almeno di essere ipocriti. E’ lapalissiano affermare che non ci siano due casi identici, e che ogni caso sia unico in sé, ma tutti hanno un elemento in comune: la volontà di un gruppo di separarsi da un altro e di creare uno stato indipendente. Questo elemento è identico in tutti i casi a cui facciamo riferimento.

In altri ambienti, un’intervista cosi’ avrebbe scatenato un putiferio. Non qui. Qui, piu’ che altro, mi sembra che la priorita’ spesso sia di mettere dei coperchi (possibilmente belli pesanti) su dei tombini molto puzzolenti.

May 24 2008

Cani???

Filed under: Kosovo indipendente, Strani personaggi

Grazie al sempre attento Luca, ho avuto il dubbio piacere di conoscere una giovane promessa della sgrammaticatura italiana: la scrittrice (?) Francesca Borri.

Che in un estratto dal suo primo (e si spera ultimo) libro, “Non aprire mai“, racconta - con parole sue - un Kosovo a tinte quantomeno fosche:

Ho visto l’inferno, e si chiama Pec - ed e’ fango, fango soltanto, fango e una moschea e perche’ ho visto un uomo per strada, mangiare i resti di un cane morto. Aveva questa giacca grigia, la camicia chiara un maglione verde, gli occhi celesti e leggeri e la pelle, come un tronco di ulivo, una coppola scura e il cane riverso di un fianco, il sangue denso e rigato di pioggia, e intorno niente…

Ora, stile a parte, io di cani morti per la strada, ne ho visti piu’ qui in Kosovo in due anni scarsi, che in tutta la mia vita. Muoiono come mosche, poverini, abbattuti perche’ randagi, o semplicemente asfaltati dalle macchine.

Di fango, pure, ne ho visto tanto. Ne salto pozze di generose proporzioni tutte le mattine, andando al lavoro.

Anche le due cose combinate, cani NEL fango, pure quello lo si vede con una certa frequenza.

Pero’ gente che si magna un cane nel fango, quello proprio no.

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Ho parlato dell’episodio descritto nel libro con un po’ di amici. Anche con gente che e’ qui da ben prima che la sedicente autrice facesse la sua esperienza kosovara, nel 2004. Bah. Tutti concordiamo che l’episodio descritto possa essere solo frutto dell’evidentemente spiccata fantasia della tipa.

E poi nella cultura musulmana il cane e’ animale impuro, sporco. Chi se lo magna?

Ma ammettendo anche che sia vero: ok, la tipa ha visto quello che si magna il cane nel fango.

E’ questa l’immagine piu’ adatta a descrivere il Kosovo? Quella che meglio sintetizza quello che la cosiddetta autrice ha vissuto? Che puo’ servire a restituire un po’ di dignita’ a questo posto?

O e’ quella piu’ adatta a far vendere il suo libro?

May 20 2008

Aquile a stelle e strisce

Filed under: Albanesita', Kosovo indipendente, Politica balcanica

A chiunque osservi un balcone, un’auto, la vetrina di un negozio, o il tetto di una casa in costruzione, non sfuggira’ certo un particolare: e’ pieno di bandiere albanesi. Quelle rosse con l’aquila nera al centro.

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Ai piu’ attenti non sfuggira’ neanche il fatto che invece della nuova bandiera kosovara, quella blu con le stelline, ce ne siano in circolazione ben pochi esemplari. Dicono infatti che a nessuno piace.

Solo i piu’ distratti possono invece farsi sfuggire che la bandiera di gran lunga piu’ sventolata, dopo quella aquilata, e’ senza dubbio quella americana.

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Che i Kosovari siano amiconi degli americani lo si e’ capito da un pezzo: fin dal giugno del ‘99, quando le truppe NATO entrarono in Kosovo, Bill Clinton e’ l’idolo assoluto: lo trovi sui calendari, sui poster, o piu’ semplicemente suila facciata del palazzo nel vialone a lui intitolato nel centro di Pristina: Bill Clinton Boulevard.

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Cosa c’e’ dietro all’amore degli albanesi kosovari per gli americani e’ quindi abbastanza chiaro.

Meno chiaro e’ invece cosa ci sia dietro all’apparente amore degli americani per i kosovari. Premesso che non penso ci sia affatto amore, ma solo grandi interessi geopolitici, proponevo qualche tempo fa una possibile spiegazione.

Sta di fatto che c’e’ questa specie di amore reciproco, ben raffigurato in orrendi manifesti come questo:

aquia2.jpg

Insomma, come ha detto il primo ministro Thaci a un giornale locale, “i rapporti con Washington sono specifici, speciali e fantastici”. 15.gif

In cosa si concretizza questa - diciamo - simpatia reciproca?

Nel fatto che gli USA, insieme all’Europa, sono ancora ben presenti sulla scena politica del Kosovo. Dietro le quinte, si intende.

La Costituzione della Repubblica del Kosovo, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo 15 luglio, ad esempio e’ stata scritta a sei mani dai Kosovari, europei e americani.

Il processo di valutazione, selezione e nomina dei nuovi giudici kosovari? Un progetto da 6 milioni di euro voluto e finanziato da UE e USA.

Il giorno in cui dichiarare l’indipendenza, l’ha scelto Thaci? Si, ma solo dopo il via libera dei soliti ignoti.

La bandiera? Quella che non piace a nessuno? Pure quella, un contentino agli internazionali, che ci tenevano tanto alle sei stelline che rappresentano le sei (?) comunita’ del Kosovo.

Il discorso che Thaci ha letto il giorno dell’indipendenza? Pure quello, pare glie l’abbiano scritto quelli dell’ambasciata USA.

E le armi, al futuro esercito del Kosovo, indovinate un po’ chi glie le da’?

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Impagabile la reazione della Russia alla notizia (gia’ un po’ vecchia, a dire la verita’): “Washington dice che le armi servono a sconfiggere il terrorismo. Ma allo stesso tempo, sono proprio degli ex terroristi che sono al governo in Kosovo in questo moomento. Come puoi lottare contro il terrorismo rifornendo di armi degli ex terroristi?”

May 15 2008

Niko

Filed under: Serbia, Strani personaggi

Il quarto capitolo di Grand Theft Auto, uno dei videogiochi piu’ venduti e piu’ violenti della storia dei videogiochi, e’ da poco giunto sugli scaffali delle migliori negozi.

Voi direte: “E chi se ne frega?”

Eh, un secondo.

La premessa e’ che in tutti i capitoli della saga di G.T.A., a differenza che negli altri videogames, il giocatore non veste i panni di un valoroso soldato, di un maghetto che inchiappetta gli orchetti, o di un surfista superabbronzato, ma bensi’ di un delinquente, mafioso, ubriacone, picchiatore di donne, narcotrafficante, bestemmiatore, ecc. ecc.

Il personaggio che voi appassionatamente impersonerete per decine di ore mentre cercherete di rubare auto, far fuori poliziotti e trafficare armi, signori e signore e’ Niko Belic, 35 anni, from Serbia. Eccolo qua:

Gta4-niko-bellic1.jpg

Traduco dal blog Belgrade 2.0:

“Un videogioco, quanto puo’ nuocere all’immagine -gia’ peraltro devastata- di un paese? Tra poco lo vedremo. […]

“Dopo tanti sforzi patetici sforzi di migliorare l’mmagine pericolosamente negativa e un po’ confuusa che gli stranieri hanno della Serbia (grazie a tutte le guerre degli anni 90), per irportarci al punto di partenza basta un immaginario Niko Belic, veterano serbo nientemeno che della guerra di Bosnia. Non e’ la prima volta che i serbi vengono dipinti come i cattivi - i film di Hollywood non sono stei molto gentili con noi, ma molti sono stati dei flop e non hanno raggiunto un ampio pubblico, e nonhanno avuto umn impatto sull’immaginario collettivo. di di quanti sforzi

“Spero di sbagliarmi, ma con Grand Theft Auto IV penso che quest’immagine rimmarra’ per un po’ . […]

“Se puo’ essere di consolazione, Niko (che in serbo significa “nessuno”) non e’ un nome comune in Serbia, il suo accento nel videogioco fa schifo, e quando parla in serbo fa un sacco di errori. E poi, per quanto sia un cattivo, e’ un buon cattivo, nel senso che e’ il personaggio con cui il giocatore si identifica. [male, aggiungo io, dato che e’ un supercriminale]. Quindi, se per caso avete sempre voluto provare cosa vuol dire essere serbi, questa puo’ essere la vostra grande occasione.’”

Va be’. Il cattivo gusto della cosa si commenta un po’ da se’. Trovo un po’ ripugnante soprattutto che gli autori usino la storia (vera) della guerra nei balcani per dare, cosi’, un po’ di colore a un personaggio (finto) di un videogioco (scemo).

Aggiungo solo che Niko sara’ affincato nel gioco da Roman Belic, suo cugino, Darko Brevic, suo amico, nonche’ da Dimitri Rascalov e Vladimir Glebov (russi, gia’ che ci siamo) e da un certo Brucie Kibbutz (???). Tra gli altri c’e’ anche un Jimmy Pegorino (ma che nomi c’hanno???) e un paio di ispanici, che adesso vanno moto di moda in america.

Finisco precisando, per amor di completezza, che nelle precedenti versioni di Grand Theft Auto, i protagonisti avevano nomi che parlano da se’: Toni Cipriani, Salvatore Leone, Luigi Goterelli, Mike Forelli…

Insomma, a Niko gli facciamo buona compagnia!